L’UNICO DISCORSO DI FINE ANNO ECCITANTE È QUELLO DEI DITTATORI! - KIM JONG-UN PROMETTE L’APOCALISSE NUCLEARE E IL VENEZUELANO MADURO PROMETTE IL CARCERE AI GIORNALISTI

1 - IL MESSAGGIO DI SANGUE DI KIM JONG-UN IN TV
Carlo Antonio Biscotto per "Il Fatto Quotidiano"

"Abbiamo ripulito il Paese del sudiciume", ha detto Kim Jong-un nel suo tradizionale messaggio di Capodanno trasmesso dalla televisione di Stato della Corea del Nord. "La Corea del Nord è ora molto più forte", ha aggiunto. Parlando dei cugini della Corea del Sud, Kim Jong-un ha, come sempre in questi ultimi tempi, alternato il bastone e la carota, le promesse e le minacce.

Da un lato il dittatore nordcoreano ha auspicato l'avvio di un processo di riconciliazione con i sudcoreani con l'obiettivo di un miglioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, dall'altro non ha saputo resistere alla tentazione di rinnovare la minaccia della "catastrofe nucleare".

Kim Jong-un si è rivolto ai cittadini in un momento in cui ancora fresco è il ricordo delle recenti esecuzioni ordinate dai falchi del regime e dallo stesso leader. Sono stati fucilati all'inizio di dicembre lo zio di Kim Jong-un, Jang Song-thaek, suo ex tutore e ascoltato consigliere, e alcuni presunti "traditori" che complottavano contro la sicurezza dello Stato oltre ad alcuni musicisti della band nella quale aveva cantato in passato la compagna del leader.

Parlando ai suoi concittadini il Caro Leader non ha mai fatto il nome dell'uomo che in Corea del Nord era considerato sino a poco tempo fa il numero 2 del regime, ma ha detto con forza che "la decisione di ripulire il Paese del sudiciume" che si annidava all'interno del Partito dei Lavoratori ha contribuito a "centuplicare l'unità della comunità nazionale".

Gli osservatori internazionali e gli esperti di politica nordcoreana hanno sottolineato che le apparenti aperture al dialogo con la Corea del Sud non rappresentano una novità rispetto a quanto detto negli anni passati, ma non hanno mancato di notare toni più concilianti e meno aggressivi per quanto concerne la minaccia nucleare.

Kim Jong-un ha detto che è giunto il momento di mettere fine alla guerra di parole tra le due Coree che ha avvelenato le relazioni negli ultimi mesi. Lin Eul Chul, studioso della università sudcoreana di Kyungnam, diversamente da altri politologi, ha colto nel massaggio di quest'anno una maggiore chiarezza - e forse sincerità - per quanto attiene al proposito di migliorare i rapporti con Seul.

"Naturalmente questo non vuol dire che dobbiamo aspettarci clamorose novità nel breve periodo", ha precisato Lin Eul Kim Jong-un ha anche promesso ai suoi concittadini un "significativo miglioramento" delle loro condizioni di vita ed è proprio questa promessa che rende credibili le aperture nei confronti della Corea del Sud dai cui investimenti e aiuti la Corea del Nord non può prescindere se davvero vuole puntare a una forte e sostenibile crescita economica.

Robert Carlin, uno degli animatori del sito web 38 North, sostiene che il messaggio di Kim consente di prevedere più concrete proposte nordcoreane in un futuro prossimo. Comunque, sempre secondo Carlin, non bisogna mai dimenticare che la guerra di Corea del 1950-53 si concluse con un armistizio e non con un trattato di pace e che la penisola coreana continua a essere tecnicamente in stato di guerra. Ed è per questo che in Corea del Sud sono presenti 28.500 soldati americani.

2 - KIM AGITA L'ATOMICA MADURO I COMPLOTTI USA
Maurizio Stefanini per "Libero"

Lo stereotipo è che i discorsi di fine anno degli statisti siano inutili e sbadiglievoli, ma quando come ora la crisi morde può capitare che acquistino mordente. A volte anche troppo. Il primo ministro britannico Cameron e il re di Spagna hanno ad esempio messo in guardia dai processi separatisti partiti rispettivamente in Scozia e in Catalogna: e a Juan Carlos la tvpubblica catalana si è pure rifiutata di trasmetterlo.

In Grecia il disastrato Antonis Samaras ha parlato non solo da primo ministro locale ma anche da presidente di turno Ue, facendo la promessa di «una presidenza di speranza per un'Europa migliore» che viste le condizioni del suo Paese e mentre colpi di kalashnikov risuonavano contro l'ambasciata tedesca a Atene suonava quasi macabra.

Gasata dai Mondiali in arrivo, la presidentessa del Brasile Dilma Rousseff ha assunto toni trionfali: «Siamo a un passo dal terminare con la miseria assoluta in tutto il Brasile». Però ha messo le mani avanti parlando pure di una «guerra psicologica» in corso da parte di «alcuni settori del Paese» che potrebbero «inibire investimenti». «Se sprofondiamo nel pessimismo», ha avvertito, «resteremo presi da interessi meschini».

Anche Putin avrebbe voluto probabilmente fare un discorso trionfale analogo, visto che a sua volta nel 2014 ospiterà le Olimpiadi invernali di Sochi. Ma gli ultimi attentati: «Non ci sono giustificazioni per crimini commessi contro civili» ha dichiarato, andando anche a deporre rose sul luogo di uno degli attentati. Ed ha promesso «il completo annichilimento dei terroristi».

Chi invece a un annichilimento ha già provveduto è stato il dittatore nord-coreano Kim Jong-Un: quello dello zio. Il terzo dei Kim ha detto lo stesso, definendo il giustiziato Jang Song-thaek «una scoria», e spiegando che «la opportuna e precisa decisione di purgare gli elementi antirivoluzionari e anti partito ha contribuito enormemente a consolidare la solidarietà nel partito».

Il guaio è che il trentenne Kim Jong-un non sembra essere soddisfatto della purga familiare, ed ha minacciato in pratica di annichilire e ridurre a scoria l'intero pianeta, nel momento in cui ha pure agitato lo spettro di una catastrofe nucleare, se si dovesse arrivare a una nuova guerra nella penisola coreana. A scatenarla, secondo lui, il presidente dello Stato settentrionale, basterebbe un piccolo incidente militare: e sarebbe un conflitto globale dal quale «nemmeno gli Stati Uniti uscirebbero indenni».

Singolare anche il discorso del presidente venezuelano Nicolás Maduro, che nel definire il 2013 come «l'anno della lealtà a Chávez» ha però per la prima volta ammesso quello spaventoso tasso di inflazione al 56,2% che da mesi le istituzioni ufficiali cercando di nascondere, minacciando perfino di mandare in galera i giornalisti che vi alludono. Ha detto però che non è colpa sua ma di una «bolla speculativa attivata dalla guerra economica».

 

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