lecornu macron proteste francia

CHE MAL DI FRANCIA PER MACRON! - NEL GIORNO DELLA NOMINA DEL NUOVO PRIMO MINISTRO LECORNU, IN FRANCIA TRA LE 175 MILA E LE 200 MILA PERSONE SCENDONO IN PIAZZA PER "BLOCCARE TUTTO" E PROTESTARE CONTRO LA CRISI POLITICA: A PARIGI LA POLIZIA HA DOVUTO SPARARE LACRIMOGENI SUI MANIFESTANTI CHE HANNO DATO ALLE FIAMME UN RISTORANTE - A MARSIGLIA È APPARSA L'IMMAGINE DI UNA GHIGLIOTTINA, SUBITO CONDIVISA SUI SOCIAL COME SIMBOLO DELLA GIORNATA - L'OBIETTIVO DI CHI PROTESTA È FAR DIMETTERE IL "TOY-BOY DELL'ELISEO": GLI SLOGAN URLATI IN PIAZZA ERANO TUTTI CONTRO DI LUI ("VATTENE") - LA FOTO DI SANGIULIANO, INVIATO RAI A PARIGI, TRA I MANIFESTANTI...

 

LA FRANCIA SI INFIAMMA

Estratto dell'articolo di Francesca Schianchi per "la Stampa"

 

scontri francia movimento blocchiamo tutto

Sfila una banda improvvisata: ci sono il sassofono, il clarinetto, un piccolo tamburo. Si apre la folla al loro passaggio – oscillano le bandiere della Palestina e i cartelli che avvertono il nuovo primo ministro Lecornu: siamo già in piazza – mentre intonano tutti insieme Bella ciao.

 

L'appuntamento delle 14 in piazza du Châtelet era tra i più sponsorizzati sugli account Telegram della vigilia: venite, mandiamo un segnale a Macron. E in questo 10 settembre atteso e temuto – 80 mila agenti mobilitati dal ministro dell'Interno Bruno Retaillau – in tanti hanno pensato di mandarlo, un messaggio al presidente: a Parigi come a Nantes, Rennes, Lione, Montpellier.

 

GENNARO SANGIULIANO CORRISPONDENTE RAI DA PARIGI

Sono 175 mila i partecipanti stimati in tutta la Francia alla protesta Bloquons tout, Blocchiamo tutto, nata dai social senza un leader né un'organizzazione, diventata molto presto virale, un passaparola virtuale che l'ha fatta crescere come un'onda. Si riprometteva di travolgere il Paese e paralizzarlo per un giorno intero con una galassia di iniziative, per fare arrivare l'eco della rabbia fino nelle stanze dell'Eliseo:

 

se non tutto si è fermato, se la polizia è riuscita in molti casi a evitare blocchi stradali e disagi peggiori - ma non voli cancellati, scuole occupate e sale del Louvre chiuse per prudenza - è vero che le 812 azioni messe in atto in ogni angolo della Francia hanno segnato la giornata e fatto affiorare un disagio diffuso. Fino agli scontri in alcune piazze, gas lacrimogeni e a Parigi un ristorante a fuoco: il bilancio è di 473 persone fermate e identificate e 339 trattenute.

movimento blocchiamo tutto

 

Sono scesi in piazza arrabbiati per lo stato delle cose, per la crisi politica, per la sensazione di non essere ascoltati: anche la nomina di un nuovo primo ministro la sera prima di questo appuntamento lo hanno vissuto in tanti come una provocazione - «un gesto aggressivo», lo definisce Christine, ricercatrice 47enne in Biologia. Ma, soprattutto, si ritrovano nel cuore della capitale sotto un cielo gonfio di pioggia con un obiettivo in testa, sempre lui: il presidente Emmanuel Macron.

 

«Macron casse-toi», togliti dai piedi; «Macron ton cdd est terminé», il tuo contratto a tempo determinato è scaduto, oltre ai più scontati «dimettiti» e «vattene»: se c'è qualcosa su cui mettere d'accordo tutti, in questa folla eterogenea e colorata – pensionati e studenti, insegnanti e infermieri, lavoratori del pubblico e del privato – è l'ostilità per il presidente.

scontri parigi

 

E, a differenza dei Gilet gialli di sette anni fa, una tendenza politica molto accentuata a sinistra: tra un coro (in italiano) «Siamo tutti antifascisti», simboli e dichiarazioni, la presenza di sindacati di sinistra e persino di deputati come la capogruppo de La France Insoumise Mathilde Panot, la tendenza gauche è evidente. Anche al governo: il ministro Retailleau biasima gli eletti presenti, secondo lui hanno tentato di «creare un clima di insurrezione in Francia», ma il clima perlomeno di rabbia e di esasperazione c'è già per conto suo. [...]

scontri parigi tra manifestanti movimento blocchiamo tutto e forze dell ordine

 

Ma se si scende d'età, se si parla con gli studenti universitari, presenti in quantità, non cambia la sensazione di essere dimenticati: «Siamo qui per rivendicare i nostri diritti studenteschi: il settore dell'istruzione è stato tagliato pesantemente. Il governo deve pensare ad alloggi per gli studenti e borse di studio», reclamano i 24enni Thomas Gachowski e Sométhear Hor.

 

Ambienti diversi, la stessa litania di insoddisfazione: e la giustificazione che i conti pubblici sono scassati, che il debito è diventato abnorme e richiede spese troppo impegnative di interessi – quello che l'ex premier François Bayrou ha spiegato a inizio settimana alla Camera - ecco, tutto questo non li convince granché. «Esiste una proposta, prende il nome dall'economista Gabriel Zucman: il 2 per cento di prelievo per chi ha più di 100 milioni di euro, perché non la adottiamo? Perché devono far pagare a noi quello che non pagano i ricchi?», chiede un manifestante, professore della periferia di Parigi.

scontri parigi gare du nord polizia e movimento blocchiamo tutto

 

Qualcuno di loro era in piazza anche nel 2018, quando i Gilet gialli accesero la scintilla della rivolta dopo le nuove tasse sui carburanti. Il 17 novembre di quell'anno, alla prima chiamata in piazza a cui seguirono settimane di rivolte, furono 280 mila persone a rispondere. «Quello che questo movimento ha in comune con quell'esperienza, è il fatto di essere qualcosa di nuovo e inedito. [...]

 

FRANCIA NEL CAOS, SCONTRI E ARRESTI APPELLO DI LECORNU: RESTIAMO UNITI

Estratto dell'articolo di Anais Ginori per “La Repubblica”

 

scontri parigi movimento blocchiamo tutto

È scattata all'alba in tutta la Francia la protesta "Bloquons tout", blocchiamo tutto, con azioni coordinate soprattutto nell'ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche nella capitale, dove sono stati registrati blocchi sul raccordo anulare, barricate improvvisate davanti a un liceo e cortei spontanei che hanno provocato disagi in diversi quartieri. L'appuntamento del 10 settembre, diffuso da settimane sui social, aveva alimentato aspettative e paure, facendo scattare l'allerta ai massimi livelli dello Stato, sette anni dopo la rivolta dei gilet gialli.

 

scontri movimento blocchiamo tutto

Il bilancio parla di centinaia di blocchi o tentativi di blocchi in tutta la Francia, senza però arrivare a una paralisi completa delle infrastrutture. La partecipazione, stimata dal ministero dell'Interno in circa 200mila persone — 250mila secondo il sindacato Cgt — è stata inferiore alle speranze degli organizzatori, ma comunque «significativa», ha ammesso il ministro dell'Interno, Bruno Retailleau. «Chi voleva rifare la rivolta dei gilet gialli, ha fallito», ha osservato invece Didier Lallement, prefetto in servizio durante la crisi scoppiata nel 2018. [...]

blocco autostrada saint etienne lione

 

A Marsiglia è apparsa l'immagine di una ghigliottina, subito condivisa sui social come simbolo della giornata. Nella capitale, la chiusura della stazione delle Halles per ragioni di sicurezza, ha provocato il caos nei trasporti. Poco distante, un incendio in un ristorante ha scatenato momenti di panico, con i clienti evacuati di corsa in strada. Secondo la procura, le fiamme potrebbero essere state innescate involontariamente da un'operazione di polizia. Chiuso anche parte del Louvre e il museo D'Orsay.

 

Il ministro Retailleau, dimissionario ma in corsa per la riconferma nel nuovo governo, ha rivendicato che «non c'è stato il temuto blocco del Paese». Ha però denunciato lanci di pietre e altri attacchi contro poliziotti, accusando Jean-Luc Mélenchon e la France Insoumise di «strumentalizzare la protesta e soffiare sul fuoco». «Non è stata una mobilitazione cittadina — ha affermato — ma un movimento confiscato da estremisti e gruppi dell'estrema sinistra, sostenuti dagli Insoumis».

macron lecornu

 

In questa giornata di alta tensione, a Matignon, sede del governo, si è svolto anche il passaggio di consegne tra l'ex premier François Bayrou e Sébastien Lecornu. «Voglio dire al popolo francese che ci riusciremo, che c'è una strada possibile», ha dichiarato il premier non ancora quarantenne, dal 2022 alla guida del ministero della Difesa. «Avremo bisogno di rotture, non solo nella forma ma anche nel metodo». [...]

 

macron lecornu

La prossima settimana i sindacati hanno convocato uno sciopero nazionale che potrebbe dare un respiro più ampio al movimento. Dietro lo slogan radicale del "bloccare tutto" si nasconde un magma eterogeneo, nato online e alimentato da ambienti sovranisti, collettivi complottisti, segmenti della sinistra radicale. Mélenchon ha scelto di cavalcare l'onda, definendo la mobilitazione «un'offensiva decisa» per mettere in ginocchio l'Eliseo.

[...]

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”