GIORGIA E’ PRONTA AL SALTO NEL VOTO, A GENNAIO - MELONI MINACCIA GLI ALLEATI, SEMPRE PIU’ CANNIBALIZZATI DA VANNACCI: SE FORZA ITALIA E LEGA AFFOSSERANNO LA LEGGE ELETTORALE SI VA TUTTI A CASA E SI ANDRA' A VOTARE INIZIO 2027 - IL CASUS BELLI DELLA CRISI E’ ATTESO ALLA CAMERA, DOVE CI SARA’ IL VOTO FINALE DELLA RIFORMA, A SCRUTINIO SEGRETO E CON LA PROBABILE FIDUCIA POSTA DAL GOVERNO. A MONTECITORIO I “FRANCHI TIRATORI” AFFOSSARONO A LUGLIO LE PREFERENZE CARE A MELONI - SALVINI E TAJANI NON CONTROLLANO PIÙ LE LORO TRUPPE ED EVENTUALI SGAMBETTI NON SARANNO TOLLERATI DALLA DUCETTA - LE ELEZIONI A GENNAIO SAREBBERO UN INCUBO PER IL CAMPO LARGO, CHE NON HA UN LEADER E UN PROGRAMMA…
Estratto dall’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
La tattica scelta da Palazzo Chigi si può condensare in un'espressione: deterrenza. Nelle ultime ore, la partita della legge elettorale è tornata con prepotenza a occupare pensieri e angosce di Giorgia Meloni.
La preoccupazione, che ciclicamente si manifesta e che adesso è tornata a superare il livello di guardia, si concentra su un passaggio delicato, forse l'ultimo davvero rimasto lungo il cammino che conduce alla riforma: il voto finale della Camera. Conta segreta, dunque incontrollabile. Bersaglio perfetto dei franchi tiratori.
Casus belli ideale per una crisi a quel punto inevitabile. [...] Da qualche giorno, ai vertici dell'esecutivo è giunto un nuovo alert: settori di Forza Italia e della Lega starebbero pianificando un'imboscata. Nessuno dei due vicepremier è in grado di fornire garanzie che non accada. Sulla carta, bastano una trentina di dissidenti.
Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2
Abbastanza per spingere la presidente del Consiglio a far sapere ai partner di governo che uno scenario del genere avrebbe un solo sbocco: urne immediate. Entro fine gennaio. Stringendo al massimo i tempi per la legge di bilancio.
Certo, la gestione della crisi sarebbe di competenza del Colle. Ma i meloniani si dicono convinti che nessuno, neanche nel Pd, accetterebbe anche solo un paio di mesi in più per un esecutivo che traghetti il Paese alle urne. [...]
conte schlein bonelli fratoianni
Al Senato, Stefania Craxi continua a consigliare prudenza, ma senza esagerare: lì il voto è palese e nessuno vuole lasciare impronte visibili. A Montecitorio invece, dove la legge dovrà tornare per l'ultimo passaggio, l'esecutivo porrà quasi certamente la questione di fiducia. Ciononostante, resta uno snodo ineludibile: il voto finale.
Quello è a scrutinio segreto. E i numeri fotografano l'enorme rischio che corre il centrodestra: FI ha 52 deputati, il Carroccio 57, Noi moderati 8. In tutto, un bacino di 115 parlamentari. A questi vanno aggiunti eventuali franchi tiratori meloniani: di certo quelli preoccupati dalla reintroduzione delle preferenze potrebbero scagliarsi contro la riforma.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
[...] Ecco perché, avvertita del rischio, Meloni ha ribadito ai due vicepremier cosa accadrebbe di fronte a una clamorosa bocciatura dell'unica riforma ancora in piedi: crisi immediata, dimissioni e il governo uscente a gestire una legge di bilancio a quel punto da varare in tempi brevissimi. Quindi, urne a fine gennaio.
[...] Da Palazzo Chigi agitano anche un'altra conseguenza possibile: una corsa solitaria di FdI per "punire" gli alleati capaci di affossare la legge elettorale. Quest'ultima arma, però, non sarà in realtà utilizzata. Anche perché nessuno potrebbe mai provare con certezza quale settore dell'emiciclo sia realmente responsabile dell'imboscata.
Ci sarà dunque una nuova coalizione con meloniani, azzurri e leghisti, senza Futuro nazionale. Semmai, Meloni farà scontare lo sgarbo agli alleati limitando al massimo i candidati concessi per l'uninominale. Sondaggi alla mano, il 70% di quei nomi sarà espressione di FdI.
Si voterebbe con il Rosatellum, in questo scenario emergenziale. Con un effetto probabile, tra gli altri: l'eventuale vittoria del centrosinistra sarebbe assai più risicata rispetto a quella possibile con un sistema di voto che preveda il premio di maggioranza. Urne ultra-accelerate a fine gennaio, inoltre, metterebbero in crisi il centrosinistra, ancora indietro nel percorso di selezione del candidato premier. [...]
ROBERTO VANNACCI AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO
giorgia meloni foto lapresse 8
