SONO MOLTI I MIRACOLATI DI HARDCORE CHE, ALLA CADUTA DEL BANANA, SARANNO ESAUTORATI E MESSI ALLA PORTA - MANAGER, BANCHIERI, GIORNALISTI, DIRIGENTI E GNOCCHE CHE ALL'OMBRA DELLA POMPETTA HANNO COSTRUITO BRILLANTI CARRIERE - I VARI GUARGUAGLINI, SCARONI, CATTANEO E SARMI SALUTERANNO LE RISPETTIVE POLTRONE - I CRONISTI D’ASSALTO (AL BUFFET) COME EMILIO FEDE, SUSANNA PETRUNI, MINZOLINI E FERRARA DOVRANNO CERCARSI NUOVI “PADRONI” - SPERANZE PER BARBARA MATERA E MARIA ROSARIA ROSSI: LA GNOCCA SI RICICLA SEMPRE…

Paolo Forcellini e Stefano Livadiotti per "l'Espresso"

Chi si porterà appresso Silvio Berlusconi nella sua rovinosa caduta? L'elenco di manager pubblici, grand commis e personaggi del mondo dell'informazione e dello spettacolo che sulla fedeltà al Cavaliere di Arcore hanno costruito una sfavillante carriera è lungo. Non tutti sono destinati a perdere il posto. Non da domattina, almeno. Ma è certo che molti di loro perderanno il potere che deriva dall'avere un filo diretto con la presidenza del Consiglio. E saranno costretti a rivedere le loro ambizioni. Ecco un elenco ragionato.

PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI. Già ridimensionato dall'assemblea dei soci
del maggio 2011, dove è riuscito a salvare la poltrona di presidente della Finmeccanica, ma ha perso quella di amministratore delegato, il "Guargua" (nomignolo che lui stesso non disdegna), toscanaccio di Castagneto Carducci, rischia di trovarsi da solo di fronte ai magistrati romani che lo indagano per false fatturazioni (insieme alla moglie, Marina Grossi, amministratore delegato di Selex Sistemi Industriali, per la quale l'ipotesi di reato è invece quella di corruzione). Finora aveva potuto contare su due amici importanti: Gianni Letta e il conterraneo Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture. Da domani è tutto più difficile.

MASSIMO VARAZZANI. Traballano le cinque poltrone dell'eclettico avvocato di Parma, amico da un quarto di secolo di Giulio Tremonti e gran collezionista di incarichi pubblici: amministratore delegato della Fintecna, la holding del ministero dell'Economia con un enorme patrimonio immobiliare e il controllo di Fincantieri; consigliere della Sogei, la società informatica dello Stato; vicepresidente dell'Enav, l'ente controllore del traffico aereo; commissario straordinario per la gestione del debito al Comune di Roma; capo della Stt, la società che gestisce una serie di aziende dell'amministrazione di Parma.

PAOLO SCARONI. Il grande capo dell'Eni vanta da sempre rapporti trasversali. Non a caso è stato nominato per la prima volta al vertice dell'ente petrolifero, nel 2005, dal governo Berlusconi (che lo ha da poco confermato per un terzo mandato) e mantenuto in carica da quello di Romano Prodi, che gli era succeduto e al cui interno aveva stabilito una buona intesa con Pier Luigi Bersani. Scaroni ha sempre avuto in Gianni Letta il suo punto di riferimento a palazzo Chigi. Può sempre puntare su Putin.

FLAVIO CATTANEO. A 48 anni, l'amministratore delegato di Terna, ed ex direttore generale della Rai, ha fretta di capitalizzare i buoni risultati ottenuti nella società che gestisce le reti per la trasmissione di energia elettrica. Per questo, nell'ultima tornata di nomine era accreditato di mire sul vertice di Finmeccanica o di Enel, che lui ha peraltro sempre e seccamente smentito. L'occasione per un cambio di poltrona è comunque svanita. E ora è più difficile che si ripresenti: pur dotato di buone entrature in entrambi gli schieramenti, Cattaneo è amico di vecchia data di Paolo Berlusconi.

MASSIMO SARMI. L'amministratore delegato delle Poste, in carica da poco meno di dieci anni, partito nel 2002 con una sponsorizzazione di An, è considerato un grande navigatore del mondo politico. Ora potrebbe risultargli fatale l'ultima giravolta, quella che nei mesi scorsi gli è valsa il quarto mandato in quota Letta.

GIORGIO SQUINZI. Il patron della Mapei, colosso italiano della chimica, è uno dei candidati (dovrà vedersela con Alberto Bombassei) alla presidenza della Confindustria, nella primavera del 2012. Fa il tifo per lui il leder uscente, Emma Marcegaglia, che deve restituire un favore: nel 2008, era stato proprio mister Mapei, forte di un ottimo rapporto con Fedele Confalonieri, a premere su Berlusconi perché desse il suo placet alla nomina dell'industriale mantovana.

MAURO MASI. L'ex segretario generale della presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi, e poi direttore generale della Rai, dov'è riuscito a farsi mandare a quel paese in diretta da Michele Santoro, nonostante gli incessanti consigli di Bisignani, alla fine s'è dovuto fare da parte. È finito in parcheggio alla Consap e a questo punto difficilmente ne uscirà.

DON LUIGI MARIA VERZÈ. A novanta anni suonati, il prete che ha definito Berlusconi «un dono di Dio all'Italia» è costretto alla resa. Il suo ospedale-gioiello, il San Raffaele, è rimasto schiacciato sotto una montagna di debiti di dubbia origine. E anche la Chiesa sembra averlo abbandonato al suo destino. Amen.

FRANCESCA IMPIGLIA. La giornalista del Tg4, beneficiaria di 50 mila euro usciti da uno dei conti usati dal mitico ragionier Spinelli per pagare gli svaghi del Casanova di Arcore, è in aspettativa dal 2006, quando è convolata a nozze. Il momento non appare come il più adatto per progettare un grande ritorno.

EMILIO FEDE. L'unico direttore di giornale al mondo con sulle spalle un rinvio a giudizio per induzione e sfruttamento della prostituzione prova a far finta di niente. Ma il crollo dello share del Tg4, sceso ormai a quota 5,7 per cento, rende poco realistica una resistenza a oltranza. Non gli resta che il casinò.

SUSANNA PETRUNI. Farfallina, come la chiamano in redazione per il ciondolo che si dice abbia ricevuto in regalo da Berlusconi, è arrivata più volte a un passo dal colpaccio della direzione del Tg2. Ora il sogno sta svanendo.

ARCIBALDO MILLER. Il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, il cui nome compare nelle carte dell'inchiesta sulla P3, è atteso al varco dai colleghi magistrati. Il potente sindacato della categoria, l'Anm, ha aperto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti.

VITTORIO GRILLI. Spinto e poi sconfitto nella corsa per la Banca d'Italia con la sponsorizzazione di Tremonti, è rimasto alla direzione generale del Tesoro. Secondo le indiscrezioni, la sua nuova destinazione sarebbe una banca d'affari, in attesa che il tempo scolorisca certe amicizie.

MARIANO APICELLA. Il menestrello di fiducia di Berlusconi non perderà il lavoro. Ma dopo i rovesci politici del Cav, chi se li compra più i cd del duo di Arcore?

GIULIANO FERRARA. L'elefantino adora le cause perse. Così, dopo aver fatto per qualche tempo la fronda al Cav quando era sulla cresta dell'onda, si è precipitato in suo soccorso mentre si avvicinava la fine. Ora dovrà rinunciare all'idea di pontificare in tv da un "Annozero di destra" di cui si era cominciato a parlare.

AUGUSTO MINZOLINI. Senza lo scudo stellare dell'Amor suo il "direttorissimo" (copyright Berlusconi) non avrebbe potuto resistere al calo degli ascolti che ha investito il suo telegiornale. E tanto meno alle vicende legate all'uso un po' disinvolto della carta di credito aziendale.

FABRIZIO DEL NOCE. Al Cavaliere deve un'elezione in Parlamento e l'ascesa all'empireo di viale Mazzini, come direttore di Rai 1 e della fiction. Così per il Cav si è fatto in quattro, combattendo tutti quelli che riteneva in odore di antiberlusconismo, da Celentano a Pippo Baudo e perfino a Mara Venier. E ora?

LELE MORA. Imbattibile come talent scout di belle ragazze, titolare di una fedina penale che va dall'evasione fiscale alla bancarotta fraudolenta, ora deve rispondere anche dell'accusa di favoreggiamento della prostituzione.

NICOLE MINETTI. Il suo scranno al Consiglio regionale della Lombardia se l'è guadagnato: travestimenti, balletti, risvegli nel cuor della notte per prelevare in questura una mocciosa marocchina. E in più ha dovuto inghiottire qualche umiliazione: altre esponenti di Forza Gnocca sbarcavano a Montecitorio o a Strasburgo, mentre lei doveva accontentarsi della Lombardia. Ora può consolarsi: cadranno da più in alto e si faranno più male.

BARBARA MATERA. Nella wikibiografia della non ancora trentenne bellezza di Lucera (Foggia), sbarcata nel 2009 all'Europarlamento, c'è scritto che è stata prefinalista al concorso regionale di Miss Italia 2000; la sua frase celebre recita: «Unisco l'esteriorità e i contenuti». Basterà, in un domani senza più Papi?

MARIA ROSARIA ROSSI. Alta e bionda, la ragioniera di Piedimonte Matese passata direttamente da consigliere di circoscrizione a deputato, si è guadagnata il soprannome di "zarina di Tor Crescenza", per le serate organizzate nel castello scelto la scorsa estate da Berlusconi come buen retiro. Ma avrebbe svolto compiti anche più delicati. «Ma lo sai chi è che fa le trattative di governo?», domandava al telefono Luigi Bisignani a Paolo Cirino Pomicino. E poi spiegava: «È la Rossi, una con l'ottava di seno».

MASSIMO PONZELLINI. L'ex pupillo di Prodi era passato armi e bagagli al centrodestra, arrivando così, passo dopo passo, al vertice di Bpm (che ha dovuto lasciare poche settimane fa), dopo essere stato candidato ovunque (dall'Eni all'Enel, da Terna a Finmeccanica alle Poste). Tenterà una nuova conversione a "U"?

ANTONIO CATRICALÀ. Con il Cavaliere è divenuto segretario generale di Palazzo Chigi a luglio 2001 e sempre Silvio l'ha portato al vertice dell'Antitrust nel 2005. Negli ultimi anni si sono susseguite le voci di nuovi, prestigiosi incarichi. Alla fine era stato nominato a capo dell'Authority per l'energia elettrica e il gas, ma ha declinato: troppo poco per le sue ambizioni. Ora però la scalata si fa più dura.

GIANCARLO INNOCENZI. L'ex top manager Mediaset voluto da Berlusconi all'Autorità garante per le comunicazioni non è riuscito a esaudire i desideri del capo, facendolo arrabbiare («Che ci stai a fare lì», sbottò quando capì che non sarebbe riuscito a far saltare l'odiata trasmissione di Michele Santoro). Quando le loro telefonate, intercettate, finirono sui giornali, Innocenti si dovette dimettere e finì sullo strapuntino di Invitalia, da dove sarebbe dovuto ripartire. Ora non più.

GIULIO MALGARA. Una vita all'insegna della pubblicità (per decenni presidente dell'Upa, Utenti pubblicità associati), dell'Auditel e dell'Audipress, cioè gomito a gomito con Silvio, che in più occasioni l'avrebbe voluto alla presidenza Rai. Poche settimane fa l'ha fatto designare come prossimo presidente della Biennale. Ed è stato irremovibile davanti alle proteste. di Venezia. Meglio: era stato irremovibile.

 

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