"RICORDATE SEMPRE A GIORGIA CHE SARA’ PURE IL PIU’ LONGEVO MA QUESTO E’ IL GOVERNO DEI FALLIMENTI – DOPO I FLOP DEL PREMIERATO, DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ARRIVA IL PASTICCIACCIO DELLA LEGGE ELETTORALE CON FORTI PERPLESSITÀ SULLA COSTITUZIONALITÀ DI ALCUNI PASSAGGI - NEL MIRINO È FINITO ORA L’AUMENTO DELLE FIRME PER CORRERE ALLE PROSSIME ELEZIONI. LA SOGLIA È STATA FISSATA A 6MILA SOTTOSCRIZIONI PER COLLEGIO (LA NORMA E’ STATA VOLUTA IN FUNZIONE ANTI-VANNACCI) - LE OPPOSIZIONI ATTACCANO E PARLANO DI VIOLAZIONE DELLE "REGOLE DEMOCRATICHE” – IL CIVICO ONORATO ANNUNCIA UNA PROTESTA IN PIAZZA PER LUNEDI’ E RIMARCA: “IL PARTITO DELLA MELONI NEL 2013 ENTRÒ IN PARLAMENTO CON 1,98 PER CENTO CHE È MENO DELLE 678.000 FIRME RICHIESTE NEL PRIMO MOMENTO…”
STEFANO IANNACCONE per Domani
Fatta la correzione, creato un nuovo pasticcio.
giorgia meloni foto lapresse 8
Un grande classico nella legislatura del governo Meloni. I ritocchi alla legge elettorale, portati avanti dalla maggioranza a colpi di emendamenti al Senato, hanno alimentato nuove perplessità sulla costituzionalità di alcuni passaggi. Ma Giorgia Meloni ha dato l’ordine di andare avanti.
Come unica risposta possibile le opposizioni si preparano a una serie di mobilitazioni nei prossimi giorni.
Il timing, però, è stato definito: l’approvazione del testo in aula a Palazzo Madama è prevista per martedì. Poi verrà rimandato di nuovo alla Camera a fine mese con lo scopo del via libera definitivo. Ammesso che all’ultimo miglio a Montecitorio non si ripeta qualche incidente, come avvenuto durante la prima lettura.
Disastro riforme L’iter travagliato del Melonellum, tra voti segreti e continui cambi dei contenuti, conferma che la destra combina guai appena mette mano a qualche riforma. È stato così per il premierato, finito nel cassetto, tra una serie di incongruenze. Stessa sorte per l’autonomia differenziata, per cui è difficile capire la possibile attuazione. Ed è andata anche peggio alla separazione delle carriere per i magistrati pesantemente bocciata dal voto referendario.
Elly Schlein alessandro Onorato Giuseppe Conte Gaetano Manfredi
Adesso tocca alla legge elettorale in cui è difficile tenere conto di modifiche proposte e repentini ripensamenti. In questo magma la maggioranza ha conservato le “preferenze invisibili”, bocciando la reintroduzione tout court delle preferenze, proposta dalle opposizioni: la gran parte degli eletti nel nuovo Parlamento sarà composta dai nominati, i capilista bloccati. «I conti sono stati fatti: con la nuova legge elettorale soltanto il 20 per cento, e forse un po’meno, saranno quelli eletti con le preferenze», ha ricordato l’ex deputato di Azione, Osvaldo Napoli.
Ora i dubbi montano sulla norma per la raccolta firme necessarie alla presentazione delle liste di forze politiche che non hanno una rappresentanza parlamentare: la soglia è stata fissata a 6mila sottoscrizioni per collegio.
giorgia meloni foto lapresse 9
E qui è scattato il solito tic della destra meloniana: si prova a correggere un grave errore, la cosiddetta norma anti-cespugli (che non faceva conteggiare nel computo delle coalizioni le liste sotto il 3 per cento), con uno strafalcione anche peggiore. «Oggi vediamo il tributo che viene riconosciuto ad Emma Bonino, ma se Emma si fosse candidata e avesse voluto candidarsi tra qualche mese alle elezioni avrebbe dovuto raccogliere le firme. È assurdo», ha ricordato il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
Numeri sproporzionati L’obiettivo del governo è quello di seminare scompiglio tra le opposizioni e nel costituendo campo largo. L’offensiva della destra ha avviato una mobilitazione tra quelli che sono i bersagli della norma.
Facciamo un appello a tutti, non è un tema di colore politico, è un tema di rispetto delle regole democratiche». Il fondatore di Progetto civico ha messo in fila i numeri per spiegare la sproporzione dell’emendamento voluto da Fratelli d’Italia.
SERGIO MATTARELLA - CERIMONIA DEL VENTAGLIO
Inizialmente erano previste addirittura 9.000 firme per 63 collegi tra Camera e Senato, con il lieve abbassamento in totale occorrono poco meno di 400mila sottoscrizioni su tutto il territorio nazionale. «Vorrei farvi presente che il partito della Meloni nel 2013 entrò in Parlamento con 1,98 per cento che è meno delle 678.000 firme richieste nel primo momento», ha spiegato Onorato.
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Il parlamentare dem ha evidenziato: «Dobbiamo contestarla non soltanto per i singoli profili di incostituzionalità, ma anche per il modello leaderistico che tende a introdurre». Di fatto viene creato un «premierato» senza passare per la modifica della Costituzione. Una scorciatoia verso il modello leaderistico. Realizzata a suon di forzature, all’insegna dell’improvvisazione, dei numeri dei sondaggi e dello spauracchio di Roberto Vannacci. Trasformando il Melonellum in un sondaggellum.
alessandro onorato elly schlein assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 27
enzo maraio, stefano patuanelli, riccardo magi, giuseppe conte m5s, alessandro onorato, elly schlein, gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 4
elly schlein alessandro onorato giuseppe conte gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 29
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