L’ITALIA È GIÀ IN GUERRA: DA MARZO ALMENO 400 SOLDATI DEL NOSTRO ESERCITO SONO IN MISSIONE IN ARABIA SAUDITA, PER PARTECIPARE ALLE OPERAZIONI DI DIFESA DEI PAESI DEL GOLFO CONTRO GLI ATTACCHI IRANIANI – IL NOSTRO PAESE, CHE NON HA UN SISTEMA ANTI-MISSILE PROPRIO, HA SCHIERATO QUATTRO CACCIA, RADAR E BATTERIE MISSILISTICHE, IN UNA MISSIONE SEGRETISSIMA: IL GOVERNO NON AVEVA MAI COMUNICATO LA MISSIONE, CHE È STATA AUTORIZZATA CON UN TRUCCHETTO, UNA FRASE INSERITA IN UNA RISOLUZIONE APPROVATA “ALLA CIECA” DALLE CAMERE – IL PD PRESENTA UN’INTERROGAZIONE: “IL GOVERNO FACCIA CHIAREZZA”
DA MARZO CENTINAIA DI MILITARI ITALIANI IN ARABIA SAUDITA: “IN AZIONE CONTRO I MISSILI IRANIANI”
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per www.repubblica.it
GIORGIA MELONI - Mohamed bin Salman Al Saud
È l’operazione più segreta, delicata e rischiosa realizzata dalle forze armate italiane negli ultimi anni. Da metà marzo centinaia di militari hanno preso posizione in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo per fare scudo contro gli attacchi iraniani.
Sono stati schierati in zona di guerra i migliori sistemi contraerei nazionali, dalle batterie missilistiche Samp-T ai cannoni antidrone Skynex, dai caccia Eurofighter all’aereo radar Gulfstream CAEW. Reparti che hanno partecipato attivamente alla protezione degli alleati fondamentali per i rifornimenti energetici e continuano a farlo in nazioni che sono continuamente sottoposte a incursioni dei pasdaran o degli Houthi yemeniti.
La spedizione è stata rivelata da Fausto Biloslavo sul Giornale e confermata da una nota inserita sul sito web del ministero della Difesa che per la prima volta annuncia l’esistenza della Task Force Arabia: “Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein.
La Task Force Air – Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area”. Si tratterebbe di 400 uomini e donne dell’Aeronautica, con quattro caccia Eurofighter, un radar volante CAEW dislocati in Arabia Saudita.
In Kuwait si troverebbe un radar a lungo raggio An/Tps 77 mentre non è chiaro se una task force anti-drone con il sistema Acus di Leonardo si trovi in Bahrain. Ma a quello che risulta a Repubblica il contingente è più numeroso: sono stati inviati in Arabia Saudita anche reparti dell’Esercito con batterie missilistiche terra-aria Samp-T e radar Kronos.
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Negli Emirati Arabi Uniti invece è stata mandata una batteria di cannoni a tiro rapido Skynex sempre dell’Esercito: non è chiaro se però sia gestita da militari emiratini o italiani. Si tratterebbe almeno di altri 300 militari.
Dalla seconda settimana di marzo decine di voli hanno trasferito personale e armamenti nella Penisola Arabica: in quel momento tutta l’area veniva bersagliata dagli attacchi iraniani. Secondo le informazioni raccolte da Repubblica, in diverse occasioni il nostro contingente è entrato in azione per proteggere i Paesi in cui era schierato. Dalla Difesa affermano che il contingente grazie alla tecnologia in dotazione fornisce dati e coordinate ai partner per abbattere i missili iraniani.
SOLDATI ITALIANI IN AFGHANISTAN
A inizio marzo i ministri Crosetto e Tajani hanno dichiarato al Parlamento che c’erano state richieste di aiuto all’Italia da parte delle monarchie arabe bersagliate dai raid di Teheran, ma non hanno mai comunicato cosa è stato concesso e tantomeno l’invio di nostri militari.
La missione è stata autorizzata da una frase inserita in una risoluzione approvata “alla cieca” dalle Camere, in cui si cita - parole testuali - “il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e anti-missilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari nazionali; quanto sopra anche in relazione alla necessità di contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane…”.
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A questa risoluzione è seguita la modifica del Decreto Missioni all’estero voluta dal governo Meloni: non indica più le forze italiane stanziate in un singolo Paese ma quelle presenti in una “area geografica” permettendo così i trasferimenti in Arabia Saudita o in altre nazioni senza bisogno di un passaggio parlamentare […]
Neppure nella lunga discussione nelle Commissioni di Palazzo Madama e Montecitorio sulle missioni all’estero lo schieramento di militari italiani in zona di guerra è mai stato comunicato. […]
IRAN: PD, 'GOVERNO FACCIA CHIAREZZA SU TASK FORCE IN ARABIA SAUDITA'
(Adnkronos) - ''Abbiamo presentato un'interrogazione sia alla Camera sia al Senato per chiedere chiarezza in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti.
L'ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026 ha previsto, nell'ambito della scheda 4, la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell'impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia.
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L'Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla scheda 4 della delibera di proroga. Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme che permettono l'interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse, purché rientrino nella stessa scheda autorizzata dal Parlamento.
Poiché si danneggia la trasparenza e la chiarezza delle informazioni a danno dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, che devono prendere decisioni delicate. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026''. Così in una nota i capigruppo dem in commissione Esteri e Difesa di Senato e Camera Alessandro Alfieri, Enzo Amendola e Stefano Graziano e il responsabile Esteri del Pd Giuseppe Provenzano.


