“IL QUIRINALE NON È NEI MIEI PIANI” – GIORGIA MELONI, IN UN'INTERVISTA CONTENUTA NEL LIBRO DI BRUNO VESPA, APRE LA PARTITA PER IL COLLE: “NON CAPISCO IL MOTIVO PER CUI DEBBA FARE SCANDALO L'IDEA CHE UNA PERSONALITÀ DI CULTURA CONSERVATRICE POSSA UN GIORNO AMBIRE AL QUIRINALE” ("E' RAZZISMO CULTURALE") - RENZI INVOCA UN CENTROSINISTRA UNITO “PER BLOCCARE IL DISEGNO” DELLA PREMIER, CHE UNA VOLTA AL QUIRINALE “METTEREBBE LE MANI SULLA CORTE COSTITUZIONALE”: "PERICOLOSO, CONOSCENDO LO SCARSO SENSO ISTITUZIONALE DI QUESTA DESTRA SOVRANISTA E ANTI-EUROPEA”- LA CONTROREPLICA DI MELONI: “LE CRISI ISTERICHE CHE VENGONO ALLA SINISTRA OGNI VOLTA CHE SI ADOMBRA LA POSSIBILITÀ CHE POSSA ESSERE UNA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA A INDICARE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LA DICONO LUNGHISSIMA SULLA CONCEZIONE PROPRIETARIA CHE HANNO DELLE ISTITUZIONI”
Federico Capurso per "la Stampa" - Estratti
GIORGIA MELONI LEGGE LA LISTA DEI MINISTRI
Giorgia Meloni sostiene di voler solo «chiudere bene la legislatura» per poi cercare il bis a Palazzo Chigi quando si tornerà al voto. «Il Quirinale non è nei miei piani», assicura in un'intervista contenuta nel consueto libro di fine anno di Bruno Vespa.
Lo aveva detto già lo scorso gennaio, ma ribadirlo adesso, a pochi mesi dalle elezioni, ha un altro peso. Specie perché, subito dopo, aggiunge di non capire il motivo per cui «debba fare scandalo l'idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo».
Il tema del Quirinale è già entrato nella prossima campagna elettorale per le prossime Politiche e Meloni sa che può rivelarsi utile a ricompattare l'elettorato. Può trattenere i delusi, intorno a un tabù da sconfiggere, a una nuova "prima volta". Si scaglia infatti contro il «razzismo culturale» che vede da parte della sinistra nei confronti di chi, a destra, aspira al Quirinale. «È insopportabile», lamenta, incurante della discrasia tra il sentirsi vittima di un pregiudizio e l'essere da quattro anni presidente del Consiglio.
giorgia meloni lascia il quirinale dopo il giuramento 2
Ma la partita del Colle porta con sé anche delle trappole. La più rischiosa di tutte la nasconde l'ambizione personale. Per questo, Meloni è attenta a tirarsi subito fuori dalla corsa. Non è solo una questione di forma, perché, come ricorda Gianfranco Rotondi, «al Colle non ci si candida, si viene candidati».
La premier sa che si tratta, soprattutto, di un argomento che può essere utilizzato contro di lei. Mette già in conto gli attacchi del centrosinistra contro "Meloni piglia-tutto", che cercherebbe di vincere le elezioni nel 2027 per poi puntare alla presidenza della Repubblica solo due anni più tardi. E prova allora a disinnescarli, perché è una tesi particolarmente radioattiva per chi è al potere, come ha imparato sulla sua pelle con la sconfitta al referendum (la sua «più grande delusione», ammette).
giorgia meloni con salvini e i leghisti al quirinale
Nel campo largo, in effetti, sono già schierati. Dentro il Movimento 5 stelle leggono le parole di Meloni, che dice di non volere il Quirinale, e tirano dritti: «Aveva promesso anche di tagliare le accise.Non si può più credere a nulla di quel che dice».
In prima fila c'è anche Matteo Renzi: invoca un centrosinistra unito «anche per bloccare il disegno» della premier, che una volta al Quirinale «metterebbe le mani sulla Corte costituzionale grazie ai 5 membri nominanti dal Colle».
Tutto legittimo - osserva il leader di Italia viva -, ma anche «molto pericoloso, conoscendo lo scarso senso istituzionale di questa destra sovranista e anti-europea». Meloni la pensa in modo diametralmente opposto: «Le crisi isteriche che vengono alla sinistra ogni volta che si adombra la possibilità che possa essere una maggioranza di centrodestra a indicare il presidente della Repubblica la dicono lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni».
Si sente il profumo della campagna elettorale. Meloni ha già iniziato. E si dice sicura che anche il centrosinistra, a breve, si attrezzerà: «Tenteranno di creare il solito "allarme democratico".
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