LA NOSTRA STORIA E' PIENA DI “FRANCHI TIRATORI”: SONO INGRATI "GIUDA" O SALE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE? L’ESORDIO DEGLI IGNOTI CECCHINI È NEL 1946 PER IMPALLINARE IL CONTE SFORZA CANDIDATO AL COLLE. POI GLI SGAMBETTI A FANFANI, ANDREOTTI E FORLANI, FRANCO MARINI, CASELLATI E I TRAPPOLONI A PRODI - COME DISSE SANDRA ZAMPA, DOPO CHE IL "MORTADELLA" FU AFFONDATO DAI 101 NELLA CORSA AL QUIRINALE (CHE COSTÒ ANCHE LA LEADERSHIP A BERSANI) : “IO NON FUMO, TU NON FUMI, MA C’È UNA CICCA SUL COMÒ” – L’ULTIMO EPISODIO RIGUARDA GIORGIA MELONI - CHI SUBISCE I FRANCHI TIRATORI LI VUOLE NELLA PATTUMIERA DELLA STORIA E CHI SE NE AVVANTAGGIA, FESTEGGIA...
Roberto Gressi per il "Corriere della Sera" - Estratti
Accidenti a lui. Avevi fatto carte false e il numero di telefono lo avevi trovato.
Ma hai voglia a provare, squillava, squillava… Poi alla fine sì, quando eri disperato, ti rispondeva. «Senatore, tornerà a Roma? Il governo di Romano Prodi è appeso a un filo, si regge sul suo voto».
E lui, serafico, dalla pianura dell’Argentina meridionale, la Pampa: «Ma cosa vuole che le dica? Mi ci faccia pensare. Non lo sente il profumo? Abbiamo fatto la brace e abbiamo messo su certe bisteccone». Una volta lo salvò, a Romano, e una volta, quella definitiva, lo affondò.
Luigi Pallaro, morto alla serena età di 93 anni, l’ha tenuto legato alle briglie del suo cavallo, per settimane e mesi, il futuro della Repubblica.
Franchi tiratori, termine militare settecentesco di derivazione francese, Treccani docet, entrato nel lessico comune in Italia alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, in piena Prima repubblica. (…)
Questa volta hanno azzoppato pure Giorgia Meloni, roba che, poco prima, alzavano il ditino pure per andare in bagno. Un tritacarne che non rispetta nessuno tanto non ti scoprono. Come disse Sandra Zampa, usando un adagio emiliano, dopo che Prodi fu colpito e affondato nella corsa al Quirinale che costò anche la leadership a Pierluigi Bersani: «Io non fumo, tu non fumi, ma c’è una cicca sul comò». Quella volta le cicche dei franchi tiratori furono almeno 101, quanti i dalmata di Crudelia Demon. Intendiamoci, quella dei franchi tiratori è guerriglia quotidiana, che se c’è da dare una gomitata non ci si tira indietro. Ma certo, il Colle, vuoi anche perché si spara dall’alto, è il terreno favorito dei cecchini.
ULIVO PRODI D'ALEMA DINI VELTRONI
Pronti, via. Siamo nella primavera del 1946.
Alcide De Gasperi, mica uno qualsiasi, avrebbe voluto il conte Carlo Sforza, ministro degli Esteri, come capo provvisorio dello Stato. Le sinistre erano contro l’atlantismo e fecero la parte loro, ma nulla avrebbero potuto senza le quinte colonne democristiane, e la spuntò Enrico De Nicola.
Proprio a lui, ma c’è concorrenza, pare debba attribuirsi la frase secondo la quale, in politica, «la gratitudine è il sentimento del giorno prima». Insomma, vale per l’oggi, prendi uno scappato di casa, lo innaffi come i pomodori nell’orto, lo fai diventare parlamentare e quello, non appena ci trova un tornaconto, ti accoltella. Giovanni Leone alla fine ci riuscì a fare il presidente della Repubblica, e mal gliene incolse, magari non tutto per colpa sua. Ma ci aveva provato ben prima.
romano prodi festival economia trento
Era il 1971, e succede anche che a guidare le truppe cammellate dei franchi tiratori, a volte, siano proprio i leader politici. Aldo Moro di dargli il Colle non ne voleva proprio sapere, e disse a Carlo Donat Cattin di usare tutti i «mezzi tecnici» per impedirlo. Pare che lui rispondesse che di mezzi tecnici ne conosceva tre: il pugnale, il veleno e i franchi tiratori. E fu così che, dopo un’interminabile maratona, il Quirinale finì nelle mani di Giuseppe Saragat. Amintore Fanfani, il «Rieccolo» di Indro Montanelli, fu stroncato per ben due volte dal fuoco amico.
Arnaldo Forlani, il «coniglio mannaro», era il candidato ufficiale della Dc, ma proprio quelli del suo partito lo baciarono sulla guancia e lo affossarono, aprendo la via a Oscar Luigi Scalfaro. In quella stessa tornata ci aveva provato anche la volpe delle volpi, Giulio Andreotti, ma niente da fare anche per lui, e un Umberto Bossi emergente trovò il modo di prenderlo in giro alla radio, vantandosi di avergli fatto credere che la Lega avrebbe votato per lui. Un passetto indietro: pure Cesare Merzagora, storico presidente del Senato, che pure era sostenuto dal potente Mario Scelba, fu costretto alla ritirata.
Ma è storia che si ripete. Franco Marini, sulla carta, li aveva eccome i voti per diventare presidente della Repubblica, ma i suoi lo tritarono con il voto segreto, e si dovette faticare per convincerlo che era inutile insistere.
E ancora nel 2022 toccò la stessa sorte a Maria Elisabetta Alberti Casellati, sponsorizzata da Ignazio la Russa, che aveva bisogno di almeno 505 voti per farcela, ma crivellata dai franchi tiratori ne ottenne solo 382.
maria elisabetta alberti casellati alla camera foto lapresse
Giuda, ingrati, traditori, pugnalatori nell’ombra, servi del nemico, oppure incursori che intervengono per frenare assalti alla diligenza del vivere civile, o anche, la frase è attribuita a Giuliano Ferrara, franchi tiratori «sale della democrazia parlamentare». Chi li subisce li vuole nella pattumiera della storia, chi se ne avvantaggia, festeggia, come l’altra sera, con cori da stadio.
GIORGIA MELONI PRIMA PAGINA IL FATTO QUOTIDIANO
prodi mastella
GIORGIA MELONI PRIMA PAGINA IL MANIFESTO
TAJANI MELONI SALVINI

