matteo piantedosi giorgia meloni carlo nordio giusi bartolozzi alfredo mantovano almasri

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI RISCHIA DI BRUTTO SUL CASO ALMASRI: PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ DELLA SCARCERAZIONE E DEL RIMPATRIO (CON VOLO DI STATO) DEL TORTURATORE LIBICO EQUIVALE A UNA PUBBLICA SCONFESSIONE DEI MINISTRI NORDIO E PIANTEDOSI, CHE IN AULA HANNO MINIMIZZATO CON BUGIE LA QUESTIONE ATTACCANDO I GIUDICI – IL TRIBUNALE DEI MINISTRI, SCAGIONANDO LA STATISTA DELLA GARBATELLA E RINVIANDO A GIUDIZIO I DUE MINISTRI E IL SOTTOSEGRETARIO ADDETTO AI SERVIZI SEGRETI, HA APERTO UNA BOTOLA DOVE, DALL'ALTO DEL SUO DILENTATTISMO, MELONI È CLAMOROSAMENTE CADUTA - LO "SCUDO" PER SALVARE GIUSI BARTOLOZZI NON ESISTE: NON ESSENDO STATA RINVIATA A GIUDIZIO, IL GOVERNO NON PUÒ  ESTENDERE "IL CONCORSO" NEL REATO COL MINISTRO NORDIO. COSI', IL PARLAMENTO PUO' NEGARE L'AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE CONTRO PIANTEDOSI, NORDIO E MANTOVANO, MA LA PROCURA DI ROMA NON AVRÀ ALCUNO OSTACOLO A RINVIARE A GIUDIZIO LA BARTOLOZZI, CON CONSEGUENTI ''RICADUTE POLITICHE'' SU MELONI - PERCHE' NON HANNO MESSO IL SEGRETO DI STATO...

 

DAGOREPORT

giorgia meloni intervista al tg5 6

Al netto delle roboanti dichiarazioni (senza contraddittorio) via Tg5, Giorgia Meloni ha gli otoliti “on fire” per la contorta e autodistruttiva vicenda Almasri.

 

Certo, il Tribunale dei Ministri, un collegio di tre magistrati sorteggiati per questo delicato incarico, scagionando la Statista della Garbatella e rinviando a giudizio i due ministri e il sottosegretario addetto ai servizi segreti, ha aperto una botola dove, dall'alto del suo dilentattismo politico, Meloni ci è clamorosamente caduta.

 

Archiviandola, infatti, le hanno offerto infatti la possibilità di rivendicare la responsabilità la responsabilità della scarcerazione del generale libico con ritorno a casa con un volo di Stato (Aise).

 

Assumersi la responsabilità politica è così diventata un boomerang: se infatti la Ducetta, quando andrà in Parlamento a difendere i ministri Nordio e Piantedosi, e il sottosegretario Mantovano, si prenderà la “colpa” di quanto accaduto tra il 19 e il 21 gennaio, di fatto sconfesserà i tre caballeros del Governo, che invece nei loro interventi in Parlamento hanno cercato di minimizzare la volontà “politica” dell’esecutivo, sciorinando una bugia dopo l'altra.

 

INFORMATIVA DI MATTEO PIANTEDOSI E CARLO NORDIO ALLA CAMERA SUL CASO ALMASRI - FOTO LAPRESSE 2

La posizione di Nordio, in particolare, è molto traballante: l’ex magistrato ha detto di non essere stato informato formalmente dell’arresto del criminale libico, sottolineando le anomalie del mandato di arresto (che non sarebbe stato tradotto dall’inglese, avrebbe avuto allegati in arabo e con incongruenze logiche), salvo poi essere via via smentito su tutta la linea, e indirettamente, dai suoi stessi collaboratori.

 

In primis, involontariamente, è stata la "zarina" di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che afferma di sentire il Guardasigilli “quaranta volte al giorno, sempre, ogni cosa che arriva... io quando ricevo gli atti glieli mando”, ma il destino cinico e baro vuole che gli avrebbe nascosto la bozza predisposta dall’Ufficio tecnico sul dossier Almasri. Le dichiarazioni di Bartolozzi, secondo i giudici del Tribunale dei Ministri, sono “smentite” da lei stessa: “la sua versione è da ritenersi sotto diversi profili inattendibile, anzi mendace”.

 

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Ma se ci sono così tante “prove” contro la biondissima e rampantissima ex deputata Di Forza Italia, perché non è stata indagata? Bella domanda. Forse i giudici devono aver immaginato che il Governo avrebbe subito innalzato lo “scudo” di cui stanno parlando in questi giorni i quotidiani: l’appiglio, come riporta “Repubblica” è un passaggio della legge costituzionale 219 del 1989, che consentirebbe di estendere il diniego dell’autorizzazione pure a chi ha agito ‘in concorso’ con esponenti di governo, ‘anche se non ministro né parlamentare’.

 

In soldoni, la tesi di difesa di Palazzo Chigi è che la Procura di Roma diretta da Lo Voi non potrebbe indagare Bartolozzi senza chiedere la preventiva autorizzazione a procedere alla Camera. Ma la "zarina" di via Arenula non essendo stata rinviata a giudizio "in concorso" con il suo ministro Nordio, il governo non può estendere la guarentigia costituzionale espressamente prevista per la Presidente del Consiglio e per i Ministri anche al capo di gabinetto del Ministro della Giustizia.

 

Almasri Osama Najeen.

Insomma, lo "scudo per Giusi", scrive Matteo Renzi su X, ''commetterebbe un atto contro la Costituzione, contro le Istituzioni, contro la Giustizia. Su questo punto non si scherza: la guarentigia costituzionale vale per la Premier e per i Ministri. Non vale per i capi di gabinetto. Se qualcuno provasse a sostenere il contrario si aprirebbe uno scontro istituzionale senza precedenti''.

 

Dunque, anche se arriverà il voto del Parlamento che negherà ai giudici del Tribunale dei Ministri l'autorizzazione a procedere contro Piantedosi, Nordio e Mantovano, la Procura di Roma non avrà  alcuno ostacolo a rinviare a giudizio la Bartolozzi.

 

La questione del mancato rinvio a giudizio della cocca di Nordio fa molto discutere i Palazzi romani: davvero i magistrati romani, consapevoli del voto in aula sui due ministri e il pio sottosegretario, avrebbero escluso Bartolozzi dal “primo round” di indagini? Non è certo un caso Nordio si sia infuriato leggendo la dichiarazione del presidente dell’ANM, Cesare Parodi, che ha parlato di una “ricaduta politica, neanche tanto indiretta, sulle persone coinvolte”.

 

E la ricaduta politica, è indubbio, c’è stata: nel centrodestra sono in molti a chiedere un la testa della “zarina” di via Arenula, che in questi anni è riuscita in una scalata rapida e inesorabile.

 

GIUSI BARTOLOZZI

Ma il “suo” ministro, Nordio, l’ha sempre difesa a spada tratta. Oggi, l’ex toga con la passione per gli spritz, ha offerto il collo per lei: “Ritengo puerile ipotizzare che il mio capo di gabinetto abbia agito in autonomia.

Ribadisco che tutte, assolutamente tutte le sue azioni sono state esecutive dei miei ordini, di cui ovviamente mi assumo la responsabilità politica e giuridica".

 

Finendo per smentire anche se stesso: se Giusi Bartolozzi ha eseguito i suoi ordini, significa che il 19 gennaio Nordio era a conoscenza dell’arresto di Almasri, e la sua balbettante difesa di questi mesi era solo un fragile castello di menzogne.

 

giorgia meloni intervista al tg5 7

L'altra domanda che rumoreggia è questa: come mai il Governo non ha optato per il segreto di Stato sulla questione Almasri?

 

Nessuno sarebbe stato a conoscenza dei dettagli delle riunioni in cui si è deciso di rimpatriare il torturatore libico, con volo di Stato, e l’esecutivo si sarebbe evitato una bella rogna. È stato il solito, semplice, mix di arroganza e di incompetenza di Giorgia Meloni e dei suoi camerati.

 

Hanno deciso di evitare di secretare tutto per una mera valutazione politica (non essendoci ragioni tecniche per farlo): temevano che, se fosse uscita, la notizia avrebbe assunto contorni ancora più preoccupanti, dando adito a ogni tipo di speculazione da parte dell'opposizione.

 

GIUSI BARTOLOZZI

La Thatcher della Garbatella, quando era all’opposizione, ha sempre chiesto la desecretazione di molti atti: nascondere la liberazione di Almasri avrebbe prestato il fianco a chi la accusa di essere una “camaleonte” traditrice del suo stesso passato…

 

NORDIO, AZIONI BARTOLOZZI ESECUTIVE DEI MIEI ORDINI

(ANSA) -  "Dopo una continua, pubblica e ininterrotta diffusione di notizie sul ruolo della mia capogabinetto, dottoressa Giusi Bartolozzi, ho letto la motivazione del tribunale dei ministri e le illazioni che ne hanno tratto alcuni giornali.

 

mantovano meloni nordio piantedosi

Come la presidente Meloni ha ritenuto surreale che i suoi ministri abbiano agito senza il suo consenso, così anch'io ritengo puerile ipotizzare che il mio capo di gabinetto abbia agito in autonomia.

 

Ribadisco che tutte, assolutamente tutte le sue azioni sono state esecutive dei miei ordini, di cui ovviamente mi assumo la responsabilità politica e giuridica". Così in una nota il ministro della Giustizia Carlo Nordio a proposito del presunto ruolo della sua capo di gabinetto nel caso Almasri.

 

CARLO NORDIO ALBERTO RIZZO GIUSI BARTOLOZZI

"La sola ipotesi, che ho appreso con raccapriccio, che un'eventuale incriminazione della mia collaboratrice sia un escamotage per attribuire alla giurisdizione penale un compito che ora è squisitamente parlamentare mi fa inorridire, perché costituirebbe una strumentalizzazione politica della Giustizia. Mi auguro che queste insinuazioni finiscano, e che il Parlamento, secondo la Legge Costituzionale, si pronunci definitivamente sul ruolo del mio ministero, di cui, ripeto, sono l'unico e responsabile capo", conclude il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

 

CHI SONO I DIRIGENTI E I FUNZIONARI CHE HANNO AGITO NELLE RETROVIE

GIORGIA MELONI E IL CASO ALMASRI - MEME BY FAWOLLO

Estratto dell’articolo di Irene Famà per “la Stampa”

 

Protagonisti e stuntman: ecco come si possono riassumere i personaggi principali della partita del caso Almasri. A raccontarlo sono le carte dell'inchiesta del tribunale dei ministri in cui si susseguono nomi e testimonianze di funzionari di governo e vertici istituzionali.

 

Al centro ci sono le riunioni organizzate i giorni dopo l'arresto del generale libico il 19, 20 e 21 gennaio. Non c'è traccia di verbali e, si legge negli atti, «non è nemmeno certo se si siano tenute tutte online o almeno alcune in presenza».

 

A rotazione partecipano in diversi, tra cui gli indagati: il sottosegretario Mantovano, il ministro Piantedosi. L'unico che manca quasi sempre è il Guardasigilli. Ma c'è il suo capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Al tribunale dei ministri, si legge negli atti, racconta di «aver avuto notizia dell'arresto nella tarda mattinata di domenica 19, su Signal, da parte del capo della polizia. E di aver informato il ministro».

 

giorgia meloni intervista al tg5 5

Di aver partecipato a una riunione il giorno stesso. Incontro «riservatissimo». E dice pure che le era «stato chiesto di mantenere l'assoluto riserbo». Al punto tale da non averne parlato nemmeno con i suoi funzionari. «Dichiarazioni che risultano smentite».

 

La sua versione, si legge nelle carte, è «da ritenersi sotto diversi profili inattendibile, anzi mendace». Afferma di sentire il Guardasigilli «quaranta volte al giorno, sempre, ogni cosa che arriva... io quando ricevo gli atti glieli mando». Ma la bozza predisposta dall'Ufficio tecnico sulla faccenda sembra avergliela nascosta. «Non l'ho ritenuto opportuno», avrebbe detto.

 

Luigi Birritteri

Per i giudici del tribunale dei ministri «è logicamente insostenibile che lei si sia arrogata il diritto di sottrarre al ministro» un tale elemento. Inoltre, agli atti, ci sono tutte le email che gli uffici tecnici, in particolare l'ex capo del dipartimento degli Affari di giustizia Luigi Birritteri, poi esautorato, aveva inviato a Bartolozzi.

 

Quella in cui segnalava l'eventualità che il ministro Nordio avrebbe dovuto compiere «un atto urgente» necessario per tenere in carcere il generale, la bozza del provvedimento. Il supporto degli uffici tecnici […] è stato tempestivo. Poi, tra inerzia e incomprensioni, qualcosa si è bloccato.

 

vittorio rizzi

Vittorio Rizzi, direttore generale del Dis, dipartimento che coordina le attività di intelligence interne ed estere, partecipa agli incontri del 19 e 20 gennaio. Ai giudici dichiara di «essere stato più che altro spettatore, avendo solo di recente assunto l'incarico di direttore del Dis e non avendo tale organismo competenze operative». […]

 

E il capo della polizia Vittorio Pisani racconta che «al termine della riunione del 20 gennaio non era stata presa nessuna decisione su quale fosse la procedura corretta: non si era parlato nemmeno della possibilità di richiedere l'applicazione di misura cautelare, a prescindere alla convalida, né discusso delle conseguenze o implicazioni giuridiche o politiche della mancata risposta alle richieste della Cpi».

 

[…]

 

VITTORIO PISANI

I giudici ricostruiscono le riunioni tramite le dichiarazioni dei partecipanti che però ritengono «in una certa misura reticenti e contraddittorie». Secondo il tribunale dei ministri non è vero che, al termine degli incontri, non sarebbe stata presa nessuna decisione.

 

Ma in realtà si sarebbe deciso «di attendere la decisione della Corte d'Appello, che, in caso di scarcerazione di Almasri, ne sarebbe stata disposta l'espulsione, che avrebbero eseguito tale espulsione utilizzando un volo di Stato predisposto sino dal 20 gennaio». E, si legge nelle carte nessuna alternativa viene vagliata.

nordio piantedosi

giorgia meloni intervista al tg5 1

giorgia meloni intervista al tg5 4

Carlo Nordio e Luigi BirritteriGigi Birritteri

GIORGIA MELONI - CARLO NORDIO - MATTEO PIANTEDOSI - ALFREDO MANTOVANO

GIORGIA MELONI - CARLO NORDIO - MATTEO PIANTEDOSI - ALFREDO MANTOVANO

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...