giorgia meloni giancarlo giorgetti conti pubblici pil deficit

I CONTI NON TORNANO PIÙ PER MELONI E GIORGETTI: SI PREVEDE UN’ESTATE TORRIDA – NESSUNO SA QUANDO FINIRÀ IL BLOCCO DI HORMUZ, MA GLI EFFETTI DELLA FALLIMENTARE GUERRA DI TRUMP ALL’IRAN SI SENTONO ECCOME. IL GASOLIO A 2 EURO AL LITRO E L’AUMENTO DEI TASSI BCE SPAVENTANO IL TESORO. L’INFLAZIONE E IL COSTO DEI BENI DI PRIMA NECESSITÀ NON FARANNO CHE AUMENTARE ANCORA, SENZA CONTARE IL CROLLO DI UN TERZO DELL’OFFERTA MONDIALE DI FERTILIZZANTI, ALTRA CONSEGUENZA NEFASTA DEL BLOCCO DI HORMUZ - INOLTRE TUTTI GLI ESPERTI DI ENERGIA STIMANO CHE IL PREZZO DEL PETROLIO RESTERÀ ALTO PER IL RESTO DELL’ANNO, PERSINO NELL’IPOTESI IN CUI AMERICANI E IRANIANI DOVESSERO FIRMARE UNA PACE DURATURA - IL PIANO B DEL GOVERNO (VISTO CHE L’UE SI OPPONE A DEROGHE AL PATTO DI STABILITA’): USARE PER L’EMERGENZA I FONDI DEL RECOVERY PLAN E DELLE RISORSE ORDINARIE DEL PROGRAMMA DI COESIONE. L’ASSIST DEL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE RAFFAELE FITTO A MELONI…

 

Alessandro Barbera per "la Stampa" - Estratti

 

Ci sono dettagli che dicono molto delle difficoltà del governo ad affrontare la crisi di Hormuz. Venerdì sera, dopo la riunione del Consiglio dei ministri che ha confermato il taglio delle accise su benzina e gasolio, da Palazzo Chigi è partito un comunicato che stimava in venti centesimi al litro lo sconto sul gasolio (...)

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

Poco dopo la rettifica e le scuse con la stampa per il «mero errore materiale»: lo sconto è dimezzato (...)

 

Il primo effetto della decisione del governo ieri è stato il ritorno del gasolio ad un livello prossimo i due euro al litro. Una soglia psicologica prima che un aggravio, e che al netto dell’ennesima ipotesi di tregua fra americani e iraniani mostra plasticamente come il prezzo della guerra voluta da Donald Trump al regime di Teheran è stato un terribile fallimento.

 

 

 

Comunque vada, il peggio deve ancora venire, e sarà durante l’estate. A Palazzo Chigi e al Tesoro in questi giorni non si discute di nient’altro. Il calo dell’offerta di petrolio e il blocco di Hormuz hanno provocato un velocissimo aumento dell’inflazione che costringerà la Banca centrale europea ad aumentare i tassi di interesse.

 

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse

Il primo rincaro di un quarto di punto percentuale è pressoché certo, e arriverà dalla riunione del Consiglio dei governatori dell’11 giugno. Chi sta negoziando un mutuo con una banca può constatare che il costo dei finanziamenti, fino a febbraio in calo, è ripreso a salire. Il secondo aumento, meno certo ma al momento probabile, sarà il 10 settembre.

 

Per il governo è un doppio problema, perché tassi più alti significa meno crescita e un debito pubblico sempre più costoso: i rendimenti dei titoli pubblici erano già alti prima della crisi di Hormuz. A questo scenario non sembra esserci scampo: tutti gli esperti di energia stimano che il prezzo del petrolio resterà sensibilmente alto per il resto dell’anno, persino nell’ipotesi in cui americani e iraniani dovessero firmare una pace duratura.

 

 

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

I danni alle infrastrutture energetiche del Golfo hanno fatto venir meno oltre 14 milioni di barili di petrolio al giorno - il peggior ammanco della storia - solo in parte compensati dal rilascio delle riserve strategiche di tre milioni di barili al giorno da parte dei Paesi aderenti all’Agenzia internazionale per l’energia, fra cui l’Italia.

 

 

 

All’inizio della scorsa settimana, durante la riunione dei ministri delle Finanze del G7 a Parigi si è deciso di evitare un secondo rilascio, perché nessuno vuole correre il rischio di intaccare ulteriormente le riserve. La conseguenza di ciò è che nella migliore delle ipotesi - quella di una tregua immediata - il petrolio continuerà a costare per il resto dell’anno fra gli ottanta e i novanta dollari il barile.

 

 

 

Se viceversa tregua non sarà, le previsioni parlano di un picco di 120 dollari a luglio, 150 in agosto. «Viviamo alla giornata», spiegava Giorgia Meloni due giorni fa agli autotrasportatori ricevuti a Palazzo Chigi per evitare lo sciopero della categoria. In realtà la premier sa che l’estate sarà fatta comunque di molte giornate difficili.

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti 2

 

 

L’inflazione e il costo dei beni di prima necessità non faranno che aumentare ancora, sostenuta anche dal crollo di un terzo dell’offerta mondiale di fertilizzanti, altra conseguenza nefasta del blocco di Hormuz. Meloni e il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti sanno che l’ennesimo decreto tampone per alleviare il costo della crisi per gli italiani è poca cosa.

 

Di qui la battaglia ingaggiata con la Commissione europea per ottenere l’autorizzazione ad aumentare la spesa oltre il livello stabilito nel Patto di Stabilità e con una clausola energetica simile a quella accordata per i nuovi investimenti nella Difesa. Il governo di Bruxelles però da quell’orecchio fatica a sentire, perché non vuole dare la stura a misure che alimentano consumi e inflazione: il taglio delle accise è fra queste.

giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse.

 

 

Così Meloni e Giorgetti sono passati al piano B: usare i fondi europei che l’Italia ha in due serbatoi ancora forniti, quelli del Recovery Plan e delle risorse ordinarie del programma di coesione. Dal primo non si può più ricavare granché. Mancano pochi giorni alla scadenza dell’ultima revisione possibile e la gran parte del residuo è legalmente vincolato.

 

 

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni al senato

Nella migliore delle ipotesi - quelle che circolano a Palazzo Chigi - si potrà ricavare un paio di miliardi. I margini ci sono invece sul programma ordinario di coesione settennale, quello che l’Italia normalmente utilizza per la metà. Dentro quel serbatoio lo spazio c’è, e sulla carta vale più miliardi. Il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto ha varato una riforma che permette di dirottare facilmente i fondi su altre priorità. Per evitare una pessima estate Meloni conta molto sul suo ex ministro degli Affari europei.

giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse. RAFFAELE FITTO - GIORGIA MELONI giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...