giorgia meloni donald trump vladimir putin matteo salvini

E MO’ CHE FAMO CO’ ’STO PIANO? – MENTRE GIORGIA MELONI TENTENNA IMBARAZZATA E RESTA MUTA SUL PIANO DI PACE A MISURA DI PUTIN PRESENTATO DALL’AMICO TRUMP, IL “PACIFINTO” SALVINI COGLIE LA PALLLA AL BALZO E SPINGE PER DARE L’APPOGGIO IMMEDIATO AI 28 PUNTI CHE SEGNEREBBERO LA RESA DI KIEV – IL VICEMINISTRO LEGHISTA SIRI: “IL PIANO AGEVOLA UNA CHIUSURA RAPIDA DEL CONFLITTO. MEGLIO SCONTENTI CHE SCONFITTI”. UNA POSIZIONE IRRICEVIBILE PER CROSETTO E PER TAJANI…

Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI ARRIVA AL G20 IN SUD AFRICA

Il piano Trump per l'Ucraina è ancora solo una bozza che circola tra le cancellerie di mezzo mondo. Eppure in Italia è più che sufficiente rimettere a nudo una crepa profonda: da una parte il fronte prudente di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Antonio Tajani, impegnati a bilanciare la fedeltà a Washington con la cruda realtà di una mossa Usa molto squilibrata a favore di Mosca; dall'altra la Lega, che invece alza il volume e considera la bozza americana un'occasione da cogliere al volo.

 

Mentre Meloni è impegnata a non scoprirsi troppo al G20 in Sudafrica, a via Bellerio, infatti, non vedono grossi problemi. Anzi: per i salviniani il documento statunitense è già di per sé una via d'uscita e andrebbe approvato subito.

 

MATTEO SALVINOV - MEME

«Fa quello che deve», sussurra Armando Siri, uno dei consiglieri più ascoltati da Matteo Salvini. «Agevola una chiusura rapida del conflitto». Stop. Nessun distinguo, nessuna ipotesi alternativa che possa includere nuove forniture di armi europee. Tanto meno italiane.

 

L'autorizzazione parlamentare che si renderà necessaria il prossimo anno per continuare a supportare Kiev, garantiscono dalla Lega, «semplicemente non ci sarà». Tra i salviniani il ragionamento è cristallino: se gli Usa si sfilano, Kiev crollerà comunque. «Meglio scontenti che sconfitti. In 45 giorni si rischia una débâcle peggiore di un compromesso», è la sintesi di Siri. [...]

 

giorgia meloni donald trump

La linea dell'esecutivo è infatti molto più cauta. E proprio questa cautela rischia anche di generare imbarazzi con Trump, che Meloni ha difeso e accudito come un alleato naturale. Il punto è il contenuto della proposta americana: se Crosetto si è spinto a definire «dura» la bozza per Kiev («ma è pur sempre un inizio», ha aggiunto), dentro il governo c'è chi non usa giri di parole e considera alcuni passaggi semplicemente «assurdi». In particolare il limite fissato a 600 mila soldati arruolabili dall'Ucraina e la rinuncia secca a Crimea, Luhansk e Donetsk.

 

A Palazzo Chigi faticano a immaginare una trattativa in cui Volodymyr Zelensky accetti di cedere territori difesi al costo di centinaia di migliaia di vite. Ed è proprio su questo punto che l'Europa proverà ad agire nelle prossime ore, mentre gli emissari continentali si ritrovano a Ginevra per intavolare un dialogo con gli Stati Uniti.

 

FABRIZIO SAGGIO GIORGIA MELONI

Per l'Italia ci sarà il consigliere diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio. L'ambizione? Dopo averlo lusingato per essere riuscito a riaprire la trattativa per il cessate il fuoco e per una pace duratura, spiegare a Trump che quest'ultima per essere sostenibile non può premiare Vladimir Putin.

 

«Anche Mosca deve rinunciare a qualcosa», ragiona una fonte ai vertici del governo. E soprattutto – è la frase che circola tra Difesa, Esteri e Palazzo Chigi – «non può esistere una pace tra Ucraina e Russia in cui ci guadagnano gli Stati Uniti».

 

matteo salvini con vladimir putin

All'interno dell'intesa Trump si è infatti garantito non solo «un risarcimento» per le garanzie di sicurezza che metterà sul tavolo, ma anche «il 50 per cento dei benefici» che deriveranno dai 100 miliardi di dollari di beni russi congelati che – secondo il piano – dovrebbe essere investiti in progetti guidati dagli Stati Uniti per ricostruire in Ucraina. Una linea sottile su cui muoversi, considerati i rapporti strettissimi che oggi legano Roma a Washington. [...[

SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...