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DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

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conte draghi

“When in trouble, go big”, che si potrebbe tradurre "Quando sei in difficoltà, gioca al rialzo", è una frase del giornalista americano Ben Smith, che sintetizzava così la strategia politica di Barack Obama.

 

“When in trouble, go Draghi”, è quella di Giuseppe Conte. Perché ogni volta che Peppiniello è all’angolo, immancabilmente tira fuori dalla pochette la testa dell'"usurpatore'', di colui che agli ordini di occulti poteri internazionali nel 2021 lo detronizzò da Palazzo Chigi.

 

conte trump 2

Ha preso il bazooka quando è trapelata la notizia dell'incontro riservato avvenuto tra l'ex governatore della Bce e una Elly Schlein in via di de-ideogizzazione, che prova a mandare in soffitta l'eskimo da gruppettara (oltre a Draghi, ha messo a dura prova Prodi, Gentiloni e, ultimo, il presidente di Confindustria Orsini).

 

"Sento che c’è uno strano movimento intorno a certe figure", ha commentato, acido come uno yogurt fuori scadenza, l’ex Avvocato del Popolo, bollando la svolta di Elly, dal carri ballerini dei Gay Pride a quel certo '"Establishment" (che secondo lei non la sopportava), come un'apertura a logiche moderate e centriste distanti dal Movimento 5 Stelle che rischia di allontanare il progetto del "campo largo".

 

L'affondo finale è sempre diretto a Draghi, l’Araldo dei Poteri Forti: “C’è chi lo incontra e lo sogna al Colle”.

 

DRAGHI E GRILLO A LETTO - VIGNETTA BY NATANGELO SUL FATTO QUOTIDIANO

E quando l'altro giorno Conte si è ritrovato inaspettatamente all'angolo sotto una gragnuola di pugni del risuscitato padre fondatore, Beppe Grillo (“Il M5sa perso la sua identità”), non ha trovato di mejo di ritirare fuori il suo caprone espiatorio preferito: “Lui aveva detto che Draghi era un grillino, attenzione, fate un po’ voi...”.

 

Se l’azzeccagarbugli pugliese non ha mai metabolizzato la cacciata da Palazzo Chigi del 2021 e il conseguente incarico a Mario Draghi per formare un governo di unità nazionale,  con la benedizione di Mattarella, il gesuita MarioPio non avrebbe del tutto abbandonato il sogno di salire al Colle, nel 2029.

 

Per ben comprendere l'''astio spumante'' tra i due, occorre stimolare la memoria sui fatti e fattacci che portarono la caduta del secondo governo Conte, che non trovò da parte del M5s ancora sotto l'ala di Grillo, alcun ostacolo ideologico o "tradimento di valori" a passare da un esecutivo con la Lega di Salvini al Pd di Zingaretti. 

 

beppe grillo e giuseppe conte meme by edoardo baraldi

Nel febbraio 2021, durante le consultazioni per la nascita del governo di unità nazionale, l'incontro tra il fondatore del M5S (storicamente anti-sistema) e l'ex presidente della BCE produsse un feeling sorprendente.

 

Grillo dichiarò pubblicamente di essersi trovato davanti non il "banchiere di Dio", ma un vero e proprio "grillino".

 

Secondo BeppeMao, Draghi si mostrò d'accordo sul Reddito di Cittadinanza, sulla transizione ecologica e sulla nomina a ministro della transizione ecologica di Roberto Cingolani (che poi ce lo siamo ritrovato a Leonardo a produrre armi).

 

sergio mattarella giuseppe conte 7

Quando Grillo rivelò che Draghi lo chiamava "l'Elevato", mentre lui ricambiava definendo Draghi "il Supremo", a Conte partì definitivamente l'embolo: nel giugno 2022 sul "Fatto Quotidiano" il sociologo Domenico De Masi riferì che il ''premier usurpatore" avrebbe chiesto privatamente a Grillo di rimuovere l'ex avvocato dello studio Alpa dalla guida del M5S perché ritenuto "inadeguato".

 

Draghi ovviamente smentì di essere mai entrato nelle questioni interne di un partito, ma l'episodio segnò l'inizio della crisi che avrebbe poi portato alla caduta del governo nell'estate del 2022.

 

SERGIO MATTARELLA ROBERTO FICO

Conte è inoltre convinto che la nascita dell'esecutivo Draghi fosse parte di un “complotto” della nuova amministrazione democratica di Joe Biden, per rimuovere da Palazzo Chigi quel “Giuseppi”, caro al presidente sconfitto Donald Trump

 

È utile ricordare la cronologia degli eventi.

 

Il 26 gennaio 2021 Giuseppe Conte sale al Quirinale per presentare le dimissioni dopo lo scazzo con Matteo Renzi, che qualche giorno prima aveva ritirato dal governo le ministre di Italia Viva in polemica con la gestione dei servizi segreti e del Pnrr.

 

il giuramento di joe biden

In preda al suo trasformismo senza limitismo, Peppiniello spera in un reincarico da Mattarella per un Conte ter, grazie al contributo dei soliti parlamentari banderuola,  all'occasione nobilitati con l’appellativo di "responsabili".

 

Fallito il mandato esplorativo del Presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, il 3 febbraio 2021 tramonta definitivamente l'ipotesi del Conte ter e il Capo dello Stato convoca al Quirinale Mario Draghi, che accetterà l'incarico dando vita a un esecutivo di unità nazionale.

 

GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP

C’è però un dettaglio, grosso come un macigno, che va evidenziato: sei giorni prima delle dimissioni di Conte, il 20 gennaio 2021, a Washington Joe Biden giura come 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America, rimandando a giocare a golf Donald Trump.

 

Per Conte, un mezzo lutto, che si aggiunge, e contribuisce, alla malasorte politica: si era trovato benissimo con Trump, che un anno e mezzo prima, a fine agosto 2019, lo aveva sostenuto pubblicamente con il famoso tweet in cui l’aveva ribattezzato “Giuseppi”.

 

giuseppe conte gennaro vecchione

Il Trumpone postò: “Le cose iniziano a mettersi bene per l'altamente stimato Primo Ministro della Repubblica Italiana, 'Giuseppi' Conte. Ha rappresentato l'Italia con forza al G7. Ama molto il suo Paese e lavora bene con gli USA. Un uomo di grande talento che spero rimarrà Primo Ministro!".

 

Tale dichiarazione d'amore a "Giuseppi", che oggi sbeffeggia la "Gigiorgia" Meloni accucciata ai piedi di Trump, porta la data del 27 agosto 2019.

 

IL PASSAPORTO DI MIFSUD RITROVATO IN PORTOGALLO

Del resto, dodici giorni prima, la sera di Ferragosto, il premier Conte aveva ampiamente dato prova di meritarselo l'endorsement del Trumpone, scavallando  quelle norme istituzionali che non prevedono contatti tra 007  e un ministro di uno stato straniero: i vertici dell’intelligence incontrano i loro omologhi della Cia o Fbi. Punto.

 

Ma forte di aver sommato alla carica di premier la delega ai servizi segreti, Conte autorizzò il fedelissimo Gennaro Vecchione, da lui piazzato a capo del Dis, il dipartimento che coordina l'intelligence, ad attovagliarsi in un ristorante di Piazza delle Coppelle, a Roma, con il ministro della Giustizia degli Stati Uniti,  William “Bill” Barr.  

 

donald trump william barr

Piatto forte della seratina, la richiesta del ministro di Trump di un incontro con i vertici dei servizi, per avere notizie e informazioni per screditare l'inchiesta dell'FBI sulle interferenze russe nelle elezioni americane del 2016, che issarono per la prima volta alla Casa Bianca Donald Trump.

 

JOSEPH MIFSUD

Non solo: scoprire se il nostro Paese abbia avuto un ruolo nel Russiagate, se abbia ottenuto documenti riservati e se i servizi abbiano effettivamente aiutato Joseph Mifsud, il professore dell’università Link Campus di Roma di Vincenzo Scotti, ben frequentata dai pentastellati, che nel 2016 avrebbe informato il comitato elettorale di Donald Trump dell’esistenza di "migliaia di mail imbarazzanti su Hillary Clinton in possesso dei russi". In quei giorni è ancora in carica il governo gialloverde. 

 

matteo renzi barack obama

Davanti alla netta contrarietà all'incontro da parte delle due agenzie di intelligence italiane, ci pensò il capo del Dis Vecchione a togliere le castagne dal fuoco a "Giuseppi", prendendosi la responsabilità diretta del secondo appuntamento, avvenuto ai primi di settembre,  in forma di “riunione allargata” tra Barr, scortato dal tosto procuratore John Durham, con Vecchione, il capo dell’Aise Luciano Carta, quello dell’Aisi Mario Parente.

 

Se Conte non si preoccupò minimamente di informare dei suoi contatti con l'amministrazione di Trump i ministri del suo primo governo, è più che propabile che a far esplodere sulle prime pagine i due meeting romani che dovevano restare "segretissimi", ci abbia pensato qualche vendicativa soffiata degli 007 di piazza Dante.

 

 

donald trump bill barr

Naturalmente, il ministro americano sbarcato a Roma a caccia del presunto complottone dei democratici a danno della rielezione di Trump, se ne ritornò a casa con un pugno di mosche in mano.

 

Anzi. Successive inchieste del "New York Times" hanno rivelato che durante quelle riunioni i vertici dell'intelligence italiana offrirono in realtà elementi che difendevano la correttezza dell'inchiesta dell'Fbi.

 

Ma per Conte, dimostrare la sua riconoscenza a Trump, sembrava potergli garantire il futuro politico.

 

draghi biden

Una scommessa che si sarebbe trasformata nel suo più grande errore perché Joe Biden, non ancora rincojonito, nel novembre 2020 batte Trump alle elezioni.

 

E quei permalosi dei democratici, da Obama a Hillary Clinton, non aspettavano altro che regolare i conti con l'amichetto di Trump: Peppiniello fu tra gli ultimi leader del G7 a congratularsi con il neo-eletto presidente degli Stati Uniti.

 

Destino volle che tra il giorno del giuramento di Biden e quello della caduta del governo passassero sei giorni. I dem di “Sleepy Joe” si sono vendicati? Non è certo, ma sicuramente è ciò che pensa l’ex Avvocato del popolo.

 

RENZI MATTARELLA

A rinforzare questa convinzione, c’è il ruolo di Matteo Renzi. Fu lui, grande amico di Obama, l’artefice dello scossone che mandò in crisi il Conte-bis.

 

Uno zampino lo avrebbe messo anche il Quirinale che scoraggiò l’ingaggio dei “responsabili” con alcune telefonate provvidenziali in direzione Cesa-Tabacci, i quali disponevano del voto dei "volenterosi" necessari per far nascere il terzo governo Conte.

 

conte merkel

Peppiniello scontò anche una drammatica (per lui) convergenza politica: mentre si insediava Biden negli Stati Uniti, le cancellerie dell’Ue, guidate da Angela Merkel, nutrivano forti dubbi sull’opportunità di far gestire 200 miliardi di euro del Pnrr al leader di un partito populista.

 

La vendetta di Conte inizierà nel luglio 2022, con la mancata partecipazione del Movimento 5 Stelle al voto di fiducia sul Decreto Aiuti, e per concludersi il 21 luglio, con le dimissioni di Draghi e lo scioglimento delle Camere.

 

mario draghi regala un mazzo di fiori ad angela merkel

Nonostante l'ex Bce, per più di un anno, avesse ingoiato rospi e rosponi per accontentare il M5s su tutte le sue battaglie (anche quelle per lui indigeribili), dal Superbonus al reddito di cittadinanza, fino all'inceneritore romano, Conte perse completamente il controllo dei nervi quando il governo Draghi fece fuori Domenico Arcuri (Covid) e soprattutto il fedele Gennaro Vecchione dal Dis e si portò via lo scalpo dell'"usurputore".

 

Un rapido flash forward e si arriva a oggi, a Draghi che incontra Schlein e al reietto Grillo, che inciuciava con l'Araldo dei poteri forti internazionali.

 

FRANCO GABRIELLI MARIO DRAGHI

Un astio che rimbalza anche sui “draghiani”. È la ragione per cui il presidente del M5s si oppone con le unghie e con la pochette all’ipotesi di issare Franco Gabrielli a candidato premier per il centrosinistra.

 

Gabrielli sconta la colpa di aver lavorato con il governo Draghi: fu l'ex capo della polizia, nominato sottosegretario con delega ai servizi, a far fuori Gennaro Vecchione (caro a Conte), a cacciare Marco Mancini e a far arrivare Elisabetta Belloni al Dis.

MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA A COIMBRA

 

joseph mifsud vincenzo scotti

Complotti, trame e potere, senza dubbio, ma, guardando bene, si scopre che nel disprezzo di Conte c'è forse anche un po' di invidia segreta per  le adulazioni ricevute in Europa dall’ex presidente della Bce, le standing ovation riservate dalla stampa a “Super-Mario”, l'eroe della Bce che aveva salvato l'euro dalla catastrofe. Un trattamento che Conte può solo sognare...

 

 

 

 

 

 

joe biden mario draghi

 

pietro benassi giuseppe conte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIUSEPPE CONTE NON LAVORA CON IL FAVORE DELLE TENEBRE

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

sergio mattarella mario draghi LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTEil giuramento di joe biden

william bill barr e george h w bushwilliam barrwilliam bill barr william bill barr e george h w bushwilliam bill barr con ronald reaganWILLIAM BARRsergio mattarella mario draghi JOSEPH MIFSUDJoseph Mifsud, Stephan Roh, and a former Russian government official, Alexey Klishin, sat at a conference at the Link University campus in Rome

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