“LIBERO” E “GIORNALE” CONDANNANO IL GIUDICE ESPOSITO, “IL FATTO” LO DIFENDE DALLA “MACCHINA DEL FANGO” E LO INTERVISTA: “MAI DETTO ‘BERLUSCONI GENIO DEL MALE’. E NON ERO BRILLO: SONO ASTEMIO”

Gianni Barbacetto per il "Fatto quotidiano"

Il "trattamento Mesiano" tocca questa volta ad Antonio Esposito. Poca cosa, i calzini azzurri che erano stati rimproverati al giudice del Tribunale di Milano Raimondo Mesiano, autore della sentenza civile che obbligherà Silvio Berlusconi a pagare un risarcimento milionario per aver scippato la Mondadori. Contro Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha confermato la sentenza Mediaset, si fa ben di più: gli sono addebitate "cravatta impataccata, scarpe da jogging, camicia sbottonata sul ventre che lasciava intravedere la canottiera".

E di peggio: il Giornale strilla in prima pagina "Le cene allegre di Esposito. Così infangava Berlusconi il giudice che l'ha condannato". È il giornalista Stefano Lorenzetto ad allineare le presunte scorrettezze del magistrato, raccontando una serata di quattro anni fa, del marzo 2009, in occasione della consegna di un premio all'ex magistrato Ferdinando Imposimato da parte del Lions club di Verona.

Il giudice Esposito non intende replicare "se non nelle sedi competenti" a quelle che ritiene calunnie e falsità. Accetta però di spiegare che cosa non quadra nella ricostruzione del Giornale. "Intanto le sbandierate (in prima pagina) ‘cene allegre' si sono risolte in un'unica cena dopo la premiazione.

Quanto all'abbigliamento, basta guardare le numerose foto scattate quel giorno e controllare le riprese televisive per constatare che era impeccabile, del tutto conforme al rilievo della manifestazione pubblica a cui stavo partecipando. Una cosa comunque è certa: io in vita mia non ho mai posseduto, né calzato (e dico mai senza tema di smentita) scarpe da jogging, attività che non ho mai praticato".

Ma Esposito, secondo il racconto di Lorenzetto, "nel bel mezzo del banchetto cominciò a malignare, con palese compiacimento, circa il contenuto di certe intercettazioni telefoniche riguardanti a suo dire il premier Berlusconi... Si soffermò sulle presunte e specialissime doti erotiche che due deputate del Pdl, delle quali fece nome e cognome, avrebbero dispiegato con l'allora presidente del Consiglio".

"È falso", risponde il magistrato. "Quelle affermazioni non sono state fatte, né potevano essere fatte, perché io non ho mai avuto conoscenza dell'esistenza - se mai sono esistite - di intercettazioni che riguardano la vita privata dell'onorevole Berlusconi. È un'affermazione gravissima, poiché il giornalista mi accusa di essere illecitamente a conoscenza di presunte conversazioni coperte da segreto, delle quali io invece ignoravo e tuttora ignoro l'esistenza".

Il cuore delle "rivelazioni" del Giornale è che Esposito avrebbe anticipato, durante quella cena, il giudizio che 48 ore dopo avrebbe espresso in Cassazione nei confronti di Wanna Marchi . Lorenzetto estrae dal cilindro un suo libro del 2011 in cui aveva già raccontato l'episodio, pur senza fare il nome del magistrato.

"Nella mia lunga carriera non ho mai anticipato un giudizio. Questo si forma", spiega Esposito, "sempre e solo al termine dell'udienza, dopo il contraddittorio tra le parti. Ma anticiparlo è ancor più impensabile in Cassazione, ove la decisione viene presa, liberamente e autonomamente, da cinque magistrati.

La verità è ben diversa: quella sera, all'invito dell'organizzatore a rimanere ancora un giorno a Verona, io risposi che avevo urgenza di ritornare a Roma perché dovevo trattare un processo abbastanza impegnativo di truffa nel quale era coinvolta Wanna Marchi, notizia ampiamente già pubblicizzata dalla stampa. Tutto qui, senza alcun impossibile anticipo di decisione".

E poi: se Lorenzetto è "trasecolato" per l'accenno a Wanna Marchi, come mai non è "trasecolato" per i ben più gravi (e giornalisticamente ancor più appetitosi) accenni a Berlusconi e alle sue deputate, di cui invece non parla nel suo libro?

Lorenzetto concede comunque al giudice una "misericordiosa attenuante": "Forse era un po' brillo", aveva "ecceduto con l'Amarone". "Ma il giornalista non poteva non notare che io non ero un ‘po' brillo' perché sono, da una vita, completamente astemio. Non c'è persona al mondo che possa testimoniare di avermi mai visto bere vino o altre bevande alcoliche".

C'è di peggio: Lorenzetto racconta che il giudice, prima della consegna del premio, secondo un testimone avrebbe fatto affermazioni pesanti su Berlusconi, reputato "un grande corruttore" e "il genio del male". "Dice anche che io mi sarei lasciato andare perché non ero a conoscenza per quale testata lavorasse: invece lo sapevo bene, sia perché avevo più volte letto articoli a sua firma, sia perché gli organizzatori ci avevano segnalato chi fosse il moderatore della serata, come si usa in questi casi.

Quelle parole non le ho mai dette: ma le pare che avrei potuto pronunciare giudizi di quel tipo, mentre ero al tavolo ove si presentava un libro e si consegnava un premio, innanzi a oltre 500 persone?".

Un altro quotidiano, Libero, riempie una pagina, firmata da Franco Bechis, per spiegare che la sentenza di Antonio Esposito è arrivata poche ore dopo che il Pdl aveva votato in Senato il "licenziamento in tronco" di suo fratello Vitaliano, a cui è stato tolto "un posto da 200mila euro all'anno come garante dell'Ilva". "Non ho seguito né seguo le vicende di mio fratello all'Ilva", replica il presidente, "certo che se c'è chi dice che una mia sentenza è una vendetta contro qualcuno, dovrà risponderne nelle competenti sedi giudiziarie".

 

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