ilaria salis

“HO LE PROVE DELLA GIUSTA CAUSA DEL LICENZIAMENTO DEI MIEI COLLABORATORI MA NON HO POTUTO PRESENTARLE: ERO ASSENTE PERCHÉ DI QUEL PROCEDIMENTO E DELLE UDIENZE NON SAPEVO NULLA” – ILARIA SALIS S’ARRAMPICA SUGLI SPECCHI PER GIUSTIFICARE LA CONDANNA A RISARCIRE CON 300MILA EURO I SUOI DUE COLLABORATORI LICENZIATI SENZA GIUSTA CAUSA: “DA PARTE LORO C'ERANO STATE GRAVI INADEMPIENZE NEL LAVORO. FACCIO UN ESEMPIO: PER SETTIMANE NON RISPONDEVANO ALLE MAIL, NONOSTANTE FOSSE UNA DELLE LORO PRINCIPALI ATTIVITÀ. E ALCUNE MANSIONI CHE GLI ERANO AFFIDATE NON VENIVANO PORTATE A TERMINE COME AVEVAMO IMMAGINATO. COL PASSARE DEL TEMPO LA SITUAZIONE È DIVENTATA SEMPRE PIÙ CONFLITTUALE E NON CI RIVOLGEVAMO PIÙ LA PAROLA - LI CONOSCEVO DA MOLTO, AVEVANO SEGUITO DA VICINO E PER PRIMI LA MIA VICENDA IN CARCERE A BUDAPEST. MA COL TEMPO QUEL LEGAME SI È LOGORATO FINO A SPEZZARSI. HO SEMPRE PIÙ AVUTO L'IMPRESSIONE CHE VOLESSERO FAR PESARE IL LORO RUOLO PER INFLUENZARE LE MIE DECISIONI”

Estratto dell’articolo di Viola Giannoli per “la Repubblica”

 

ilaria salis

Ilaria Salis, è stata condannata a risarcire due collaboratori licenziati senza giusta causa. È così?

«La sentenza, che è di primo grado, non è entrata nel merito, non ha accertato che non ci fosse giusta causa. Tocca al datore di lavoro, in questi casi, presentare le prove. E le prove ci sono, ma io non ho potuto portarle: ero assente perché di quel procedimento e delle udienze non sapevo nulla».

 

Come è possibile?

«Nelle cause civili sono le controparti a dover notificare l'avvio del procedimento. Loro hanno scelto di farlo al mio indirizzo di residenza in Italia, ma io spesso sono fuori».

 

E non ha mai controllato la cassetta della posta?

«Certo, ma non ho trovato nulla. Quando l'ufficiale giudiziario è passato non ero in casa e dopo quel tentativo non ce ne sono stati altri».

 

ILARIA SALIS

Davvero per mesi lei è stata all'oscuro del procedimento?

«Avrebbero potuto mandarmi una pec o contattarmi tramite i canali istituzionali, invece hanno usato la procedura per gli irreperibili svolgendo il processo in contumacia. Ma io sono un'europarlamentare, è un po' difficile che sia irreperibile…».

 

Dunque quando lo ha saputo?

«Due mesi dopo la sentenza che mi è stata notificata il 4 maggio».

 

Stavolta allora la notifica è arrivata.

IVAN BONNIN ILARIA SALIS

«L'hanno mandata alla stessa residenza, ma l'ufficiale giudiziario ha lasciato un avviso e sono andata a ritirarla».

 

E ha fatto ricorso.

«Abbiamo preparato più di cento pagine per ricostruire in modo completo quel che non ho potuto dire in primo grado. La Corte d'appello ha sospeso l'efficacia della sentenza che altrimenti era immediatamente esecutiva. Dopo l'estate ci sarà l'udienza».

 

ilaria salis in manette

Come finirà secondo lei?

«[…] sono serena, convinta di poter spiegare come sono andate le cose. […]».

 

Lo spieghi a noi intanto. I suoi due ex collaboratori avevano iniziato a lavorare come co.co.co e partita Iva nell'estate del 2024, subito dopo l'elezione. Dopo 7 mesi, però, li ha licenziati. Cos'è successo?

«Li conoscevo da molto, avevano seguito da vicino e per primi la mia vicenda in carcere a Budapest. Ma col tempo quel legame si è logorato fino a spezzarsi. Pensavo non avessero secondi fini e invece ho sempre più avuto l'impressione che volessero far pesare il loro ruolo per influenzare le mie decisioni».

ilaria salis dopo il voto del parlamento europeo sulla sua immunità

 

Quale sarebbe la giusta causa?

«C'erano state gravi inadempienze nel lavoro. Faccio un esempio: per settimane non rispondevano alle mail, nonostante fosse una delle loro principali attività. E alcune mansioni che gli erano affidate non venivano portate a termine come avevamo immaginato. Ho provato più volte a far presenti le criticità, ma col passare del tempo la situazione è diventata sempre più conflittuale. Non ci rivolgevamo più la parola e invece in politica il rapporto fiduciario è fondamentale».

 

I due ex collaboratori dicono che li ha licenziati senza preavviso.

ilaria salis

«Tutt'altro. Ho cercato un confronto, gli ho proposto di trovare una soluzione. Mi hanno risposto che c'erano due strade: continuare così o andare in tribunale».

 

È finita nel secondo modo. Non era meglio un accordo?

«Sì, ma a gennaio 2025 mi hanno detto che non erano possibili conciliazioni, che avrebbero contattato la stampa per rovinare la mia reputazione. Mi sono assicurata che non restassero senza sostentamento e ho chiuso».

 

Ora che la condanna in primo grado è pubblica lo rifarebbe?

«Non è stata una scelta a cuor leggero, ma credo sia stata quella giusta per tutelare il mio mandato, le risorse pubbliche che mi sono affidate e le persone che rappresento».

ilaria salis 8

 

La destra vuole le sue dimissioni.

«È una polemica meschina e strumentale: non credo siano diventati da un giorno all'altro sensibili ai diritti dei lavoratori. […]».

 

[…] Il leader del suo partito, Nicola Fratoianni, ha dichiarato di voler attendere l'esito del processo ma ha detto anche che il rispetto delle sentenze e dei diritti dei lavoratori è per Avs un punto fermo. Per lei lo è?

«Lo è per me e per tutta la mia parte politica. […] l'appello chiarirà tutto».

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