L’AUTONOMIA? LA RIFORMA BANDIERA DELLA LEGA E’ FINITA NELLA DIFFERENZIATA – LE RESISTENZE DEGLI ALLEATI HANNO CONTRIBUITO A SVUOTARE IL PROGETTO DEL CARROCCIO SOPRATTUTTO SULLA TUTELA DELLA SALUTE - I GOVERNATORI LEGHISTI VOLEVANO NUOVI POTERI PER LE LORO REGIONI. DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI, INVECE, È USCITO UN TESTO IN CUI VENGONO RIPROPOSTI POTERI GIÀ ESISTENTI, SEMPRE INGABBIATI DENTRO VINCOLI NAZIONALI, VERIFICHE MINISTERIALI, SENZA RISORSE AGGIUNTIVE – L’AUTONOMIA SI È TRASFORMATA IN UNA CONCESSIONE DI “DISCREZIONALITÀ CONDIVISA” TRA STATO E REGIONE. COSA DICONO A VIA BELLERIO?
Federico Capurso per "la Stampa" - Estratti
Si rischia sempre di restare delusi quando si prova a replicare nella vita vera quel che si è sognato. Dev'essere accaduto anche ai leghisti con l'autonomia differenziata. Una volta calata nella vita vera, la loro bandiera ha dovuto affrontare i veti delle burocrazie ministeriali, le resistenze degli alleati di governo, i paletti degli uffici legislativi. Mano a mano che superava questi ostacoli, il grande progetto del Carroccio si è pian piano svuotato, e quel che rimane, oggi, è qualcosa di profondamente diverso dalla rivoluzione annunciata quattro anni fa.
(...) Fa uno strano effetto, però, ripercorrere i desideri iniziali dei presidenti di Regione della Lega, leggere le pre-intese che avevano firmato solo qualche mese fa con Calderoli, e poi guardare oggi il testo delle intese preliminari di cui ha iniziato a discutere il Parlamento. L'autonomia è stata silenziosamente depotenziata soprattutto sulla materia più delicata e pesante: "La tutela della salute".
salvini calderoli festa 40 anni lega
I leghisti volevano nuovi poteri per le loro Regioni. Dal Consiglio dei ministri, invece, è uscito un testo in cui vengono riproposti poteri già esistenti, sempre ingabbiati dentro vincoli nazionali, verifiche ministeriali, programmazione statale e senza risorse aggiuntive.
giorgia meloni - videomessaggio al convegno L'Italia del Pnrr
Il nuovo governatore del Veneto Alberto Stefani prova a vendere gli effetti dell'autonomia nella sua Regione come se valesse, «per la sola Sanità, 300 milioni di euro». Si potrebbe pensare che Stefani si aspetti 300 milioni in più.
Non è così. Quelli li sognava l'ex governatore Luca Zaia.
La cifra nasce da una stima di quanto i cittadini veneti già spendono oggi per fondi sanitari integrativi, forme private di assistenza e via dicendo. La proposta iniziale di Zaia e degli altri tre governatori interessati era quella di collegare strutturalmente quella spesa privata al sistema sanitario regionale, attraverso leggi regionali e una regia pubblica.
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Il presidente del Piemonte Alberto Cirio, intervenendo in audizione alla Camera, offre una sintesi impeccabile di quel che è diventata l'autonomia in materia sanitaria: «Se noi avessimo una maggior discrezionalità condivisa, non autonoma, potremmo coprire esigenze che oggi non possiamo». Insomma, si è trasformata in una concessione di «discrezionalità condivisa» tra lo Stato e la Regione. Come slogan, «Più autonomia» funzionava. Invece ora i leghisti padani dovranno sostituirlo con "Più discrezionalità condivisa". Il loro sconforto, in effetti, sarebbe comprensibile.


