LETTA, UN GOVERNO TROPPO DEBOLE PER CADERE – IL BANANA ASSEDIATO DAI TRIBUNALI, IL PD DECAPITATO DALLA VECCHIA GUARDIA: MA DOVE VANNO?

Francesco Bei per "La Repubblica"

Chiusa la finestra elettorale di giugno, è a settembre che Berlusconi ha spostato la verifica sul governo. Non è un caso che ieri abbia ripetuto nelle interviste tv che a Brescia, alla manifestazione convocata per protestare contro la magistratura, «dirò che resto in campo». È infatti proprio l'appuntamento con le urne - nella prossima primavera - la tappa finale della road map immaginata in questi giorni dal Cavaliere.

Strappare ora non avrebbe senso. Le macerie del governo travolgerebbero chi si rendesse responsabile della sua caduta. Soprattutto prima che da palazzo Chigi siano usciti quei provvedimenti che giustificano la partecipazione del Pdl all'impresa. Anche per questo persino i falchi appaiono colombe.

Basta ascoltare Renato Brunetta, dopo il rinvio del decreto sull'Imu. «Come giustamente si fa nei governi di coalizione - spiega la mente della campagna elettorale del Cavaliere - i provvedimenti si approvano quando sono maturi tecnicamente e politicamente. Letta ha convocato i capigruppo di maggioranza per discutere del decreto Imu insieme al ministro Saccomanni: sono felice per il metodo, il governo è partito con il piede giusto». Tanta moderazione nel capogruppo del Pdl non deve però trarre in inganno sui piani a medio termine del Cavaliere.

Inferocito per la gragnuola di colpi che sta ricevendo dai tribunali, Berlusconi non ci sta a farsi cuocere a fuoco lento per poi uscire di scena. «Dopo l'estate faremo il punto - ha annunciato ai suoi - e vedremo cosa saremo riusciti a portare a casa sull'Imu e la riforma della giustizia. Se sarà necessario dovrò ancora ripresentarmi».

Insomma, il sostegno al governo non è affatto una cambiale in bianco. E se ieri è stata la fiera delle colombe, la ragione va cercata anche in quella telefonata di cui si vociferava ai piani alti del Pdl. Durante il pranzo con Angelino Alfano e Gianni Letta (che già lo avevano lavorato ai fianchi predicando moderazione) sarebbe infatti arrivata una ambasciata molto chiara dal Colle.

Il senso del messaggio quirinalizio, riferito da Gianni Letta, era questo: il capo dello Stato ha accettato la ricandidatura solo per consentire al governo di partire. Se il Pdl alzasse troppo i toni e provocasse la crisi, non è affatto detto che l'esito sarebbero le elezioni anticipate: con il Pd decapitato dalla vecchia guardia, nessuno a quel punto potrebbe escludere un nuova maggioranza con dentro Sel e 5Stelle.

Ma se il fantasma di un governo ostile ha contribuito a placare la tempesta scatenata dal rinvio a giudizio a Napoli, nei piani a lunga scadenza è proprio il voto l'ipotesi più gettonata. Il leader del Pdl è rimasto colpito dal nuovo report consegnato lunedì da Alessandra Ghisleri.

Dopo settimane di costante e inesorabile ascesa, il sondaggio registrava infatti non solo la battuta d'arresto per il Pdl ma addirittura una perdita dell'un per cento. Primo segno d'insofferenza dell'elettorato del centrodestra verso le larghe intese. E se venissero confermate le voci di un mero rinvio a settembre dell'Imu, sarebbe l'inizio della fine.

«Se non ci sarà una soluzione definitiva alla questione Imu - osserva il senatore Pdl Augusto Minzolini - è evidente che a settembre andrà fatta una verifica sul governo. Altrimenti, come avvenuto in passato per Monti, c'è il rischio che andando avanti si alimenti solo l'antipolitica. E si rilanci Grillo che adesso è in crisi».

Una verifica a settembre sull'Imu. E una serie di disegni di legge da presentare sulla giustizia: intercettazioni, separazione delle carriere, responsabilità civile. Altrettante bandiere da sventolare in campagna elettorale. Il voto potrebbe arrivare a marzo-aprile del 2014, un mese prima delle Europee. In ogni caso il Cavaliere si tiene pronto. Tenere in costante tensione il Pdl non serve soltanto a rianimare un elettorato deluso dal governo di grande coalizione.

Berlusconi osserva infatti con attenzione le mosse di quelli che i falchi del partito hanno preso a chiamare gli "Olimpici". Ovvero i ministri che parteciparono nel 2012 alla manifestazione del teatro Olimpico concepita come il superamento della leadership del Cavaliere e il lancio della candidatura Alfano. Quella frattura in realtà non si è mai del tutto ricomposta. E il fatto che al governo Letta partecipino tutti gli "Olimpici" rafforza la diffidenza reciproca.

«Quelli - dice un esponente di punta dei falchi - puntano a trasformare il Pdl in un partito neodemocristiano e attendono la fine di Berlusconi». Non è passata inosservata la circostanza che alla manifestazione di Brescia, in solidarietà al Cavaliere, i ministri del Pdl non parteciperanno.

 

 

 

BERLU E BERSANI ARRIVO vignetta berlu e bersani Brunetta Renato Angelino Alfano ENRICO CON LO ZIO GIANNI LETTAALESSANDRA GHISLERI BERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA

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