“LA SPAGNA E’ UN PAESE PROFONDAMENTE CORROTTO” – ALDO CAZZULLO MINIMIZZA LE TEORIE DI CHI VEDE NEI GUAI DI PEDRO SANCHEZ E DEL PARTITO SOCIALISTA SPAGNOLO LA “MANINA” DI ISRAELE E STATI UNITI (UNA VENDETTA PER LE CRITICHE DI MADRID A NETANYAHU E PER IL NO A TRUMP ALL’USO DELLE BASI IN SPAGNA PER LA GUERRA ALL’IRAN) – MA TRA I SOCIALISTI SPAGNOLI È FORTE LA CONVINZIONE CHE I DOCUMENTI CHE METTONO SOTTO ACCUSA ZAPATERO SIANO ARRIVATI DAGLI STATI UNITI DOPO LA CATTURA DI MADURO E L'ACCORDO DI TRUMP COL REGIME DI DELCY RODRIGUEZ: “ESISTE UNA TRAMA INTERNAZIONALE CONTRO SÁNCHEZ, CHE HA DATO MOLTO FASTIDIO AGLI STATI UNITI E A ISRAELE. TRUMP VORREBBE BUTTARLO GIÙ DA MOLTO TEMPO”
1 - SÁNCHEZ PERDERÀ LE ELEZIONI MA CONTRO DI LUI C’È UNA MANOVRA
MARINA DELVECCHIO
Dalla rubrica delle lettere del “Corriere della Sera”
Caro Aldo, purtroppo Sánchez si è messo contro Israele ed è ovvio che tentino di fargliela pagare. Spero resista perché è uno dei pochissimi che ha avuto il coraggio di fare ciò che tutti dovrebbero fare ma non se la sono sentita. Comunque non è indagato.
Marina Delvecchio
Mi sembra un momento difficile per la Spagna, e soprattutto per il governo che sopravvive grazie all’appoggio delle due formazioni antispagnole (i baschi e i catalani) che lo sostengono, finora, in cambio di pesanti contropartite politiche. Lei che ne pensa?
Gianluigi De Marchi
Risposta di Aldo Cazzullo
Cari lettori, la Spagna è un Paese profondamente corrotto. Il Partito popolare non è senza scandali; semplicemente sono stati in parte dimenticati perché è da sette anni lontano dal potere. Gli scandali oggi travolgono Pedro Sánchez, che è alla fine del suo ciclo politico; le prossime elezioni le vincerà il Partito popolare, il cui leader è un moderato come Feijóo, l’ex presidente della Galizia, ma dovrà convivere con la corrente radicale guidata dalla presidenta della comunità di Madrid Díaz Ayuso e dovrà allearsi con i populisti di Vox, che radicali lo sono ancora di più. Vedremo cosa sapranno fare.
Sánchez ha governato l’economia molto bene (del resto è un economista), la Spagna tra i grandi Paesi europei è quello che cresce di più, ha assunto posizioni coraggiose in politica estera. Per restare al potere però non ha esitato a fare alleanze con baschi e catalani, sia quelli di destra sia quelli di sinistra, e a concedere ai secessionisti di Barcellona un’amnistia che in campagna elettorale aveva escluso.
Questo ha provocato una torsione al sistema democratico spagnolo, nell’opinione pubblica e anche negli apparati dello Stato. Per gli spagnolisti Sánchez è diventato il nemico pubblico numero uno. Che ci sia nei suoi confronti un accanimento giudiziario è chiaro come il sole. Le inchieste contro la moglie e contro il fratello sono state avviate da un sindacato di estrema destra. Le accuse sono abbastanza ridicole. In sostanza Sánchez è accusato di aver trovato un posto di lavoro al fratello. Applicando questo metodo al nostro Paese, l’intero parlamento italiano dovrebbe diventare un supercarcere.
Molto più serie sono le accuse contro i suoi due stretti collaboratori, Ábalos e Cerdán. Poi c’è il caso Zapatero, che è il più grave, perché Zapatero ha vinto due elezioni, è stato a lungo capo del governo, e mentre González è palesemente ostile a Sánchez, Zapatero l’ha sempre appoggiato e ha gestito il delicato dossier venezuelano.
Le accuse contro di lui sono da provare. Da una parte è palese che Zapatero, come hanno fatto molti altri ex primi ministri, si è messo a fare soldi: cosa poco commendevole, soprattutto se avviene violando la legge. Dall’altra parte gli americani non gli hanno certo dato una mano, anzi sono stati decisivi nel costruire l’indagine. In sintesi, la corruzione nel Partito socialista e nel governo spagnolo esiste. Ma che ci sia una manovra interna ed esterna contro Sánchez sarebbe davvero ingenuo non vederlo.
Alla fine la vera sanzione arriverà dall’elettorato.
2 - SPAGNA, L'ULTIMA DIFESA DEI SOCIALISTI "COMPLOTTO USA CONTRO SÁNCHEZ"
Estratto dell’articolo di Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica”
[…] c'è chi a sinistra alimenta l'idea del complotto.
A Cadena Ser, ieri, il ministro dei Trasporti Oscar Puente parlava di strane coincidenze: la notizia della perquisizione che arriva al Ppe e ai giornali prima che gli agenti della guardia civil raggiungano il quartier generale di Calle Ferraz.
«Ci sono persone – ha dichiarato – che stanno compiendo azioni per rovesciare un governo non attraverso le elezioni, non alle urne, ma con altri stratagemmi, altri strumenti. Non lo permetteremo».
Tornato da un viaggio in Messico nella sua casa di Barcellona, Javi López, vicepresidente del Parlamento europero per il Psoe, ha un tono simile: «In mezzo a un rumore e a una pressione soverchianti, i tentativi di far cadere il governo di Sánchez non avranno successo. La sua leadership ha garantito alla Spagna una crescita solida, sostenibile ed equa. Ha fatto avanzare la riconciliazione con la Catalogna e ha affermato il Paese come voce autonoma e rispettata sulla scena internazionale. C'è chi non glielo perdonerà mai».
Manuel Vilas ha un'opinione più sfumata. «Qui si usa molto la parola lawfare, guerra attraverso la giustizia. Credo che ci sia. Credo esistano giudici politicizzati che agiscono seguendo degli interessi, ma non può essere tutto lawfare. Le inchieste sono troppe. Il giudice che indaga Zapatero è un progressista, è limpido».
Su quel caso, il sospetto neanche troppo nascosto tra i socialisti è che i documenti che mettono sotto accusa l'ex premier spagnolo siano arrivati dagli Stati Uniti dopo la cattura di Maduro e l'accordo col regime di Delcy Rodriguez. «Sono sicuro che esista una trama internazionale contro Sánchez, che ha dato molto fastidio agli Stati Uniti e a Israele. È stato dalla parte giusta della storia, ha detto chiaramente che la guerra è uno strumento del passato, Trump vorrebbe buttarlo giù da molto tempo.
Ma anche se questi documenti contro Zapatero fossero parte di questa macchinazione, il punto è che tirano fuori cose molto concrete. E che sembrano credibili».
Da casa di Manuel Vilas a Puerta del Sol c'è un quarto d'ora di macchina. Man mano che ci si avvicina al centro della città, su ogni viadotto, enormi striscioni gialli dicono "benvenuto a papa Leone".
Prevost sarà a Madrid tra pochi giorni, Sánchez aveva puntato molto su un'intesa che va dall'intelligenza artificiale alla guerra in Iran, passando dalla critica del trumpismo fino alla difesa dei migranti. I prossimi giorni, dopo la visita in Vaticano di martedì, avrebbero dovuto celebrare questa vicinanza. Sono invece diventati i più difficili degli ultimi otto anni.
È sempre Vilas a spiegare cosa la destra e un intero sistema non hanno perdonato al leader dei socialisti.
delcy rodriguez nicolas maduro
Ad esempio, di essere diventato premier grazie al sostegno degli indipendentisti baschi e catalani. «Solo che – dice lo scrittore – portandoli al governo Sanchez ha risolto il problema dell'indipendentismo, lo ha disarmato, solo un cieco non lo vedrebbe». Molto diversa la situazione sull'economia. Perché i dati macro sono buoni, il salario minimo è stato una rivoluzione, il pil cresce più che in tutt'Europa, «ma qui c'è un enorme questione casa. Permettersene una è diventato insostenibile, soprattutto nelle grandi città. E i salari restano bassi di fronte a un costo della vita che continua a salire».







