buttafuoco isotta crosetto solinas

NON C'E' SOLO SALVINI. UN UOMO DI DESTRA SENZA CLAVA E BAVA ALLA BOCCA ESISTE E LOTTA INSIEME A NOI – MATTIA FELTRI: “NELL’IMMAGINE QUOTIDIANA È UN CAVERNICOLO, E SE NON LO È STUPEFAZIONE SOMMA. COME SE NON NE AVESSIMO INCONTRATI A DECINE, ELEGANTI, IRONICI, APERTI, DA ISOTTA A BUTTAFUOCO, DA SOLINAS A CROSETTO” – PERINA: “MA NEL GHETTO I PIÙ CI SI RITROVANO BENISSIMO, RASSICURATI DAI LORO ELETTORI, FAN, FOLLOWER. PIGRAMENTE A SINISTRA GLI DANNO UN RUOLO E PIGRAMENTE A DESTRA SE LO TENGONO”

1 – IO UOMO DI DESTRA

Mattia Feltri per “la Stampa”

 

mattia feltri

Sono già passati vent' anni dalla morte di Marzio Tremaglia. Aveva una testa meravigliosa, era cresciuto nel Msi e le sue idee erano profondamente diverse da quelle di Mirko, il padre, uno che a sedici anni era a Salò a combattere per il Duce. Marzio era colto, curioso, vivace, cercava le contaminazioni, il meticciato del pensiero, i recinti per scavalcarli. Era gentile.

 

MARZIO TREMAGLIA

Adorava il padre e ne era adorato, per dire del disaccordo che non sposta l' amore di un millimetro. Marzio mi è tornato in mente ieri quando ho visto un' intervista a Guido Crosetto, un altro che non si fa indicare che dire e che fare. Nell' intervista era dolce e comprensivo con Silvia Romano, e il titolo cominciava così: Io, uomo di destra. Eccola la notizia: un uomo di destra senza clava e bava alla bocca. Come se non ne avessimo incontrati sempre, a decine, eleganti, sapienti, ironici, aperti. Potrei stilare l' elenco infinito, da Paolo Isotta a Stenio Solinas, da Pietrangelo Buttafuoco a Franco Cardini, ma niente, nell' immagine quotidiana l' uomo di destra è un cavernicolo, e se non lo è - gasp! - stupefazione somma.

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCOmatteo salvini al papeete

Quanto è sciatto e agevole ricacciarli nel ghetto e sicuramente ha ragione Flavia Perina (ex direttore del Secolo d' Italia, donna che provò a cambiare la destra e di destra non si sente più) quando spiega che, del resto, nel ghetto i più ci si ritrovano benissimo, rassicurati dai loro elettori, fan, follower. Pigramente a sinistra gli danno un ruolo e pigramente a destra se lo tengono, ognuno nel suo cantuccio, a coltivarsi il vicendevole pregiudizio e un' identità grossolana e primitiva. La nostra politica tribale viene tutta da lì.

 

Paolo Isotta con il libro

 

 

2 – FLAVIA PERINA: "LA DESTRA OGGI SI TROVA BENE NEL GHETTO POPULISTA"

Giuseppe Alberto Falci per www.huffingtonpost.it

 

Una cosa dice appena risponde al telefono: “Penso di poter parlare con tutta onestà della destra perché la conosco bene ma al tempo stesso ho rotto ogni connessione di tipo psicologico e politico con quel mondo”. Flavia Perina, nata nel mondo del Movimento sociale italiano, un passato da direttore del Secolo d’Italia, già parlamentare di Futuro e Libertà, da tempo  tornata al giornalismo “senza aggettivi”. Ed eccola in una lunga conversazione con l’Huffington Post nei giorni in cui la destra italiana si divide su Silvia Romano.

guido crosetto foto di bacco (2)

 

Perina, se ha rotto ogni connessione vuole dire che non si definisce più una donna di destra?

flavia perina

 

Da molto tempo non riesco a riconoscermi nella destra italiana.

 

Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Francesco Storace difendono Silvia Romano e la sua conversione, e scoppia lo stupore generale. Come se ci fosse un pregiudizio nei confronti della destra. E’ così?

 

SILVIA ROMANO

Ci sorprendiamo giustamente per le posizioni di Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Francesco Storace, sulla vicenda di Silvia Romano perché la destra ha sempre ostentato su questi fatti un’alta dose di cattivismo: è un sentimento che non corrisponde al suo dna, ma in genere gli attuali leader giudicano utile assecondare le pulsioni estremiste del loro “popolo”. Da tempo hanno rinunciato all’opera pedagogica che, in tempi passati, la destra considerava fra i suoi doveri anche nei confronti del suo elettorato.

 

A tal proposito torna in mente la figura di Giano Accame, intellettuale di destra, anche lui direttore del Secolo d’Italia. Ecco, Accame pubblicò la foto di Fini con una bambina eritrea. Fu rivoluzionario.

SILVIA ROMANO CON LA MADRE

 

E’ un episodio molto citato. Era il 1988, si cominciava a parlare dell’emergenza immigrazione, cominciavano ad emergere istinti razzisti che nell’opinione pubblica facevano riferimento alla destra. Accame pensò bene di stroncarli, di dare un’indicazione precisa, con quella famosa prima pagina che tutti citano ma che forse bisogna raccontare bene.

 

GIANO ACCAME

Lo faccia lei.

 

Non c’era solo una foto di Fini durante la visita a una casa famiglia, con una bambina eritrea in braccio, ma anche Il titolo “Solidarietà”. E un sommario che schierava il giornale “con gli esclusi della società opulenta”. L’editoriale di Giano Accame pubblicato a fianco era intitolato: “La compassione contro lo sfruttamento”.

 

Lo stesso Giano Accame che teorizzava il “fascismo immenso e rosso”.

stenio solinas

 

E’ il titolo di un suo libro, ma forse la definizione politica più esatta del suo impegno, anche giornalistico, va cercata in un altro saggio e in un altro titolo: Socialismo tricolore.

 

 

Ritorniamo alla foto di Fini con la bambina eritrea.

 

A quell’epoca, negli ultimi anni del Novecento l’obiettivo principale della destra era trovare occasioni per uscire dal ghetto, mostrare una natura spesso diversa dalla caricatura che ne facevano i suoi avversari.

 

E oggi ci vuole restare?

 

SILVIA ROMANO

Credo che la destra di oggi si trovi abbastanza bene nel ghetto, intesa come area di opposizione radicale, opposizione “di sistema”. Pensano che quel tipo di isolamento e di “alterità” porti consensi. E che quindi debba assecondare il tipo di elettorato che apprezza il rifiuto di ogni contaminazione e dialogo, sempre percepito come intelligenza col nemico.

 

GIUSEPPE TUCCI

Oltre a Giano Accame, la destra è stata anche Giuseppe Tucci, orientalista, storico delle religioni che fondò l’Istituto italiano per il Medio e l’Estremo oriente.

 

Ma sì, il rapporto storico della destra anche con l’Oriente e anche con lslam è stato un rapporto di interesse e studio a tutti i livelli. Basta dire che uno degli intellettuali più ascoltati a destra è Pietrangelo Buttafuoco, l’autore de “il feroce saracino”. Ecco, nessuno del suo mondo si è mai sognato di contestargli la sua scelta religiosa. E tuttavia nel racconto pubblico ogni apertura al pluralismo, non solo religioso, sparisce, anzi spesso viene criminalizzata: basti pensare alla lunga battaglia contro le moschee.

 

FRANCESCO STORACE CON LA MASCHERINA

 

La sua direzione del Secolo d’Italia, tuttavia, fu oggettivamente pluralista.

 

Altri tempi. Il lavoro principale che affrontai insieme al condirettore Luciano Lanna fu quello di dare voce a segmenti della destra oscurati dalla cosiddetta “linea ufficiale” e aprire interlocuzioni col mondo esterno.

 

Quali segmenti?

 

flavia perina

Esisteva una destra ecologista, aprimmo una rubrica su quei temi e la affidammo a Fiorello Cortiana, una firma che veniva da sinistra ma aveva una sensibilità molto simile alla nostra. C’era una destra amica del protagonismo e dei diritti femminili: ci inventammo “Thelma & Louise”, una rubrica dove si alternavano Isabella Rauti e Roberta Tatafiore, che veniva dall’esperienza più classica del femminismo. Parlammo di Islam con Noi Musulmani di Omar Cammileti, che raccontava storie eterogenee del mondo islamico, dai complessi rock alla moda. Fu il tentativo di sviluppare tanti interessi culturali e politici della destra, oltre le incombenze della “linea ufficiale”.

 

Una destra molto lontana dal bar sport...

 

matteo salvini e giorgia meloni alla foiba di basovizza per il giorno del ricordo 1

Sicuramente. Purtroppo il bar sport è diventato uno dei riferimenti principali non solo della destra ma di molti settori politici. Gran parte delle prese di posizione che leggiamo ogni giorno sono fatte immaginando come intercettare il consenso del bar sport. La destra si è adattata, soprattutto perché teme la concorrenza della Lega, abilissima nel gioco di quel tipo di propaganda. Negli ultimi tempi, tuttavia, ho notato un certo ritorno alla serietà, un po’ di smarcamento dal populismo più becero...

 

Su Silvia Romano, Giorgia Meloni ha una posizione differente da quella di Crosetto, Storace e Rampelli.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

Vero. Mi ha sorpreso, tuttavia, che in una recente intervista proprio qui sull’Huffington abbia smentito l’esistenza di una pluralità di linea all’interno del suo partito. E’ sempre esistita una pluralità di voci all’interno della destra e non si capisce perché oggi debba essere sparita. Credo che sia una ricchezza, non un fatto da nascondere.

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI BY CARLI

Beppe Niccolai, ad esempio, storico dirigente del Msi, movimentista dentro il partito, diceva di sè: “Io sono molto più a sinistra di Ingrao”.

 

Sì, ma questa è paleontologia. A chiunque andasse a chiedere, oggi, chi fosse Beppe Niccolai dubito che saprebbero situarlo nel tempo e nello spazio, e soprattutto nella politica. La destra un po’ ha dimenticato, un po’ preferisce dimenticare.

 

Si spieghi meglio.

 

matteo salvini viktor orban 4

Faccio un solo esempio, ma potrebbero essercene tanti. Tra le cose paradossali della destra in questa ultima fase c’è l’elogio dei muri che dividono l’Europa, a cominciare dal muro di Viktor Orban. Ma come, mezzo secolo a contestare il Muro di Berlino come una ferita assoluta, una intollerabile lacerazione, un orrore contro i popoli d’Europa, e ora i muri piacciono? C’era un muro anche a Gorizia: Roberto Menia e Gianfranco Fini armati di piccone andarono a tirarlo giù, ovviamente con un’azione dimostrativa. La destra di oggi forse lo ricostruirebbe... La trovo una surreale conversione rispetto alla propria storia. Ma succede perché quella storia non se la ricorda più nessuno.

 

Qual è il suo giudizio sulla vicenda Silvia Romano?

 

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

L’operazione propagandistica messa su per accogliere all’aeroporto questa ragazza è stata indecente. La si è esposta, ben sapendo che sarebbe stata criticata, sperando di lucrare qualche consenso. E’ una scelta che, tra le altre cose, ci dice anche che il governo non ha compreso l’eccezionalità del momento, la necessità di sospendere ogni tipo di teatrino. Un recente sondaggio di Alessandra Ghisleri ci fotografa come un Paese dove il 96 per cento dei cittadini non si fida più della politica: andando avanti così finiremo al cento per cento.

 

Appunto, torniamo alla cooperante milanese.

 

meme sulla crisi di governo salvini berlusconi meloni

Io credo che nel linciaggio social di Silvia Romano abbiano agito molte cose, ma soprattutto un sessismo profondo. Quest’anno sono stati liberati quattro ostaggi italiani. Tre erano maschi, una era Silvia Romano. Dei maschi non ci ricordiamo neanche il nome, pure uno di loro si sarebbe convertito e nessuno ha ritenuto di dovere scrivere due righe sulla faccenda. Di Silvia sì, ci ricorderemo: perché forse è la sola vittima di sequestro che dopo la liberazione deve essere protetta dai suoi stessi concittadini. Così come è capitato a tutte le altre finite in ostaggio dei fondamentalisti. Penso alle due Simone, a Greta e a Vanessa. Su tutte si è trovato un motivo per indicarle al pubblico ludibrio.

 

A questo punto le chiedo: può esistere, nascere, una destra diversa?

 

Adesso no. Adesso la destra è questa.

 

MATTEO SALVINI CON MARINE LE PEN A PARIGI

Perché?

 

Ogni tentativo in questa direzione è fallito. Bisogna prenderne atto. Siamo un Paese anomalo, siamo un Paese dove hanno vinto le formule populiste. Una destra sul modello di quello tedesco o francese è inimmaginabile. Come è difficilissimo trovare lo spazio per un altro tipo di sinistra, o di centro. La chiave di questo Paese è la competizione populista.

 

Si sente sconfortata?

 

No, per carità, osservo. La sola cosa sconfortante è che, inseguendo questa chiave populista, il Paese sta letteralmente andando a rotoli.

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