giorgia meloni legge elettorale

MA INSOMMA, QUANDO SI VOTA? ELECTION DAY IN PRIMAVERA O VOTO A FINE LEGISLATURA, NELL’AUTUNNO 2027? SICURAMENTE C’È UNA DATA DA SEGNARE SUL CALENDARIO: L’11 APRILE. QUEL GIORNO I PARLAMENTARI MATURANO IL DIRITTO AL VITALIZIO – GIORGIA MELONI VORREBBE EVITARE L’ELECTION DAY CON I COMUNI DI CENTROSINISTRA (ROMA, MILANO, BOLOGNA, NAPOLI E TORINO). MA IL POTERE DI SCIOGLIERE IL PARLAMENTO È NELLE MANI DI SERGIO MATTARELLA, E IL CAPO DELLO STATO SCIOGLIE LE CAMERE SOLO SE NON SI TROVA UN ACCORDO DI GOVERNO…

Estratto dell’articolo di Roberto Gressi per il “Corriere della Sera”

 

giorgia meloni 8 foto lapresse

C’è una regola non scritta: quando si fa la legge elettorale, poi si va a votare prima possibile. D’altra parte, chi accidenti conoscete che si compra una macchina nuova e poi aspetta un anno prima di guidarla?

 

Allora eccoci, alla tentazione di anticipare le urne, c’è pure una mezza idea sulla data: 11 e 12 aprile 2027. […] Che poi uno dice, perché aspettare così tanto? Facciamole subito, queste benedette Politiche, già nell’autunno 2026.

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI 25 APRILE

Eh sì, la fai facile. Per le nuove norme, hai diritto al vitalizio solo se la legislatura è durata almeno quattro anni, sei mesi e un giorno. E perlomeno su questo il Parlamento è pronto a dare prova di unità nazionale. Aprile, quindi.

 

Ma che gli diciamo a Sergio Mattarella? Non c’è crisi di governo, la maggioranza, sicuramente nei numeri, è solidissima e il potere di sciogliere anticipatamente le Camere, Costituzione insegna, è del presidente della Repubblica.

 

La nuova legge elettorale prevede già l’indicazione del premier, pur con la premessa che sono fatte salve le prerogative del capo dello Stato, non è che si può tirare ulteriormente la corda.

 

RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE

In verità una motivazione nobile c’è: bisogna dare tempo all’esecutivo che uscirà dalle urne di fare una solida legge di Bilancio, la più importante, quella che segna la legislatura, e non si può arrivare alla scadenza del 31 dicembre 2027 con l’acqua alla gola. Però già nel 2022 si votò a settembre, e non successe niente, non balenò nemmeno per un attimo lo spettro dell’esercizio provvisorio. Insomma, un bel busillis.

 

[…]  Anche in caso di dimissioni del governo, almeno in teoria, le elezioni immediate non sono l’unica soluzione. Il presidente della Repubblica potrebbe anche sondare la strada di un esecutivo elettorale, che faccia quelle due o tre cose utili al Paese prima delle urne.

 

roberto vannacci contro meloni sulle preferenze

Ma è un’ipotesi di scuola. Se Giorgia Meloni si presentasse con i ministri dimissionari e si dicesse indisponibile a partecipare ad altri esecutivi, probabilmente il Quirinale non potrebbe che prenderne atto.

 

L’impressione è che questa legislatura abbia dato quello che poteva dare, e il rischio che ci aspetti un anno di campagna elettorale, logorante e stucchevole, è innegabile. La maggioranza è alla ricerca di conferme, soprattutto dopo il risultato del referendum sulla Giustizia.

 

L’opposizione ha voglia di vedere se è poi vero che il governo è contendibile. Certo, poi i percorsi sono ben diversi.

 

[…] La legge elettorale, intanto. Per la maggioranza si chiama Stabilicum. Serve cioè a dare solidità al sistema e a evitare pareggi, anticamera di governi tecnici. Per il centrosinistra si chiama Melonellum: una mezza truffa, da usare al volo prima che la Corte costituzionale la bocci, perché prevede un premio esagerato e indebolisce il capo dello Stato.

 

Roberto Vannacci si fa andare bene tutto, compresa la postilla che lo costringe, unico partito, a raccogliere le firme per presentare le liste. Tanto lui è il generalissimo senza macchia sulla vestaglia che combatte da solo contro il sistema.

 

INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

Poi però per votare ad aprile c’è un bel pastrocchio. Perché vanno a scadenza anche Comuni importanti: Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino, mica bruscolini.

 

Si potrebbe fare l’election day, che si risparmia. Pare però che non sia nei pensieri del centrodestra. Sono magari città contendibili, ma sono pure tutte in mano al centrosinistra, che potrebbe usarle come traino.

 

Allora dal cilindro spunta anche un’altra idea: si potrebbe votare a giugno, e spostare le amministrative a ottobre.

 

L’anticipo ci sarebbe, ma, considerato che in mezzo c’è l’estate, non sarebbe poi così grande. Però c’è anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che non è d’accordo. Il motivo? Ci vuole tempo per portare a compimento l’Autonomia differenziata.

 

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

Anche se, della bandiera dei presidenti delle Regioni leghisti, pare non importare un granché a nessuno, ed è improbabile che Giorgia Meloni, ma anche Tajani e Lupi, vogliano andare al voto con una riforma che penalizza il Sud.

 

C’è però un altro provvedimento che sta molto a cuore alla maggioranza, e soprattutto alla presidente del Consiglio: la legge delega per la ripresa della produzione di energia nucleare «sostenibile».

 

[…]  Insomma, come si usa dire in questi casi, sulle elezioni anticipate il dibattito è aperto, anche se per adesso sono soprattutto chiacchiere. Quello che è certo è che per votare bisogna sciogliere le Camere 70 giorni prima.

 

ARTICOLO DI BLOOMBERG SUL PRIMO ANNO DI GIORGIA MELONI

La data dell’11 aprile è stata indicata per primo dal giornale Libero , poi l’agenzia Bloomberg si è spinta fino a raccontare che ci sarebbe stata un’interlocuzione sul tema tra Meloni e Mattarella. È però un’ipotesi che non ha trovato conferme, ed è difficile che si avvii un confronto che sarebbe un po’ astratto, prima dell’approvazione della nuova legge elettorale. Cosa che comunque nelle intenzioni della maggioranza dovrebbe avvenire prima della pausa estiva .

antonio tajani giorgia meloni e matteo salvini al senato – comunicazioni sulla guerra all iran - foto lapresse giorgia meloni emmanuel macron 4 foto lapresse

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