ORA CHE MADURO È IN MANETTE A NEW YORK, È ARRIVATO IL MOMENTO DI LIBERARE ALBERTO TRENTINI – IL MINISTRO DEGLI ESTERI, ANTONIO TAJANI, CERCA LA SPONDA DEL VATICANO, CHE IN VENEZUELA HA UNA RETE CAPILLARE DI RAPPORTI E INFORMAZIONI (A PARTIRE DAL SEGRETARIO DI STATO PIETRO PAROLIN, EX NUNZIO APOSTOLICO A CARACAS): MA LA TRATTATIVA CON LA NUOVA PRESIDENTE, DELCY RODRIGUEZ, È DIFFICILE. È PUR SEMPRE UN’EMANAZIONE DEL REGIME CHAVISTA CHE HA INCARCERATO IL COOPERANTE ITALIANO E LO TIENE CHIUSO IN GALERA IN CONDIZIONI PRECARIE DA PIÙ DI UN ANNO – LA MELONI SOGNA LA LIBERAZIONE IN TEMPO PER LA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO DEL 9 GENNAIO, COME AVVENNE LO SCORSO ANNO PER LA GIORNALISTA CECILIA SALA, DETENUTA IN IRAN (E LIBERATA DOPO VENTI GIORNI)
Estratto dell’articolo di Federico Capurso e Ilario Lombardo per “La Stampa”
[...] Il sogno di Meloni è la scarcerazione di Alberto Trentini, il cooperante detenuto da oltre un anno in Venezuela. Da ottenere, possibilmente, in tempo per la tradizionale conferenza stampa di fine anno che si terrà il 9 gennaio, come era avvenuto già lo scorso anno con Cecilia Sala, detenuta in Iran.
«Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda», dice Mantovano. Come sempre accade in queste situazioni, vuole procedere a fari spenti. Sono ore cruciali. I servizi e la diplomazia si stanno adoperando per scongiurare il pericolo di ritorsioni e lavorano per convincere la presidenza, affidata a Delcy Rodriguez, che è arrivato il momento di dare un segnale di distensione liberando alcuni prigionieri, a partire da chi come Trentini non è accusato di alcun reato.
Si muove l'Agenzia per i servizi esterni, così come diplomatici, ex ambasciatori e uomini di collegamento con il mondo politico venezuelano, ma ad essere cercati dal governo italiano, in queste ore, sono soprattutto i canali ecclesiastici.
È la Chiesa, più di chiunque altro, a poter contare su una rete capillare di rapporti e di informazioni in Venezuela. A partire dal Segretario di Stato Pietro Parolin, che per anni è stato nunzio apostolico in quel Paese e che, anche per questo, ha nominato come suo sostituto per gli Affari generali Edgar Peña Parra, di nazionalità venezuelana.
C'è poi la Comunità di Sant'Egidio, sempre cercata in questo genere di situazioni. E anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, si mostra interessato alla vicenda chiamando la famiglia del cooperante italiano per esprimere vicinanza.
Dall'altro lato del ponte, in Venezuela, c'è l'arcivescovo di Caracas Raúl Biord Castillo. A lui è affidata la mediazione con la dittatura chavista decapitata. Lo stesso Tajani, che vanta un rapporto forte con Parolin, sta provando in queste ore a ottenere un contatto con l'arcivescovo Castillo.
Anche la Chiesa, in Venezuela, si muove però su un terreno difficile. Monsignor González de Zárate, presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dovuto mantenere una posizione di freddezza di fronte all'operazione Usa di arresto di Maduro, per non incrinare i rapporti con gli uomini di potere della vecchia dittatura chavista.
E tuttavia non è semplice, come dimostra quanto avvenuto solo un mese fa all'arcivescovo emerito di Caracas, Batazar Porras, a cui le autorità venezuelane di Maduro avevano ritirato il passaporto e vietato di uscire dal Paese a causa delle sue critiche al regime.
Alberto Trentini
ALBERTO TRENTINI
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