giorgia meloni donald trump mario monti

GIORGIA, HAI VOLUTO FARE LA TRUMPETTA? ORA PAGHI IL CONTO – MARIO MONTI FA LA MESSA IN PIEGA ALLA MELONI: “PER LUNGO TEMPO E FORSE ANCHE OGGI, MALGRADO LE PLATEALI ACCUSE DI TRUMP VERSO DI LEI E L’ITALIA, LA PREMIER NON SEMBRA AVERE COLTO IL TRATTO DISTINTIVO DEL TYCOON: LA VOLONTÀ DI ABBATTERE I LIMITI POSTI DALLO STATO DI DIRITTO. NON POTEVA GIOVARE ALL’ITALIA ESSERE VISTA COME CAPOFILA DEL MOVIMENTO MAGA IN EUROPA. C’È UN SECONDO ASPETTO DELLA POLITICA DI MELONI CHE RISENTE DI UNA CAPACITÀ DI GIUDIZIO IMPERFETTA: LA SUA CONVINZIONE CHE PER GOVERNARE OCCORRA PREVALERE IN UNA SERIE DI SCONTRI. È L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA DELL’ADESIONE ALL’IDEOLOGIA TRUMPIANA...

Estratto dell’articolo di Mario Monti per il “Corriere della Sera”

 

donald trump come gesu e giorgia meloni - vignetta by vukic

La vicinanza politica al presidente Trump e al movimento Maga lungamente tenuta dalla premier Meloni, l’esito del referendum sulla giustizia, l’impostazione dell’attività di governo per il prossimo anno e mezzo: ecco tre temi che richiedono una riflessione congiunta, se si vuole evitare che questa promettente legislatura si concluda con un bilancio assai modesto.

 

[…]

 

Per lungo tempo e forse anche oggi, malgrado le stizzite e plateali accuse di Trump verso di lei e l’Italia, la nostra premier non sembra avere colto nella personalità e nell’azione di Donald Trump il vero tratto distintivo.

 

Un tratto distintivo da lui candidamente rivendicato fin dall’inizio: la volontà di abbattere i limiti posti dallo stato di diritto, sul piano interno come su quello internazionale.

 

GIORGIA MELONI MARIO MONTI

Proprio questo ha reso vano il pur lodevole proposito di Giorgia Meloni di «tenere unito l’Occidente» accondiscendendo a un presidente americano di nuovo tipo: istintivamente comprensivo verso i leader delle potenze autocratiche, ma impegnato a fondo nel tentativo di frantumare l’Unione europea.

 

Non poteva giovare all’Italia, né alla stessa Meloni, essere vista come capofila del movimento Maga in Europa, invece di far valere senza ambiguità il peso dell’Italia e la ritrovata stabilità politica, anche per merito suo, per rafforzare la Ue e, in tal modo, il vero interesse nazionale italiano.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

In occasione del referendum sulla giustizia molti elettori, incerti sul merito e pur essendo scontenti del funzionamento della giustizia in Italia, sono stati riluttanti a spostare il confine tra politica e magistratura a favore della prima.

 

Probabilmente ha giocato anche il fatto che a chiederlo con tanta foga sia stato un governo mai dissociatosi dalla più potente personalità politica del mondo, dichiaratamente ostile allo stato di diritto.

 

Nel dibattito referendario, questa preoccupazione era stata respinta come «fuori tema» e chi la manifestava era accusato di volere attaccare strumentalmente il governo. Anche in questo, la capacità di valutazione della premier e della sua squadra ha lasciato a desiderare.

 

GIORGIA MELONI E EMMANUEL MACRON AL VERTICE SULLA GUERRA IN IRAN DI APRILE 2026

[...]  c’è un secondo aspetto della politica di Giorgia Meloni che risente di una capacità di giudizio imperfetta: la sua convinzione, solida e radicata, che per governare, per governare efficacemente, occorra prevalere in una serie di scontri.

 

È come se dicesse (mi scuso per l’approssimazione): «Ci sono io, c’è la mia maggioranza e c’è il mio governo. Ho il consenso degli elettori (o almeno l’ho avuto qualche tempo fa, magari non un gran consenso, ma comunque più degli altri). Devo poter governare senza inciampi, perché ho il popolo dalla mia. La prossima volta, magari, toccherà ai miei avversari di oggi e a loro volta dovranno poter governare senza inciampi».

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Questo schema, prosegue il ragionamento, funzionerà tanto meglio quanto più la legge elettorale riesce a trasformare scarti di voti anche modesti in scarti di seggi più cospicui e quanto minori sono gli ostacoli posti dai paletti fissati dalla Costituzione.

 

Qui forse sfugge che l’intento dei Costituenti non era quello di consentire margini di abuso in qualche modo equi alle diverse parti politiche che si sarebbero alternate al governo del Paese. L’obiettivo era che nessuna parte dovesse mai abusare del potere ricevuto dagli elettori; non semplicemente puntare a una sorta di pareggio tra gli abusi di chi governa oggi e di chi governerà domani.

 

In filigrana, il lettore identificherà facilmente alcuni capisaldi del metodo di governo di Giorgia Meloni quale esercitato attualmente e dei «miglioramenti» che la premier vorrebbe apportarvi con le riforme costituzionali o istituzionali intraprese o previste.

 

[...] 

 

giorgia meloni mario monti

La lunga e acritica adesione all’ideologia trumpiana e la convinzione che il solo modo efficace per governare una Nazione consista nel dividerla, nel minarne l’unità a favore dello scontro, sono dopo tutto due facce della stessa medaglia.

 

Le opinioni che possono aversi sul tema «collaborazione vs.

scontro» non sono ragionamenti astratti. Sono direttamente rilevanti per un problema urgente: che fare dell’anno e mezzo che manca alla fine di questa legislatura?

 

[…]

 

Un ruolo propulsivo dell’Italia in Europa, la politica economica in un Paese che non cresce (la stabilità politica è l’altra faccia delle rendite che non si toccano nelle categorie elettoralmente corteggiate), che ha inaccettabili e crescenti disuguaglianze e che deve pensare di più anche alla propria sicurezza e difesa.

 

Nessuno di questi obiettivi sarà conseguito con una politica «muro contro muro». Sarà indispensabile una cooperazione, almeno in certi campi, tra maggioranza e opposizioni.

mario montimeme donald trump giorgia meloni 5

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