SOTTO LA FATTURA, TANGENTE DURA E PURA - GLI INQUIRENTI SOSPETTANO CHE IL TESORIERE FORMATO-FAMILY BELSITO ABBIA USATO, SULL’ASSE TRA LA ‘POLARE’ E LA ‘SIRAM’, IL METODO GIÀ NOTO A FINMECCANICA: CAMUFFARE MAZZETTE SOTTO FORMA DI CONSULENZE - E’ LA TECNICA USATA DALL’EX MAGAGER DI GUARGUAGLINI, LORENZO BORGOGNI: UN SISTEMA DI SOVRAFFATTURAZIONE O DI FATTURE FALSE PER PRESTAZIONE MAI EFFETTUATE A COPERTURA DI UNA TANGENTE…

Massimo Martinelli per "il Messaggero"

L'ultima accusa, per Francesco Belsito e tutti i componenti di quel «cerchio magico» che ruotava intorno ad Umberto Bossi, potrebbe essere contestata già nei prossimi giorni: ricettazione. E potrebbe avere conseguenze sugli assetti politici del Parlamento. I magistrati milanesi e napoletani ci hanno lavorato nel periodo di Pasqua, incrociando anche i risultati di alcune delle perquisizioni effettuate nei giorni scorsi.

E sarebbero ormai convinti di essere davanti a una questione di tangenti. Se così dovesse essere dimostrato, non solo Belsito ma tutti i suoi sodali, dai figli di Bossi, alla moglie Manuela Marrone fino a Rosy Mauro, rischierebbero l'accusa di ricettazione, per aver utilizzato il denaro che imprenditori come lo «shampato», Stefano Bonet, pagavano al cassiere della Lega per vincere gli appalti.

Ad aprire questo nuovo scenario investigativo è stato proprio lui, Bonet, parlando al telefono con una delle collaboratrici della società Polare, Nadia Arcolin. In quella conversazione, inizialmente messa da parte dagli investigatori impegnati nella ricostruzione delle spese di famiglia del Senatùr, Bonet si lascia andare ad un'ammissione importante: «Ma ti rendi contro che io scopro un mese dopo da un altro legale, perché nessuno me l'ha mai detto prima, che sono a rischio di riciclaggio!».

È in quella telefonata del 13 febbraio scorso che Stefano Bonet prende coscienza che il suo socio, Francesco Belsito, non lo copre più perché probabilmente ha capito di essere ad un passo dall'avviso di garanzia. Per gli investigatori è la conferma che Belsito aveva messo in piedi una rete di imprenditori che facevano affari grazie a lui, in cambio di qualcosa. E alcuni di questi, come Bonet, sull'onda dell'entusiasmo non capivano nemmeno che stavano oltrepassando la linea rossa dell'illegalità.

Per avere la conferma che fosse Belsito ad essere seduto in cabina di regia, occorre riascoltare i brogliacci delle sue intercettazioni, nelle quali vanta di essere l'artefice degli affari milionari di Bonet e soci. Come ad esempio nella conversazione dell'8 febbraio scorso con Nadia Dagrada, la sua più stretta collaboratrice che proprio nei giorni scorsi ha deciso di collaborare a tutto campo con la magistratura.

In quella conversazione, Belsito ammette pacificamente che è lui a procurare gli appalti per Bonet, ovviamente in cambio di tangenti. Belsito: «Guarda, ti do un piccolo dato: il 70 per cento del suo fatturato , lo faccio io eh, cioè per farti capire. hai capito?». Dagrada: «Si, cioè?». Belsito: «Sai cosa vuol dire per lui? Che io lo smonto tutto, adesso...(Bonet)».

Nella stessa telefonata, gli inquirenti hanno trovato un riferimento al fatto che le due donne più vicine a Umberto Bossi, cioè sua moglie Manuela Marrone e la senatrice Rosy Mauro, fossero assolutamente al corrente di quello che succedeva. Perché sempre parlando di Bonet, con il quale Belsito se la prende perché si nega oppure evita di incontrarlo, la Dagrada commenta: «Mi sembra strano che non risponde più al telefono».

Belsito risponde che secondo lui lo hanno spaventato, e la donna replica: «È per questo che ti dico che devi andare e fare terrorismo sulle due (che per gli investigatori sono appunto Manuela Marrone e Rosy Mauro) e gli devi far capire le cose».

2 - QUEL SISTEMA FINMECCANICA: MAZZETTE CAMUFFATE DA CONSULENZE...
Massimo Martinelli per "il Messaggero"

In procura lo chiamano già il «sistema Borgogni»; perché è stato lui, il potente ex manager di Finmeccanica a spiegare ai magistrati di Napoli (e poi a quelli di Roma) come funziona il sistema di corruzione che non può essere perseguito dal nostro Codice penale. Non è un caso che proprio le dichiarazioni di Borgogni siano richiamate nell'informativa dei Carabinieri del Noe che hanno ricostruito gli affari del cassiere della Lega e dei suoi soci. E adesso il punto interrogativo fondamentale dell'indagine è capire se davvero Francesco Belsito abbia potuto tirare le fila di questo grande gioco senza che alcuni dei colonnelli della Lega ne fossero al corrente.

Non è escluso quindi che già nei prossimi giorni l'indagine possa allargarsi ancora, almeno per portare alla luce le eventuali connivenze dei vertici leghisti che in qualche modo devono aver dato il nullaosta per gli stravaganti investimenti di Belsito in Tanzania, Cipro ma soprattutto in Norvegia, facendo rischiare l'accusa di riciclaggio al suo socio Stefano Bonet.

Ma andiamo con ordine. Lorenzo Borgogni, l'ex manager Finmeccanica, le ha chiamate «consulenze». Spiegando che lui stesso è riuscito a mettersi da parte un piccolo tesoretto del quale ha raccontato la provenienza al pm romano Paolo Ielo. E in un passaggio di quell'interrogatorio ha chiamato in causa la Siram, cioè la società con la quale Stefano Bonet e Francesco Belsito facevano affari.

Ecco cosa disse Borgogni, nello scorso autunno, al pubblico ministero romano: «Con il presidente dell'Enav, Martini, nel 2003 costituii la società Sgi Consulting con la signora Casadio (moglie di Martini) e Sergio Felici, con tre quote uguali. La società è rimasta sempre inattiva ed è stata liquidata nel 2005. Nell'ottobre 2003 costituii con la moglie di Martini un'altra società, la C&L rimasta anch'essa sempre inattiva.

Inoltre, intorno all'anno 2006 Bocciarelli, direttore generale di Simav, si proponeva di promuovere un rilancio della società. Fu così che mi interessai, insieme con Martini, alla cessione della quota dell'80 per cento della società a Daniele Santucci (socio di Piercarlo Scajola, figlio dell'ex ministro dell'Interno) dell'Aipa, una società concessionaria di pubblicità. Quando dopo qualche anno, Santucci cedette la partecipazione alla Siram Italia maturò una plusvalenza di diverse decine di milioni di euro e ritenne quindi di riconoscere un premio a me e a Martini. Io ricevetti due versamenti, di 600 mila e 650 mila euro.
L'intera somma è stata da me recentemente fatta oggetto di scudo fiscale».

Per i carabinieri del Noe, invece, andò un po' diversamente: Borgogni avrebbe incassato quelle due tranche da un milione e 250 mila euro complessivi in cambio di mediazione per ottenere nuovi appalti. Scrivono infatti i carabinieri che «è proprio con una delle società del gruppo Siram, la Simav, che Lorenzo Borgogni, col sistema della sovraffatturazione e/o della creazione di fatturazioni totalmente false per prestazione mai effettuate ha sottoscritto un accordo al fine di stipulare un contratto, a copertura di una tangente da 1.250.000 di euro che poi il Borgogni ha scudato dalla Svizzera all'Italia».

Se la Siram lo faceva con Borgogni, ragionano gli inquirenti, probabilmente lo faceva anche con la società Polare di Bonet, della quale era socio occulto Francesco Belsito, come testimonia il contratto d'affitto firmato a suo nome per la sede genovese della Polare in via Mameli 4. E se Belsito si vantava di aver procacciato il settanta per cento del fatturato alla Polare, gli inquirenti sospettano che quelle «commissioni» di cui parla Borgogni le abbia incassate anche lui.

Con una differenza: nel caso del manager Finmeccanica si è trattato al massimo di episodi di «corruzione tra privati» che, almeno per il momento, non sono puniti dal nostro Codice penale. Per Belsito la cosa potrebbe essere diversa. Infatti, essendo lui amministratore di un partito politico gestisce denaro pubblico. E quindi, qualora il sospetto diventasse certezza, le valutazioni investigative potrebbero essere più gravi e importanti.

 

 

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