friedrich merz - giorgia meloni - foto lapresse

“SONO FAVOREVOLE AGLI EUROBOND, MA È UN TEMA DIVISIVO” – GIORGIA MELONI INDOSSA I PANNI DELLA DEMOCRISTIANA AL VERTICE UE SULLA COMPETITIVITÀ, E SI PONE COME MEDIATRICE TRA GERMANIA E FRANCIA, PAESE CHE LA PREMIER VUOLE ISOLARE CON UN NUOVO ASSE ROMA-BERLINO – “C’È SICURAMENTE UN MOTORE TEDESCO-ITALIANO, MA NON È QUALCOSA CONTRO QUALCUNO”

MELONI, 'COOPERAZIONE CON MERZ NON È CONTRO QUALCUNO'

merz meloni

(ANSA) - "C'è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi, rafforziamo la cooperazione bilaterale con Germania, ma non è qualcosa che si fa contro qualcuno altro. La Francia era al tavolo sulla competitività. Il ruolo di Merz è molto positivo e sono grata perché stiamo facendo un buon lavoro". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel punto stampa prima del vertice Ue sulla competitività.

 

"Stiamo rafforzando la nostra cooperazione bilaterale" con Berlino, "ma non è qualcosa che si fa escludendo qualcun altro", ha spiegato Meloni, evidenziando che la presenza di Parigi al pre-summit per la competitività "è un bene perché è un Paese molto importante per discutere di queste materie".    "Sicuramente in questa fase c'è un rilancio nelle relazioni e nella capacità che Italia e Germania stanno avendo di coordinare le proprie posizioni", ha aggiunto.

 

VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON - FRIEDRICH MERZ

MELONI, 'IO FAVOREVOLE AGLI EUROBOND MA TEMA DIVISIVO IN UE'

(ANSA) - "Sugli eurobond personalmente sono favorevole, ma sapete che è uno dei dibattitti più divisivi qui in Europa": lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel punto stampa prima del vertice Ue sulla competitività.

 

Al pre-summit convocato con Friedrich Merz "non c'è stata una discussione" sugli eurobond, "ma ci sarà oggi" al vertice, ha evidenziato Meloni, ricordando che è "una delle grandi questioni delle quali l'Europa discute da tempo, sulle quali le posizioni sono molto diverse".

 

MELONI, 'INVIATO UE PER LA COMPETITIVITÀ NON C'È, DRAGHI E LETTA IMPORTANTI'

draghi letta

(ANSA) - Un inviato speciale per la competitività? "Non credo esista una figura del genere, ma sicuramente sia Draghi che Letta stanno fornendo un contributo molto importante". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel punto stampa prima del vertice Ue sulla competitività

 

MELONI, 'SERVE UNA PROFONDA REVISIONE DEL SISTEMA ETS'

(ANSA) - "Dobbiamo partire da una profonda revisione di Ets e dal freno alla speculazione finanziaria che c'è intorno al sistema". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel punto stampa prima del vertice Ue sulla competitività.

 

MELONI, 'UE TORNI A PENSARE IN GRANDE, NON C'È TEMPO DA PERDERE'

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

(ANSA) - "La sfida è capire se l'Unione europea può dare risposte concrete, efficaci, immediate sui temi della competitività, perché non c'è più tempo da perdere. E se se vuole tornare a pensare in grande come noi speriamo". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante il punto stampa prima del vertice Ue.

 

MELONI, 'APERTI AL LIBERO SCAMBIO A PATTO CHE CI SIA RECIPROCITÀ'

(ANSA) -  "Sul commercio internazionale noi continuiamo a essere molto aperti, a patto ovviamente che ci sia reciprocità". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni durante il punto stampa prima del vertice Ue al castello di Alden Biesen.

 

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

"L'Unione europea deve scegliere, perché se la sua strategia è quella di aprire ad accordi di libero scambio, e l'Italia su questo è d'accordo, allora deve anche sapere che non può continuare a iper-regolamentare, perché noi non possiamo fare accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori", ha evidenziato Meloni, ribadendo che "da una parte serve semplificare e deregolamentare, e dall'altra questo rende ovviamente effettivamente positivo aprirsi agli altri mercati".

 

PRIMA VIVERE. LA STRATEGIA ROMA-BERLINO

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “la Stampa”

 

emmanuel macron friedrich merz. foto lapresse

Tra Merz e Macron non mettere il dito, verrebbe da dire, pensando alle conseguenze della convergenza di Meloni con il Cancelliere tedesco, che sembra aver aperto una crepa nel tradizionale asse Germania-Francia. […]

 

Una ricetta possibile è quella suggerita da Draghi nel suo rapporto: più debito comune e più investimenti. Condivisa da Macron, è invece guardata con più riserve da Merz e Meloni, quest'ultima alla guida di un Paese che non ha molti margini per indebitarsi, e che dal 2028, come tutti gli altri, dovrà cominciare a pagare le rate del "Next generation Eu": come dire che, nazionali o comunitari, i debiti prima o poi occorre pagarli.

 

EMMANUEL MACRON - MARIO DRAGHI

Draghi ovviamente spiega che se nel frattempo i Paesi o l'Unione s'impegnano in investimenti che danno frutti, anche il pagamento dei debiti risulta meno oneroso. Ma questo, per quanto riguarda l'Italia, finora è avvenuto fino a un certo punto.

 

Vi è poi il secondo punto di dissenso, legato al rapporto sul mercato europeo di Enrico Letta, e al "Buy European" (compera europeo) sul quale - specie per ciò che riguarda le armi, anche per non dispiacere Trump -, Merz e Meloni non sono d'accordo, pur avendo come si sa in questo campo Germania e Italia solide industrie di armamenti e progetti comuni per il futuro.

 

giorgia meloni aspetta friedrich merz foto lapresse

Ma con Trump […] non c'è tanto da scherzare, almeno se si vuol cercare di mantenere un filo di comunicazione come vogliono continuare a fare, malgrado tutto, il Cancelliere tedesco e la premier italiana. […]

 

MELONI, NUOVI TAVOLI CON BERLINO E PIÙ AUTONOMIA DA TRUMP

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

[…]  Su tutto prevale la tattica. Di certo per Merz, scottato da alcuni strappi di Macron. E per Meloni, mai in sintonia con il francese, nonostante interessi convergenti su debito comune, difesa, industria, agricoltura.

 

La presidente del Consiglio, comunque, è intenzionata a incunearsi nel varco tra Parigi e Berlino, anche per superare l'enorme difficoltà di gestione del rapporto con Trump. Ecco perché Meloni insiste assai meno di un tempo – soprattutto nelle occasioni pubbliche – sulla "relazione speciale" con il tycoon. Meglio esplorare strade più autonome dalla Casa Bianca.

 

GIORGIA MELONI E I DAZI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Una progressiva presa di distanza che non può essere però la stessa per tutti i leader. Il Cancelliere, ad esempio, scommette sul tempo: le elezioni di medio termine, il prossimo novembre, segneranno a suo avviso il ridimensionamento di Trump e l'apertura di una fase nuova (il cancelliere e i suoi ministri, secondo diverse fonti, hanno consegnato questa lettura alla delegazione italiana, a margine del vertice a Roma di fine gennaio).

 

Per la presidente del Consiglio è diverso: meglio mantenere un approccio più cauto e differenziarsi dal presidente Usa in modo costante, ma millimetrico. La relazione con Berlino rende l'operazione meno conflittuale e permette di sfruttare l'ombrello tedesco.

 

Per avvicinare questi risultati, Meloni intende giocare con il pallottoliere. Sulla concorrenza punta a coinvolgere tra i diciotto e i venti Paesi. Evitando un bis del Consiglio, ma con l'obiettivo di mostrare che la maggioranza dei ventisette vuole sedere al tavolo italo-tedesco.

 

giorgia meloni in conferenza stampa 4

L'ALLEANZA ITALIA-GERMANIA SPAVENTA LE ALTRE CAPITALI "COSÌ SMONTANO L'EUROPA"

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

Una vendetta di Merz». […] L'iniziativa italo-tedesca in vista del Consiglio europeo informale di oggi più che ridisegnare i rapporti di forza dentro l'Unione sta provocando la reazione insofferente del fronte più "europeista" e di quelli più impauriti dalla minaccia militare della Russia. Un gruppo di Stati membri preoccupati in particolare dall'eventualità di un passo indietro nell'integrazione europea a favore dei nazionalismi.

 

Non è un caso che contro la linea Roma-Berlino stia emergendo l'irritazione di Macron, dello spagnolo Sánchez, di diversi Paesi dell'est e del presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antònio Costa.

 

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

Ma non della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha stretto un vero e proprio patto con il Cancelliere Merz, connazionale e commilitone della Cdu.

 

L'operazione italo-tedesca, infatti, è nata dal desiderio di rivalsa del leader di Berlino e ora – è il timore di diversi governi del sud Europa - si sta trasformando in qualcosa di più.

Perché? Merz è rimasto scottato da due episodi in particolare: gli eurobond per l'Ucraina e lo stop francese all'accordo con il Mercosur.

 

A quel punto ha iniziato a costruire un percorso per rispondere a Macron (che rigettato l'intesa con il Sud America) sperando di placare le proteste "domestiche" che stanno dando nuovo ossigeno ai neonazisti di Afd.

vertice sui migranti di 10 paesi ue - giorgia meloni ursula von der leyen

 

Il suo obiettivo è allora conquistare due certezze: stop ad altri eurobond e sistema della difesa costruito sugli eserciti nazionali. La Germania del resto ha messo sul tavolo a questo scopo ben 100 miliardi di euro e punta a spenderli per garantire in primo luogo se stessa.

 

Non ha bisogno del sostegno europeo. Meloni, che ha evitato a dicembre di schierarsi apertamente a favore degli eurobond e ha appoggiato – pur senza entusiasmo - l'accordo con il Mercosur, è così diventata l'interlocutrice di Berlino. Merz inoltre accusa Costa e Macron di avergli teso una trappola proprio sui 90 miliardi per Kiev. Accusa cui l'inquilino dell'Eliseo ha risposto facendo pervenire una nota informale ma piccata alla Cancelleria: «È stato lui che si è esposto, lo avevo avvertito che sugli asset russi non c'era una soluzione».

 

giorgia meloni aspetta friedrich merz foto lapresse

Meloni ha colto l'occasione per sfruttare l'asse con Berlino al fine di difendere l'amicizia con Donald Trump, tentare di isolare il "nemico" francese, archiviare il Green Deal e frenare il percorso di integrazione europea.

 

Perché nelle proposte italo-tedesche spicca la tendenza a riassegnare un ruolo centrale ai governi nazionali. Non a caso la presidente del consiglio, anche nel recente incontro di Roma, ha fatto capire a Merz che pur di segnare un punto sul "nazionalismo" e sulla prospettiva intergovernativa dell'Europa è pronta a non insistere su due punti che hanno rappresentato una costante per l'Italia: eurobond e difesa comune.

 

LE TRATTATIVE EUROPEE DI GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY LELE CORVI - IL GIORNALONE - LA STAMPA

Il nostro debito pubblico, infatti, ha sempre imposto queste due opzioni. Il traguardo politico, insomma, vale più di quello economico. La proposta italo-tedesca viene infatti vista dal fronte opposto come un passo indietro nel percorso di integrazione e come una limitazione alle capacità di intervento della Commissione.

 

[…] Macron aveva sondato il Cancelliere sulla possibilità di nominare un tedesco il prossimo anno alla guida della Bce concedendo in cambio la presidenza della Commissione a un/a francese. Ipotesi ora respinta da Merz che nei suoi colloqui riservati ripete spesso che il "collega" tra un anno non sarà più presidente. Tanto che proprio l'inquilino dell'Eliseo ha detto ad alcuni europarlamentari francesi: «Hanno spiegato a Friedrich che nel 2027 si vota pure in Italia?».

 

Una situazione che rischia di replicare lo scontro Nord-Sud con l'eccezione italiana e dei paesi dell'Est che vedono a rischio la difesa comune contro Mosca. Il vertice di oggi non si apre sotto i migliori auspici.

giorgia meloni donald trumpIL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

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