alberto cirio giuseppe conte

“ANDREBBE COMMISSARIATO CHI HA SOTTOVALUTATO I RISCHI DELL’EPIDEMIA” - IL GOVERNATORE DEL PIEMONTE, CIRIO: “DA CONTE UNA FRASE INFELICE. CREDO SIA PIÙ EFFICACE OCCUPARSI DELLA SALUTE DEI PIEMONTESI DA QUI PIUTTOSTO CHE DA ROMA - NON ABBIAMO VOLUTO CREARE ALLARME MA NEMMENO ESSERE SUPERFICIALI COME È ACCADUTO A ROMA, DOVE PER SETTIMANE SI È SOTTOVALUTATA LA SITUAZIONE…”

Da https://www.lastampa.it/

 

roberto rosso alberto cirio

Presidente Cirio, perché i governatori del Nord ce l’hanno con il premier Conte?

«A noi non interessa fare polemica, anzi. Io sento tutti i giorni il ministro Speranza, abbiamo scritto l’ordinanza insieme. Diciamo che il presidente Conte ha chiarito una frase che sembrava infelice. E io ho creduto fosse mio dovere dire che di commissariamento delle Regioni non se ne parla; semmai andrebbe commissariato chi ha sottovalutato l’emergenza per settimane».

 

Lo vede che ce l’avete con il governo?

«Ma no. Però difendo le competenze regionali in materia di sanità. Credo sia più efficace occuparsi della salute dei piemontesi da qui piuttosto che da Roma. E rivendico il dovere e diritto di farlo potendo contare su un sistema efficiente: siamo stati i primi ad allestire l’unità di crisi e a montare le tende fuori dagli ospedali; possiamo effettuare 200 tamponi al giorno. Abbiamo la situazione sotto controllo».

 

GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO

Scusi, è lo stesso consulente del governo, il professor Ricciardi, a dire che le Regioni si muovono in ordine sparso.

«Mi sembra sia stato chiarito, anche dal premier, che il riferimento è a chi ha assunto ordinanze non giustificate dalla situazione, non a chi ha agito con efficacia. Noi abbiamo costituito l’unità di crisi sabato alle 15, poi fino alle 11 di domenica non siamo riusciti ad avere contatti con il governo ma abbiamo lavorato con le altre Regioni uniformando le ordinanze. La nostra è identica a quella del Veneto e differisce dalla Lombardia solo là dove non prevede la chiusura dei locali alle 18: mi sembrava utile, vista la situazione del Piemonte, un approccio più graduale che non mortificasse troppo le imprese e non alimentasse la psicosi».

 

ALBERTO CIRIO

Eppure molti ritengono eccessive le misure adottate.

«Se si guarda al solo Piemonte, non c’è alcun focolaio. Ci sono tre casi (e tutti di origine certa) su 4 milioni e mezzo di abitanti. Abbiamo però dovuto adottare un’ordinanza molto dura perché confiniamo con la Lombardia, ci sono aree con cui l’interscambio è fortissimo: studenti, imprenditori, lavoratori che si muovono ogni giorno. Darsi regole diverse sarebbe stato un errore. Non abbiamo voluto creare allarme ma nemmeno essere superficiali come è accaduto a Roma, dove per settimane si è sottovalutata la situazione».

 

È possibile una revoca delle ordinanze se i contagi non aumenteranno in Piemonte?

«Vedremo giovedì (domani, ndr). Ma, ripeto, noi siamo legati all’evoluzione della situazione in Lombardia».

 

L’economia ha già subito pesanti contraccolpi, i consumi stanno crollando, il turismo è in picchiata. Sembra un’emergenza poco considerata, non crede?

WALTER RICCIARDI

«Abbiamo chiesto al premier Conte di istituire al più presto un fondo per le imprese nelle aree in cui sono in vigore le ordinanze, una legge per sospendere le scadenze fiscali e contributive e la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori del commercio e della piccola impresa. I 20 milioni stanziati dal governo non bastano. Come non basta il milione stanziato dal Piemonte: dobbiamo tutti fare di più».

 

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