di maio giornalista

QUANDO DI MAIO ERA UNO “SCIACALLO” – LUIGINO È DIVENTATO PUBBLICISTA CON LA TESTATA DI POMIGLIANO “IL PAESE FUTURO”? IL POLVERONE SU TWITTER SCATENATO DA RICCARDO PUGLISI E PIETRO PERONE – L’ALLORA DIRETTORE NEGA: “NON ERA TRA I NOSTRI COLLABORATORI” – GLI ARTICOLI CHE SCRIVEVA ALL'EPOCA: FAVOREVOLE AI FINANZIAMENTI PUBBLICI, ESALTAVA L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI E CONTRO “L’AMARCORD” DEL POSTO FISSO

1 – Quando Di Maio, giornalista, si vantava di ricevere «finanzimenti pubblici»

Francesco Oggiano per www.vanityfair.it

 

quando di maio definiva amarcord il posto fisso

Anche Luigi Di Maio è stato uno «sciacallo». Per pochi anni e soltanto su un paio di giornali. Il vicepremier che oggi attacca i giornalisti italiani ha cominciato la sua attività giornalistica scrivendo per Il Paese futuro, settimanale di Pomigliano d’arco. Tanto gli è bastato per chiedere e ottenere il tesserino da pubblicista dall’Ordine dei giornalisti della Campania.

 

Lo stesso Ordine che ora ha avviato un’azione disciplinare in seguito alle sue parole contro la stampa italiana, accusata (in modo generico) di aver «infangato» la sua collega di partito Virginia Raggi.

 

Ma è stato in un’altra testata che il futuro ministro per lo Sviluppo si è formato giornalisticamente. È il 2006. Il 20enne Di Maio studia all’Università Federico II di Napoli. Dopo un primo anno a Ingegneria, si è trasferito alla facoltà di Giurisprudenza. E qui, tra un esame e l’altro, inizia a coltivare la sua passione per l’attivismo.

 

quando di maio era a favore dei finanziamenti pubblici all'editoria

Assieme a un collega di facoltà fonda Studentigiurisprudenza.it, un’associazione di studenti apartitica e senza fini di lucro che vuole informare su quello che avviene nell’ateneo e condurre battaglie per il diritto allo studio.

 

LA FONDAZIONE DEL MAGAZINE NEL 2006

La prima iniziativa del combattivo Di Maio è di comunicazione: crea l’omonima pagina Facebook e un periodico: Studentigiurisprudenza.it magazine, bollettino d’informazione universitaria, si chiama, e vuole diventare «il punto di riferimento principale per l’informazione universitaria».

 

Il primo numero esce a novembre 2006: quattro pagine, meno di 300 copie, stampate con una fotocopiatrice e grazie alle donazioni degli stessi studenti.

 

luigi di maio consigliere di facolta'

Il giovane Di Maio, direttore dell’associazione, firma com’è naturale l’articolo di apertura, dal titolo: «Nuovo ordinamento 1+4: tutte le risposte». Il futuro leader dei 5 Stelle spiega il nuovo ordinamento, con un attacco ancora non fluidissimo: «Il nuovo ordinamento didattico, ribattezzato “1+4”, entra in vigore per la prima volta da quarto anno accademico e si connota per diversi accorgimenti che tendono ad agevolare l’iter didattico dello studente, cercando di eliminare quei ritmi frenetici di studio oramai una caratteristica del vecchio “3+2″».

 

GLI ARTICOLI DI DI MAIO

Nel secondo numero, pubblicato il mese successivo, Di Maio annuncia trionfante sul magazine un successo dell’associazione che pubblica il magazine: «Risolto il problema degli appelli a gennaio», è il titolo. Svolgimento: «Dopo una concreta campagna di dialogo intavolata dagli studenti con la Presidenza di Facoltà […] è stato svelato il mistero relativo alla possibilità di sostenere gli esami del secondo semestre nelle sessioni di gennaio febbraio e marzo». Conclusione: «Nonostante la conquista ottenuta, l’associazione continuerà a tenere alta l’attenzione sulla problematica in oggetto».

 

CONTRO L’«AMARCORD» DEL POSTO FISSO

DI MAIO NO TAV

Col passare dei mesi sia il giornale che Di Maio continuano a crescere. Il primo ingrossa le sue fila. Affronta argomenti propriamente universitari, ma si occupa anche di tematiche nazionali: le Unioni civili allora in discussione in Parlamento, l’Aids, il bullismo e persino la macroeconomia.

 

Il secondo apre a Pomigliano il Meetup degli Amici di Beppe Grillo, diventa Consigliere di Facoltà e Presidente del Consiglio degli Studenti. Annuncia la candidatura con un’editoriale pubblicato in prima pagina, dal titolo «Partecipo ergo sum»: «La Democrazia è un principio non assodato ma che necessita di essere affermato e sorvegliato giorno per giorno.

 

Qual è la maniera migliore se non attivarsi in prima persona per rappresentare e assicurare gli interessi della collettività studentesca?». La democrazia partecipativa, otto anni prima. In seguito all’elezione, Di Maio lascia la direzione dell’associazione e assume la veste di associato. Ma non smette di scrivere.

 

LUIGI DI MAIO PING PONG

E infatti, eccolo discettare di un «vero mercato liberale che manca in Italia». «In Italia non abbiamo mai assimilato il concetto di flessibilità», attacca, dichiarando sorpassato il posto fisso: «Lo stesso ‘“amarcord” di Tremonti (allora ministro dell’Economia, ndr) sul posto fisso, ne è la dimostrazione lampante».

 

«ALITALIA? VA VENDUTA AI FRANCESI»

Quindi, affronta il capitolo delle nazionalizzazioni: «La recente classe politica ha continuato a “drogare” il nostro mercato con incentivi alle aziende (sedicenti) in crisi e con “la nazionalizzazione” delle aziende fallite».

 

E fa l’esempio di Alitalia, l’azienda allora «salvata» dalla cordata Cai per volere del Governo Berlusconi: «In una normale economia liberale sarebbe stata acquistata dal miglior offerente (Air France), invece è stata salvata con fondi statali e poi fatta sembrare “l’operazione finanziaria di una cordata di imprenditori”». Così scriveva il Ministro che oggi prospetta una parziale nazionalizzazione di Alitalia con l’ingresso delle Ferrovie dello Stato e del Ministero delle Finanze, e si appella perché il vettore «resti dello Stato italiano».

matteo salvini luigi di maio

 

GLI AIUTI DALL’UNIVERSITA’

Ma il tempo passa per tutti e con esso convinzioni che un tempo si credevano eterne. E così, l’uomo che oggi si scaglia legittimamente contro i finanzimenti pubblici all’editoria, otto anni fa si vantava di ricevere egli stesso finanziamenti in qualche modo pubblici. L’annuncio lo fa lui stesso nel numero di ottobre 2010.

 

Quattro anni dopo l’inizio dell’avventura di Studentigiurisprudenza.it, Di Maio firma un editoriale in cui elenca i successi ottenuti: «Siamo il primo giornale della Facoltà di Giurisprudenza per numeri e per persone in redazione. Il nostro sito ha superato il milione di accessi.». Quindi, l’annuncio orgoglioso: «L’Ateneo Federico II l’anno scorso ha deciso di finanziare il nostro progetto permettendoci di superare le 15 mila copie stampate».

 

LUIGI DI MAIO 1

Il magazine, di fatto un organo di propaganda di un’associazione di studenti, viene aiutato finanziariamente dall’Università. Un aiuto normale, e anzi lodevole da parte dell’ateneo, che ogni anno «mette a disposizione un fondo destinato a finanziare iniziative e attività culturali e sociali proposte da gruppi di studenti e associazioni studentesche» e investe soldi per garantire la pluralità di voci. Ma forse un’aberrazione per il Di Maio di oggi e per i grillini, che vogliono eliminare quasi tutti gli aiuti di Stato all’editoria.

 

«Libertà di informazione significa che un giornale dipende non dai soldi che gli dà la politica, ma dai soldi che fa vendendo il giornale», dice oggi Di Maio. Che di Studentigiurisprudenza.it non ha mai venduto una copia. Ma ha preso i soldi dell’Università che gli ha «permesso» di superare le 15 mila copie.

 

2 – «Luigi Di Maio non ha preso il tesserino con Il Paese Futuro»

Gianmichele Laino per www.giornalettismo.com

 

account twitter di paese futuro seguito da luigi di maio

La storia ha origine nelle parole del vicepremier Luigi Di Maio contro i giornalisti (definiti ‘infami’ o ‘infimi’ dopo l’assoluzione di Virginia Raggi) e nella sua stessa appartenenza all’Ordine dei Giornalisti – elenco pubblicisti – datata addirittura 4 ottobre 2007, quando quello che sarebbe diventato il leader politico del Movimento 5 Stelle aveva soltanto 21 anni. Una questione che si intreccia con la storia di un’altra testata, che ormai non esiste più, e che si chiama Il Paese Futuro.

 

Paese Futuro, la testata di Pomigliano d’Arco: ma c’entra con Di Maio?

Si tratta di un quotidiano stampato e diffuso gratuitamente a Pomigliano d’Arco, che aveva anche un sito internet (ilpaesefuturo.it). Ormai, questa testata non esiste più da almeno 5 anni e il suo portale web non risulta più attivo: l’ultimo tweet risale al 2013, al suo posto – nella sede e al numero di telefono che erano stati indicati come riferimento per i contatti – ora c’è l’Hotel Fortuna. Negli archivi del web – che possono essere consultati da chiunque -, però, si trova qualche traccia.

 

l'organigramma di paese futuro

Come, ad esempio, la lista delle persone che facevano parte della redazione della testata locale – che si occupava di tutte le vicende di cronaca, politiche, addirittura sportive di quella parte della regione Campania – nello stesso periodo in cui Di Maio prendeva il tesserino da pubblicista.

 

Oltre, ovviamente, ad alcuni articoli, nessuno dei quali a firma del leader del M5S. Per ottenere il tesserino da pubblicista, lo si ricorda, l’aspirante giornalista deve scrivere una serie di articoli (almeno 70) per un periodo di tempo continuato (due anni) con una o più testate e deve essere retribuito per questo motivo.

 

«Di Maio non ha mai scritto per Paese Futuro»

maria elena boschi luigi di maio

Nel 2017, un articolo de Il Giornale riporta il nome della testata presso la quale Di Maio ha lavorato per ottenere il tesserino. E si cita proprio Il Paese Futuro. Questa circostanza è stata ricordata su Twitter anche dagli account di Riccardo Puglisi e di Pietro Perone. Nel 2007, il direttore della pubblicazione era Francesco Di Rienzo, originario di Capracotta, attualmente responsabile dell’ufficio stampa di una delle più importanti società italiane nel settore dei beni culturali. «Avevamo diversi collaboratori in quegli anni – dichiara a Giornalettismo -, ma Luigi Di Maio non era tra questi. Avevamo circa una decina di ragazzi che iniziavano il loro periodo di lavoro al giornale, poi lo interrompevano, poi ne subentravano di nuovi. Ma da alcune verifiche che ho fatto con i miei collaboratori dell’epoca, posso affermare che Di Maio non faceva parte della nostra redazione».

 

SALVINI DI MAIO

Il sospetto che Di Maio potesse aver scritto per la testata era stato rafforzato dal fatto che, tra i pochissimi followers che conta l’account Twitter de Il Paese Futuro (122), ci fosse anche il vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Ma a quanto pare, la storia sta prendendo tutta un’altra direzione.

 

Le strade di Di Maio e de Il Paese Futuro si sono, infatti, incrociate raramente. Anna Paola Bove ha ricoperto ruoli di responsabilità nel giornale (che era una free-press) dal 2004 al 2013, dalla sua nascita alla sua fine. «A meno che non abbia una vera e propria amnesia, io non ricordo Di Maio qui – ha affermato ai nostri microfoni -. Non ha preso il tesserino con noi, né ha mai scritto un articolo. Certo, è stato intervistato dai nostri redattori perché lui, insieme a Dario De Falco (nello staff ministeriale di Di Maio, ndr), è sempre stato molto impegnato sul territorio».

 

Di Maio spieghi come ha ottenuto il tesserino da pubblicista

riccardo puglisi

Di Maio, stando alle fonti consultate, potrebbe aver conseguito il tesserino da giornalista in un’altra testata online, che però, non ci è stata al momento rivelata. D’altronde, altri suoi ex colleghi – che hanno scritto per la testata Il Paese Futuro – ci hanno confermato di non aver mai incrociato Luigi Di Maio all’interno della redazione di Pomigliano D’Arco e lo stesso dicasi per alcuni collaboratori occasionali, come un ex assessore comunale in quota DS al comune del Napoletano.

 

Resta dunque avvolto nel mistero, almeno per il momento, il percorso che ha portato Di Maio a ottenere il tesserino da pubblicista. Nel 2007 le testate online non erano particolarmente diffuse, a maggior ragione a livello locale: si parlava di blog e non di vere e proprie testate registrate presso un tribunale. Ora sta al vicepremier chiarire il suo percorso, dichiarando il nome della testata che gli ha permesso di acquisire il tesserino, esibendo gli articoli e le ricevute di pagamento degli stessi. Operazione che sembra quantomai opportuna in questo particolare momento storico, dopo le sue dichiarazioni sulla stampa italiana.

 

3 – GLI ARTICOLI DI LUIGI DI MAIO PER “LA PROVINCIA ONLINE”

Dal profilo Facebook di Domenico Di Sanzo (giornalista de “il Giornale”)

 

gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online'

Qualcuno si sta chiedendo dove fossero gli articoli scritti da Luigi Di Maio per diventare pubblicista. Cercando sul web se ne possono trovare alcuni del periodo in cui il vicepremier collaborava con il periodico della provincia di Napoli "La Provincia Online".

 

gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 3

Grosso modo fino a quando è stato eletto alla Camera dei Deputati. Immettendo in questo link http://old.laprovinciaonline.info/ le chiavi di ricerca col nome e il cognome se ne possono trovare alcuni, tra cui uno in cui si esalta il modello di accoglienza dei rifugiati libici a Pomigliano d'Arco. E secondo la sua ex direttrice Gabriella Bellini si trattava di "un giovane bravo, puntuale e preciso, sempre sorridente ed affettuoso"

gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 1gli articoli di luigi di maio per 'la provincia online' 2

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