regeni mollicone giuli

CULTURA, IL MINISTERO DEI MELONI MARCI - SONO COSI' MAL-DESTRI  CHE IL MINISTRO GIULI-VO SFANCULA LA COMMISSIONE DEL SUO DICASTERO PER AVER NEGATO IL FINANZIAMENTO AL FILM SU REGENI: "C’È UN INTRINSECO VALORE CULTURALE, SOCIALE, POLITICO E MORALE A PRESCINDERE DALLA QUALITÀ DEL DOCUMENTARIO CHE ANCORA NON HO VISTO” – SUGGERITO DA BUTTAFUOCO ALLA MELONI, CON L'ORTODOSSO FAZZOLARI CONTRARIO ALLA SUA NOMINA A MINISTRO, GIULI E' SUBITO FINITO SOTTO I COLPI DEL "FUOCO AMICO" DEL CAMERATA MOLLICONE: FAREBBERO CAPO AL PRESIDENTE DELLA CULTURA DELLA CAMERA GRAN PARTE DEI CINQUE MEMBRI DELLA COMMISSIONE, AUTORI DELLA BOCCIATURA REGENI: CIAMMAGLICHELLA, FIORINI, DAMIANI, MANIERI, VOCCA...

Ilario Lombardo Francesca Paci per la Stampa - Estratti

giulio regeni - tutto il male del mondo

 

Gli toccherà anche questa volta mettere una toppa, o quantomeno provarci. Al Question Time di oggi il ministro della Cultura Alessandro Giuli disconoscerà una decisione presa dalla commissione che risponde alla Direzione Cinema del suo stesso dicastero.

 

Perché la discrezionalità dei membri è una scusa che non regge di fronte all'evidenza: e cioè, come lo stesso Giuli ha confessato a suoi, che la storia di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso a Il Cairo dai servizi segreti egiziani, «possiede un intrinseco valore culturale, sociale, politico, morale, internazionale, a prescindere dalla qualità artistica dello specifico documentario che ancora non ho visto».

 

Non è concepibile per il ministro, dice chi lo conosce, escludere il documentario su Regeni,

federico mollicone . alessandro giuli a piazza italia, la festa di fdi a roma foto lapresse

 

''Tutto il male del mondo'', diretto da Simone Manetti, vincitore del Nastro della Legalità 2026, in una selezione che premia con i contributi pubblici – come scritto nella mission - «film di particolare qualità artistica, personaggi e avvenimenti dell'identità culturale nazionale».

 

È un controsenso. Talmente enorme che ieri due dei quindici membri della Commissione Selettivi, a sua volta divisa in tre sezioni, hanno presentato le proprie dimissioni. Sono Massimo Galimberti e il critico cinematografico del Corriere della Sera Paolo Mereghetti.

 

LUCIA BORGONZONI ALESSANDRO GIULI

Hanno lasciato l'incarico nonostante non facessero parte della cinquina che ha decretato altre esclusioni eccellenti, come il film The Echo Chamber, tratto dall'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, a tutto favore di opere di discutibilissima qualità.

 

 

Nella relazione in Parlamento, Giuli risponderà a interrogazioni e interpellanze di Pd, Avs e Più Europa che pretendono chiarimenti su quale sia stata la ragione delle bocciature, se ci sia stata censura e un mandato politico o se si tratti di un caso di manifesta incompetenza. Il ministro nega di aver avuto un ruolo di manipolazione nelle scelte dei commissari.

paolo mereghetti

 

(...)

 

Perché tali li considera, alla luce anche delgi 800 mila euro finiti a Tony Pappalardo Investigations, film del creatore del Bagaglino, Pier Francesco Pingitore.

 

 

Al ministero si parla di pressioni ma anche di autocensura, frutto di un preciso clima di destra.

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco

 

Quel che è certo è che due dei cosiddetti esperti della sotto-commissione incriminata hanno a loro volta un referente tra i partiti della maggioranza: l'ex deputata della Lega Benedetta Fiorini è legata alla sottosegretaria con delega al cinema Lucia Borgonzoni, e Pier Luigi Manieri è considerato uomo vicino al deputato romano di Fratelli d'Italia Federico Mollicone.

 

Il nome del parlamentare a capo della commissione Cultura della Camera torna ripetutamente nelle ricostruzioni sui condizionamenti della politica sul cinema e sul ministero.

lucia borgonzoni benedetta fiorini foto di bacco

 

 

La convivenza forzata tra Giuli e Borgonzoni non impedisce a entrambi di sospettare un attivismo e uno sconfinamento di Mollicone, molto attento a indirizzare le risorse verso opere che siano garanzia di una certa affinità ideologica.

 

I rapporti sono tesi, come ci confermano a margine della proiezione alla Camera di ''Alla festa della rivoluzione'', il film su Fiume che Mollicone ha presentato e voluto patrocinare a Montecitorio con tanto di logo personale.

 

La polemica sui mancati contributi è solo l'ultimo episodio della lunga serie che sta tormentando il MiC e Giuli - già in lite con il Tesoro per i 25 milioni di euro decurtati a favore delle accise - dal caso della direttrice d'orchesta Beatrice Venezi, alla rottura con il direttore della Biennale Pietrangelo Buttafuoco fino alle grane su Cinecittà

 

Buttafuoco e Meloni alla mostra su Tolkien allo Gnam

Mai il ministero era stato così al centro delle cronache politiche, quanto in questi anni di Giorgia Meloni al potere, con la destra febbrilmente ansiosa di affidare ai propri fedelissimi e amici le poltrone più prestigiose delle istituzioni culturali. Ieri anche una fetta importante del mondo del cinema è tornata a protestare sulla composizione della commissione.

 

Il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, Anac, Wgi, Air3, Aidac, Acmf ha ricordato di aver più volte sollecitato, «prima il ministro Sangiuliano e poi il ministro Giuli, affinché la nomina degli esperti avvenisse all'insegna della massima competenza e trasparenza».

veronica gentili massimo galimberti 2

 

Galimberti, uno dei due membri dimissionari, che lavorava da anni con il ministero, parla di «una sorta di incompatibilità ambientale, in questa fase, legata a vari fattori, nell'approccio alle procedure, nell'analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti». Il clima, appunto, di cui si parlava sopra.

federico mollicone giulio base (2)lucia borgonzoni giulio base

federico mollicone giorgia meloni foto di bacco (1)

TESTIMONE DELLE TORTURE A GIULIO REGENI Manifestazione per giulio regeni

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