renzi juncker

I BLUFF DI MATTEUCCIO - NELLA MANOVRA SOLO 7 MILIARDI A FAVORE DELLA CRESCITA - E MANCO SONO SICURI: BRUXELLES PERPLESSA SUL MAGGIORE DEFICIT CHE IL BULLETTO DI RIGNANO SI E’ PRESO - LA COMMISSIONE SOSPETTA CHE ABBIA VOLUTO GONFIARE LE SPESE PER I MIGRANTI PER DESTINARLE AD ALTRO

Alessandro Barbera e Marco Bresolin per “la Stampa

 

In agenda si è già segnato l' appuntamento: 10 dicembre, inaugurazione della stazione ad alta velocità di Brescia. «Tutti pensavano che come i vecchi politici l' avrei inaugurata il 3. Ma non è così». Ieri mattina Matteo Renzi guardava già oltre: per lui l' ostacolo del referendum costituzionale è virtualmente superato.

PADOAN RENZIPADOAN RENZI

 

Durante i confronti (tesi) con Pier Carlo Padoan sulla definizione del Documento di economia e finanza, il premier avrebbe voluto fissare l' asticella del disavanzo al 2,5 per cento del prodotto interno lordo. Si è accontentato del 2 per cento, anche se con una postilla: in nome del terremoto e dell' emergenza migranti conta di raggiungere il 2,4.

 

Di fronte al muro opposto dalla Commissione aveva accarezzato scenari più hard. Alla fine ha scelto la via della prudenza. Per ora di quello spazio si prende solo quello utile a tenere la tensione al livello giusto. Abbastanza per una campagna elettorale all' attacco dell' Europa dei burocrati, non abbastanza per aprire un conflitto formale con Bruxelles.

 

Un deficit al 2 per cento significa una manovra fra i 22 e i 23 miliardi di euro. Poiché 15 sono impegnati per evitare gli aumenti di tasse previsti dalle clausole di salvaguardia, al momento Renzi ha a disposizione appena sette miliardi.

juncker napolitano 2juncker napolitano 2

 

Per la Commissione Juncker, irrigidita da dinamiche politiche incontrollabili - la debolezza della Merkel, la Brexit, lo stallo spagnolo - l' Italia si è già presa molto di più di quanto le regole non consentissero. Le voci che si raccolgono ai piani alti delle istituzioni comunitarie somigliano ad una presa di distanze: «A oggi nemmeno sul 2 per cento c' è un accordo con la A maiuscola. L' Italia si era impegnata ad un indebitamento dell' 1,8 per cento. Con questo innalzamento l' aggiustamento strutturale sarà pressoché nullo, se non addirittura negativo».

 

Non solo: le fonti europee interpellate dalla Stampa prendono le distanze anche da quei quattro decimali sui quali il governo invoca l' eccezione: «Lo scorso anno lo sconto sulle spese per i migranti valeva un decimale. Su questo occorrerà negoziare». La trattativa sarà lunga: dalla presentazione della manovra passerà almeno un mese prima che la Commissione si esprima.

 

renzi hollande merkel a ventotenerenzi hollande merkel a ventotene

Il giudizio potrebbe arrivare a cavallo del voto, ma è difficile immaginare che Bruxelles apra subito una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Le fonti europee danno invece per certa l' attivazione dell' articolo 126.3 del trattato per violazione della regola sul debito. Non è la prima volta e non sarà l' ultima. La nota di aggiornamento al Def scrive che quest' anno e il prossimo il debito resterà inchiodato rispettivamente al 132,8 e al 132,5 per cento del Pil, curiosamente tre decimali in più del comunicato di ieri di Palazzo Chigi.

 

Qualunque sarà lo scenario dopo il voto da quel momento si aprirà una fase nuova. Se prevalesse il no, c' è già chi immagina il premier costretto a dare le dimissioni a favore di una personalità di garanzia. Viceversa in caso di vittoria del sì Renzi avrebbe la forza per gestire il costo politico di una procedura di infrazione.

 

RENZI E MERKELRENZI E MERKEL

La debolezza in casa di Merkel e Hollande, le difficoltà della Commissione e la ferma convinzione di Draghi di procedere ancora per un po' con il piano di acquisti di titoli pubblici costituiscono l' occasione ghiotta per spingere Renzi a portare l' asticella del deficit al livello necessario a finanziare un robusto taglio dell' Irpef. Il 2017 sarà un anno elettorale sia in Germania che in Francia. E se la Cancelliera ha i conti a posto e può permettersi un taglio delle tasse sui redditi bassi, da Parigi arriva la notizia che nel 2017 il governo non rispetterà la promessa fatta a Bruxelles di scendere con il deficit al 2,7 per cento.

 

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