“IL LAVORO DI UNA VITA DI MIO PADRE DEVE RESTARE UN PATRIMONIO DELL’ITALIA” – LEONARDO MARIA DEL VECCHIO RESPINGE AL MITTENTE L’OFFERTA DA 30 MILIARDI DELL’IMPRENDITORE CECO MICHAEL STRNAD PER LA HOLDING DELFIN: “ESSILORLUXOTTICA È L'UNICO VERO CAMPIONE ITALIANO NEL MONDO, NON PUÒ ESSERE TRATTATA COME UN ASSET QUALSIASI” – “ATTRAVERSO DELFIN, LA MIA FAMIGLIA DETIENE PARTECIPAZIONI RILEVANTI NEL SISTEMA BANCARIO E ASSICURATIVO ITALIANO. SONO PRESIDI CHE DEVONO RESTARE STABILI, TRASPARENTI” – STRNAD VUOLE FAR LEVA SULLA SITUAZIONE DI STALLO E DI “IMMOBILIZZAZIONE” DELLE QUOTE IN DELFIN, E OFFRIRE UNA VIA D’USCITA RAPIDA AI FRATELLI DI LEONARDINO, ANSIOSI DI MONETIZZARE. MA L’OFFERTA È MOLTO A SCONTO: GLI ASSET DI DELFIN (TRA CUI IL 10% DI GENERALI E IL 17% DI MPS) VALGONO ALMENO 40 MILIARDI
L’IMPRENDITORE CECO MICHAL STRNAD HA FATTO UNA PROPOSTA DI ACQUISTO PER DELFIN, LA HOLDING DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO – STRAND AVREBBE OFFERTO UNA CIFRA INTORNO AI 30 MILIARDI PER IL 100% DEL CAPITALE
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO IN VERSIONE TOPOLINO - FOTOMONTAGGIO BY LETTERA43
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, LAVORO MIO PADRE RESTI PATRIMONIO ITALIA
(ANSA) - "Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell'Italia". Leonardo Maria Del Vecchio commenta così, in una nota, l'offerta da 30 miliardi di Michal Strnad, finanziere e produttore di armi ceco, per il capitale di Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio.
"EssilorLuxottica è l'unico vero campione italiano nel mondo", secondo il quartogenito del fondatore del colosso degli occhiali, e "non può essere trattata come un asset qualsiasi". Senza dimenticare le partecipazioni della holding: "Sono presidi - sottolinea - che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani".
"Come socio di Delfin, sono stato informato nei giorni scorsi dell'offerta pervenuta da un finanziere straniero, oggi resa pubblica", osserva Leonardo Maria Del Vecchio, ricordando che "per anni ho lavorato con un solo obiettivo: fare in modo che quello che mio padre ha costruito in una vita, partendo dal nulla e con le sole sue mani, non finisse lontano dalla sua storia e dal suo Paese".
Poi il riferimento alla azienda fondata dal padre: "EssilorLuxottica non è soltanto un'azienda. È l'unico vero campione italiano nel mondo, la prova di cosa diventa il Made in Italy quando talento, lavoro e visione camminano insieme. Dietro quel nome ci sono le persone che lo hanno reso grande, dal cuore battente di Agordo a ogni angolo del mondo. Non può essere trattata come un asset qualsiasi".
Ma la questione, prosegue Leonardo Maria Del Vecchio, "riguarda tutto il Paese. Attraverso Delfin, la mia famiglia detiene partecipazioni rilevanti nel sistema bancario e assicurativo italiano. Sono presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani.
Davanti a un'operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti. Mi si possono rimproverare tante cose.
Ma non di aver smesso, nemmeno per un giorno, di lavorare per proteggere e mettere in sicurezza ciò che mio padre ha costruito e che, in fondo, appartiene anche all'Italia. Continuerò a farlo, con i soci di Delfin che vorranno seguirmi, nel rispetto di tutti e con la determinazione di sempre. Anche davanti a me stesso".
ESSILUX, PER DELFIN IN PISTA IL CECO STRNAD PRESENTATA UN’OFFERTA DA 30 MILIARDI
Estratto dell’articolo di Marigia Mangano per “il Sole 24 Ore”
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - FRANCESCO MILLERI
L’imprenditore ceco Michal Strnad, patron del gruppo della difesa Csg, mette sul piatto 30 miliardi di euro per rilevare Delfin e le sue partecipazioni in Essilor (32%), Generali (10%), UniCredit (2,8%) e Mps (17,5%).
[…] Nel dettaglio, il blitz dell’imprenditore ceco, azionista con il 14% anche di Pirelli, risale a qualche giorno fa. La proposta di acquisto sarebbe arrivata, secondo alcune ricostruzioni, sul tavolo dell’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin.
La lettera, cinque pagine in tutto, mette nero su bianco un prezzo: 30 miliardi, pari al valore patrimoniale netto (Nav) di Delfin diminuita di uno sconto del 30 per cento. Il patron di Csg sarebbe pronto a rilevare almeno il 62,5 per cento, ma pone come condizione per procedere nell’offerta per Delfin il cambio dello statuto con l’abolizione del quorum dell’88 per cento.
La proposta di Michal Strnad, a stretto giro, sarebbe stata inviata agli azionisti di Delfin via mail a inizio settimana dal consiglio di amministrazione di Delfin, formato da Francesco Milleri, Romolo Bardin, Mario Notari Aloyse May e Giovanni Giallombardo.
E si inserisce in una fase complessa per gli equilibri della holding del Granducato, dove diversi eredi hanno lamentato nei mesi scorsi la necessità di poter”gestire” in modo più flessibile la quota detenuta nella finanziaria su cui per statuto non possono essere contratte garanzie bancarie.
leonardo maria del vecchio sergio mattarella agnese pini mario orfeo
La mossa dell’imprenditore ceco, dunque, sembra voler far leva soprattutto su questa “immobilizzazione” delle quote in Delfin e offrire così una via di uscita rapida, seppur a sconto, agli azionisti desiderosi di monetizzare. La strada, tuttavia, si preannuncia in salita per le ambizioni di Strnad.
Intanto per il meccanismo dello statuto di Delfin che impone un’unanimità finora mai trovata dagli eredi nella storia recente della finanziaria. Ma anche per i valori in gioco, considerando lo sconto significativo offerto dal patron di Csg. Sullo sfondo restano le vicende familiari: Rocco Basilico avrebbe rispedito al mittente l’offerta da 3,5 miliardi presentata da Leonardo Maria Del Vecchio per rilevare la sua quota.
il post di pulp podcast sull'opa di lmdv alla seif 1
IL MAGNATE STRNAD OFFRE 30 MILIARDI PER DELFIN, CASSAFORTE DI LUXOTTICA
Estratto dell’articolo di Giuliana Ferraino per il “Corriere della Sera”
[…] L’imprenditore ceco ha costruito la proposta tenendo conto anche dei tentativi di riassetto in corso. Bardin sta studiando il riacquisto da parte di Delfin fino al 25% del proprio capitale: permetterebbe a due soci di uscire, lasciando agli altri una quota più alta e meno interlocutori per un accordo. Per finanziarlo, la holding ha avviato colloqui con le banche. Strnad scrive che quel progetto e la sua offerta «non sono incompatibili» e si dice «pronto a discutere» come combinarli. Sarebbe disposto a comprare anche il 62,5%, pari a cinque delle otto quote.
Un ingresso di Strnad richiederebbe inoltre di cambiare lo statuto, che riserva le quote agli eredi designati dal fondatore. Il quorum dell’88%, con l’attuale distribuzione del capitale, impone l’accordo di tutti. Anche cinque soci favorevoli alla vendita, quindi, non basterebbero da soli ad aprirgli la porta. Strnad, 34 anni, imprenditore che ha fatto fortuna con le armi, è conosciuto in Italia: a luglio ha comprato da Sinochem il 14% di Pirelli per circa 987 milioni, diventandone il terzo socio. Attraverso CSG controlla anche due aziende italiane: Fiocchi, produttrice di munizioni, e l’80% di Perazzi, specializzata nei fucili da tiro e da caccia.
Comprare Delfin, però, richiederebbe ben altre risorse. Forbes stima il suo patrimonio in 13,9 miliardi di dollari, in gran parte legato alle partecipazioni. Per l’acquisizione si prospettano prestiti e partner finanziari, dei quali restano da chiarire identità e impegni.
Nella lettera Strnad spiega che cerca «investimenti di lungo periodo» in aziende con posizioni di mercato solide e incassi ricorrenti. Delfin, sostiene, corrisponde a quel modello. Il conto potrebbe salire ancora se l’acquisto facesse scattare un’Opa a cascata su EssilorLuxottica. È una possibilità remotissima. Prima Strnad dovrebbe convincere i proprietari di Delfin. Che litigano su come governarla, ma non intendono vendergliela.
LE PARTECIPAZIONI DI DELFIN DIVISE TRA GLI OTTO EREDI
FRANCESCO MILLERI
MICHAL STRNAD
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