xi jinping stretto di hormuz guerra in iran cina

GLI AYATOLLAH SONO FINITI NELLE RETE DEL DRAGONE – NELLA GUERRA DEL GOLFO XI JINPING GIOCA UN RUOLO DA PROTAGONISTA: È GRAZIE ALLA CINA CHE TEHERAN HA COSTRUITO E PERFEZIONATO UNA RETE INTERNET PARALLELA E CONTROLLATA, CHE PUÒ ESSERE OSCURATA DAL REGIME PER PORTARE AVANTI CENSURE E REPRESSIONI. E TECNOLOGIE SATELLITARI DI PECHINO SONO STATE USATE PER COLPIRE IMPIANTI PETROLIFERI IN QATAR E ARABIA SAUDITA – E SOCIETÀ CINESI HANNO MONITORATO I MOVIMENTI DELLE PORTAEREI STATUNITENSI IN ASIA PRIMA DELLO SCOPPIO DEL CONFLITTO...

Estratto dell’articolo di Serena Console per “Domani”

 

mao e xi jinping

Ancora una volta la Cina ha fatto prevalere i suoi interessi anche nella intermediazione per arrivare al fragile cessate il fuoco tra Israele, Stati Uniti e Iran.

 

Pechino avrebbe svolto un ruolo decisivo nel convincere Teheran ad accettare la tregua, anche nel tentativo di ottenere la riapertura e stabilizzazione dello stretto di Hormuz, come affermato in una recente telefonata dal leader cinese Xi Jinping al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

 

Dragone La Cina ha costruito il suo ruolo nella regione già mesi – se non anni – prima dell'inizio dell'operazione israelo-statunitense, scattata il 28 febbraio. Gli esempi, dal punto di vista diplomatico, non mancano. Il primo risale a tre anni fa, quando Pechino ha favorito la ripresa delle relazioni tra Iran e Arabia Saudita. […]

CINA IRAN

 

Infine, ha dato un contributo decisivo all'ingresso di diversi paesi mediorientali nella piattaforma Brics.

 

Perché la Cina ha consolidato la sua relazione con l'Iran estendendo la cooperazione ai settori digitale e tecnologico nell'ambito del partenariato strategico di lungo periodo firmato nel 2021. Il primo tassello di questo mosaico è stato posto più di un decennio fa.

 

Dal 2012, infatti, Teheran ha costruito e perfezionato una rete internet parallela e controllata – chiamata National Information Network (Nin), nota in persiano come Internet-e Paak, la "rete pura" – che può essere oscurata dalle autorità nei momenti di maggiore tensione sociale. Il progetto, costato miliardi di dollari alle casse di un paese da decenni sotto la morsa delle sanzioni occidentali, ha rivelato il suo vero scopo durante le ultime proteste scoppiate in Iran.

GLI STATI UNITI ATTACCANO NELL’OCEANO INDIANO UNA NAVE PARTITA DALLA CINA E DIRETTA IN IRAN

 

Il funzionamento è simile a quello dell'efficiente Great Firewall cinese e si avvale, appunto, della tecnologia della Repubblica popolare. Aziende come Zte e Huawei sono state indicate in un report di Article 19 come fornitori di tecnologie per il monitoraggio del traffico di dati e informazioni che circolano sul web, permettendo alle autorità di identificare gli utenti, bloccare i contenuti in tempo reale e di generare un blackout informativo per i 93 milioni di iraniani.

 

In questo modo, la Cina fornisce all'Iran gli strumenti che le permettono di far funzionare l'architettura della censura e sorveglianza e, quindi, dell'autoritarismo digitale.

 

Attacco Usa a una nave cinese diretta in Iran

[…]  Le apparecchiature e le telecamere di sorveglianza prodotte dalle cinesi Dahua, Tiandy e Hikvision – quest'ultime due hanno affermato di aver lasciato il mercato iraniano almeno otto anni fa – sono dotate di tecnologia per il riconoscimento facciale e quindi capaci di mappare la popolazione, i manifestanti e le donne che decidono di violare l'obbligo del velo.

 

Ma questo apparato non può certamente funzionare senza una copertura satellitare. E così, gradualmente, Teheran si è allontanata dal Gps americano per sostituirlo con il sistema cinese BeiDou.

 

A PECHINO L’ACCORDO TRA ARABIA SAUDITA E IRAN

Appoggiarsi a tecnologie satellitari cinesi ha consentito all'Iran di minimizzare l'efficacia dei jammer – impiegati per disturbare i segnali di navigazione satellitare e le comunicazioni – e, soprattutto, di colpire con maggiore precisione gli impianti petroliferi del Qatar o dell'Arabia Saudita con droni e missili. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche non sarebbero stati possibili senza il supporto informativo di alcune aziende private cinesi.

 

Un'inchiesta del Washington Post riferisce infatti che alcune società avrebbero commercializzato intelligence quasi in tempo reale sui movimenti militari statunitensi in Asia occidentale, attraverso l'uso di Ai e l'elaborazione di dati open source, tra cui immagini satellitari e tracciamenti ADS-B e AIS navale.

 

A PECHINO L’ACCORDO TRA ARABIA SAUDITA E IRAN

Spicca il contributo di MizarVision, con sede a Hangzhou, che avrebbe monitorato il dispiegamento dei gruppi d'attacco delle portaerei Uss Gerald R. Ford e Uss Abraham Lincoln prima dell'avvio delle operazioni militari lanciate da Trump, pubblicando anche analisi periodiche sulle basi strategiche statunitensi nella regione. […]

 

Per due funzionari statunitensi che hanno parlato con la Reuters, la più importante azienda cinese di semiconduttori, Smic, ha inviato più di un anno fa macchinari per la produzione di microchip alle forze armate dell'Iran. […]

 

Pechino nega queste ricostruzioni, ma è innegabile che il suo sostegno tecnologico e militare abbia garantito a Teheran la capacità di colpire simultaneamente gli impianti petroliferi dei paesi del Golfo e di attaccare le basi strategiche statunitensi.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH

Ma la rete di sorveglianza digitale e l'apparato bellico rafforzati con il supporto di Pechino si sarebbero rivelati uno strumento letale per il vertice del regime degli ayatollah.

 

Stando a quanto ricostruito dal Financial Times, prima dell'avvio dei bombardamenti israelo-statunitensi, le telecamere di sorveglianza installate tra le strade di Teheran sono state hackerate per anni dal Mossad, che ha raccolto informazioni su spostamenti, orari e abitudini della Guida Suprema Ali Khamenei.

 

I dati collezionati dall'intelligence israeliana sono stati poi usati per pianificare ed effettuare operazioni mirate, come quella che ha portato all'uccisione del leader religioso iraniano il 28 febbraio scorso. È un monito per i paesi che investono nella sorveglianza digitale: gli stessi sistemi utilizzati per controllare la popolazione possono essere sfruttati dai nemici.

 

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