1- IL MAGO DALEMIX TRAVOLTO DA UN INSOLITO DESTINO NELL’AZZURRO MARE D’AGOSTO 2- PANZETTA DA CUMMENDA, BERMUDINO CELESTE E CIABATTE. ECCO IL BRAVO MARINARETTO IN BARCA CON MOGLIE, PIZZICATO DA UN NOSTRO AFFEZIONATO LETTORE IN GRECIA 3- DURANTE LA SVACCANZA A CORFU’, BAFFETTO È STATO OSPITE DEL GOMMONE DEL SENATORE PD ALBERTO MARITATI. NAVIGANDO NAVIGANDO HANNO RISCHIATO DI FINIRE AGLI ARRESTI PER “IMMIGRAZIONE CLANDESTINA” NELLA “GUERRA” TRA GRECIA E ALBANIA

1- DAGOREPORT
Panzetta da cummenda, bermudino celeste e ciabatte. Ecco il look da bravo marinaretto di Baffetto Massimo D'Alema, pizzicato in queste da un nostro affezionato lettore in Grecia. Crisi o non crisi, come sempre, D'alema non ha rinunciato alle amate vacanze in barca con la moglie Linda Giuva. La meta prescelta è stata la Grecia, Corfù e isole limitrofe.

Durante la sua vacanza, Baffetto è stato qualche giorno ospite del senatore Pd Alberto Maritati, che ha una villetta sull'isola di Erikoussa. Maritati ha avuto anche un piccolo guaio, come racconta bene il quotidiano di Puglia.it, risoltosi per il meglio.

2- MAL-MARITATI
di Francesco G. GIOFFREDI per Quotidiano di Puglia.it

Travolto da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. «Ottusi, oltraggiosi e provocatori. Sono davvero amareggiato. Amo la Grecia, ci vengo da 40 anni, ma quello che è successo mi ha scosso davvero, anche se alla fine ho ricevuto anche le scuse».

In Italia sono le 21,30, in Grecia il fuso orario è 60 minuti oltre quando il senatore pd Alberto Maritati risponde al telefono.
La giornata è stata, spiega, uno sfibrante impasto di equivoci sul filo delle acque di confine e dell'intrigo internazionale. Tra inavvertiti sconfinamenti, bandiere di cortesia issate e non gradite, timbri apposti sui documenti di riconoscimento, e persino l'ombra - rivelatasi grossolanamente fasulla - dell'immigrazione clandestina. Un incubo. Il tutto condito dal rapporto, storicamente al vetriolo, tra Grecia e Albania.

Per sbrogliare la matassa improvvisamente annodatasi in modo inestricabile, c'è voluta l'intercessione dell'ambasciata italiana. «Eppure, avevamo deciso soltanto di fare una gita domenicale», digrigna i denti al telefono Maritati.

Il senatore Pd è di casa in terra ellenica. La famiglia ha una villetta sull'isola di Erikoussa, uno spicchio di paradiso che galleggia a circa dieci miglia a nord-ovest di Corfù e a 14 dalla costa albanese. Lì Maritati ha ospitato anche, pare proprio nei giorni scorsi, Massimo D'Alema. E da lì ieri la comitiva del senatore ha deciso di salpare per una sortita in alto mare: undici persone in tutto a bordo di un gommone di 12 metri battente bandiera italiana.

«Con noi c'erano anche una famiglia di albanesi, genitori e due figli, che vive regolarmente da 20 anni a Erikoussa, e altre due donne albanesi: l'una con cittadinanza italiana e l'altra laureanda all'Università del Salento». La rotta descritta dal gommone è sulla direttrice che porta a Saranda e Porto Palermo, in Albania, sulla lingua di costa dirimpettaia di Corfù. «Lì le acque di confine - racconta Maritati - sono di appena un miglio, in alcuni punti anche meno».

Facile sconfinare. E infatti: «Inavvertitamente siamo finiti in acque albanesi». E a quel punto s'è avvicinata una vedetta del Paese dell'Aquila bifronte: «Un poliziotto ci ha chiesto come mai non avessimo issato la bandiera albanese». Consuetudine vuole, ma non obbliga, che sia esposto - oltre alla bandiera "madre" - il vessillo di cortesia del Paese nelle cui acque si naviga.

«Ci siamo scusati, ma poi ci hanno chiesto di mostrare i nostri documenti. Erano tutti in regola, naturalmente. Loro ci hanno consegnato una bandiera e hanno apposto un timbro. Ma da quel momento è iniziata la nostra disgrazia». Con la bandiera albanese di cortesia in vista, il gommone inverte la rotta e si dirige verso Erikoussa.

Ma una volta in acque greche, scatta un nuovo controllo. Stavolta da parte della guardia costiera ellenica: «Ci hanno chiesto perché avessimo la bandiera albanese, abbiamo risposto che siamo un gommone italiano, loro hanno replicato che lì è territorio greco».

L'atmosfera è già vibrante, e precipita del tutto: «Ci hanno chiesto i documenti, e da quel momento in poi hanno iniziato a trattarci malissimo spiegandoci che dovevamo seguirli a Corfù. Uno di loro ha anche simulato il gesto dell'ammanettamento. Sembrava quasi avessero a che fare con un Paese nemico». Il sospetto è essenzialmente uno: immigrazione clandestina. Non proprio carezze, considerato il recente giro di vite della legislazione ellenica e il dedalo di visto e nulla osta richiesti.

Forse qualche cortocircuito di timbri e incomprensioni burocratiche c'è stato, forse no, ma ormai era troppo tardi per chiarire con pacatezza. Una volta a Corfù, Maritati non ci sta, è furente e mette in moto la macchina diplomatica: interviene il locale console italiano, si mobilita l'ambasciatore («ringrazio l'efficienza dei funzionari italiani»), il caso rientra.

Ma l'amaro in bocca resta: «Non capisco tanta ottusità e tutto questo stato di emergenza da parte dei greci nei confronti degli albanesi. In 40 anni non ho mai visto una cosa del genere. E ci hanno pure costretti a rientrare da Corfù sulla nostra isoletta col buio, tra tanti rischi». Un'odissea. Poteva andare molto peggio, in fondo. E poteva germogliare dal nulla un intrigo internazionale.

 

DALEMA LEADER SKIPPER 2012DALEMA LEADER SKIPPER 2012DALEMA LEADER SKIPPER 2012Alberto Maritati

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