1- MARIA-SAURA ANGIOLILLO NASCONDEVA SEGRETI DI STATO E CONOSCEVA, SIN DAI PRIMI ANNI SESSANTA, I RAPPORTI RISERVATI TRA IL GOVERNO AMERICANO E QUELLO ITALIANO 2- DALL'INCHIESTA DELLA PROCURA DI CAMPOBASSO SULLA SPARIZIONE DEI GIOIELLI INDOSSATI DA DONNA MARIA EMERGONO PARTICOLARI CHE CHIARISCONO ALCUNI ASPETTI DELLA VITA POLITICA ED ECONOMICA DEL NOSTRO PAESE. AD ESEMPIO SI E' SCOPERTO CHE IL SEN. RENATO ANGIOLILLO, FONDATORE DEL QUOTIDIANO ‘’IL TEMPO’’, AVEVA SPOSATO IN SECONDE NOZZE MARIA GIRANI PERCHE' QUESTA ERA LEGATA DA UN' INTIMA AMICIZIA A CRISTINA FORD, MOGLIE DI HENRY FORD II, MAGNATE AMERICANO E RE DELL'AUTO 3- LO SCOPO DEL SEN. ANGIOLILLO ERA QUELLO DI COMPRARE CON L'APPOGGIO DI FORD I PRINCIPALI GIORNALI E CREARE LA PRIMA TV COMMERCIALE IN ITALIA. LA CIA AVEVA DATO IL SUO APPOGGIO ALL'AMBIZIOSA IDEA EDITORIALE AL SOLO FINE DI CONTROLLARE L'INFORMAZIONE E ARGINARE IL PERICOLO COMUNISTA PROVENIENTE DAI PAESI DELL'EST 4- NON A CASO ANGIOLILLO E' STATO UN BERLUSCONI ANTE-LITTERAM, PIONIERE DELLA TV PRIVATA ITALIANA ("IL TEMPO TV” VIENE COSTITUITA NEL 1959), INVOCANDO PER LA PRIMA VOLTA L'INTERVENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE CONTRO IL MONOPOLIO DELLA RAI

DAGOREPORT
Nelle inchieste giudiziarie, come spesso accade, si parte da un ipotesi di reato per poi intercettare notizie e fatti che vanno al di là del capo d'accusa originario. Nell'indagine svolta dalla Procura della Repubblica di Campobasso, che vede indagato Marco Bianchi Milella per la sparizione dei giolielli indossati dalla madre Maria Girani, moglie del Sen. Renato Angiolillo, sono emersi documenti e atti che, pur non avendo rilevanza penale, sono sicuramente utili al fine di chiarire alcuni aspetti ancora poco chiari della vita politica ed economica della nostra Repubblica.

Si è scoperto che il Sen. Angiolillo aveva un rapporto molto stretto con gli americani. Infatti è noto che i servizi segreti esterni degli Stati Uniti (ora CIA) consegnarono nelle mani di Angiollillo i "Diari" di Galeazzo Ciano, gerarca fascista e genero di Mussolini, e che grazie alla loro pubblicazione il fondatore del quotidiano Il Tempo fece nel 1944 la fortuna del suo giornale appena nato.

Lo scopo del Governo americano nell'immediato dopoguerra era quello di diffondere in Europa una cultura liberale e per questo motivo che Angiolillo, editore con personalità eclettica, trasformava Il Tempo da giornale socialdemocratico in quotidiano indipendente a servizio degli Alleati.

Il contatto tra il Sen. Angiolillo, eletto in una lista apartitica, e gli americani è durato per tutta la vita del deputato anche se, dopo aver scampato il pericolo russo dell'invasione comunista in Italia, la CIA tagliava cospicui finanziamenti al giornale capitolino con conseguente calo di vendite dello stesso. Il Senatore spesso si recava in America con la nave, visto che odiava prendere l'aereo e qui tesseva fitti rapporti politici ed economici, subendo sempre più influenze liberali.

Proprio il legame simbiotico con gli USA spingeva Angiolillo a sposare in seconde nozze Maria Girani, signora con la licenza elementare ma dotata di straordinaria intelligenza. Maria, in più, era amica del cuore di Cristina Magliano e di Cristina Ford, donne a quell'epoca bellissime e molto influenti, con le quali condivideva il titolo nazionale de "Le tre grazie".

In particolare, il proprietario del quotidiano Il Tempo voleva fare leva sull'amicizia di Maria con Cristina Ford per coinvolgere finanziariamente nei suoi ambiziosi progetti editoriali il marito americano di quest'ultima, Henry Ford. Inoltre lo stesso Angiolillo nera vicinissimo al Vaticano per via della sua assidua frequentazione con Papa Pio XII. Dall'inchiesta penale è venuto fuori un certificato che prova il sodalizio tra Renato Angiolillo e Fernando Tambroni, testimone delle sue nozze con Maria Girani.

Il democristiano Tambroni è stato Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1960 su indicazione di Angiolillo (grande amico di Antonio Segni) e con il benestare dei servizi segreti esteri americani. Ma in questi giorni si è appreso che il programma editoriale del Renato Angiolillo andasse oltre l'acquisto di altri giornali filoamericani. Angiolillo, un Berlusconi ante litteram, aveva capito che per controllare l'informazione bisognava osare di più: così nasceva la sua idea di creare la prima grande televisione commerciale italiana, denominata "Il Tempo TV".

Tale iniziativa commerciale, molto importante sul piano giuridico, avrebbe posto le premesse significative per la demolizione, avvenuta nel 1976, del monopolio tv RAI via etere. Ecco in sintesi la storia giudiziaria: il 19 dicembre 1956, a Roma, la società di diritto privato "Il Tempo TV", amministrata dal Sen. Renato Angiolillo e riconducibile al quotidiano nazionale Il Tempo, faceva istanza al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni chiedendo l'autorizzazione ad utilizzare canali per trasmissioni televisive al di fuori della concessione statale alla RAI, dichiarando l'impegno a uniformarsi alle norme vigenti sulla stampa e sui pubblici spettacoli.

"Il Tempo TV" dichiarava di voler realizzare tale programma provvedendo all'installazione di impianti trasmittenti, studi di ripresa e ponti radio mobili per le trasmissioni esterne. L'iniziativa editoriale del gruppo Angiolillo mirava a creare un servizio di radiodiffusione televisiva alimentato dai proventi della pubblicità inserita in un flusso di programmi da diffondere nel Lazio, in Campania ed in Toscana, con eventuale successiva estensione ad altre regioni, utilizzando sei frequenze (inutilizzate da RAI) in banda UHF.

Con successiva istanza del 19 febbraio 1957, per l'attuazione del suo programma tecnico, "Il Tempo TV" richiedeva l'integrazione dell'assegnazione, puntando ad ottenere dieci canali in UHF tra 470 e 547 MHz. Con nota 8 marzo 1957 il Ministero rispondeva che, posti gli artt. 1 e 168, n. 5, del Codice postale e delle telecomunicazioni, aveva concesso in esclusiva alla RAI-Radiotelevisione italiana, fin dal 1952, l'esercizio dei "servizi di radiodiffusione e di televisione", sicché non poteva "prendere in considerazione nuove richieste di concessioni per lo stesso servizio".

Risposta ovviamente prevista dal Senatore, che non aspettava altro che un diniego da impugnare avanti al giudice amministrativo (al tempo, unico), con l'obiettivo di sollevare una questione di legittimità costituzionale sul monopolio delle trasmissioni tv della RAI. Con ricorso notificato il 18 aprile 1957 veniva impugnato da "Il Tempo TV" innanzi al Consiglio di Stato, motivando il ricorso con l'insussistenza, nell'ordinamento positivo, di un monopolio statale del servizio della televisione, e, subordinatamente, rilevando la ritenuta illegittimità costituzionale di tale (eventuale) monopolio, per eccesso del R.D. 27 febbraio 1936, n. 645 (che approvava il Codice postale), rispetto alla legge di delegazione 13 aprile 1933, n. 336, nonché il contrasto con gli artt. 21, 33 e 41 della Costituzione.

La Sez. VI del Consiglio di Stato, con decisione interlocutoria parziale del 15 luglio 1959, n. 504, dichiarava infondata l'insussistenza del monopolio statale e con ordinanza in pari data n. 505 dichiarava manifestamente infondata la questione di costituzionalità relativa all'esorbitanza del Codice postale dai limiti della delega, rimettendo alla Corte - previa affermazione della rilevanza ai fini del decidere - le sole questioni relative alla compatibilità con gli artt. del Codice postale e delle telecomunicazioni (relativi al monopolio statale), "per la parte in cui concernono la televisione".

L'ordinanza veniva pertanto notificata alle parti in causa ("Il Tempo TV", RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A. e Ministero delle poste e delle telecomunicazioni), nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri il 21 luglio 1959, dandone contestuale comunicazione ai Presidenti dei due rami del Parlamento il 28 luglio successivo (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 12 settembre 1959, n. 220). "Il Tempo TV" si costituiva formalmente il 26 settembre 1959, ma, contrariamente alle previsioni dei suoi giuristi, la Consulta dichiarava la legittimità del monopolio statale radiotelevisivo, pur auspicando che venisse assicurata ad ogni manifestazione del pensiero la diffusione attraverso il mezzo televisivo.

Con sentenza n. 59 del 6 luglio 1960 la Consulta (Giudice relatore Sandulli) affermava quindi che, data la limitatezza di fatto dei canali utilizzabili, la televisione a mezzo di onde radioelettriche (radiotelevisione) si caratterizzava indubbiamente come una attività predestinata, in regime di libera iniziativa, quanto meno all'oligopolio (totale o locale, a seconda che i servizi venissero realizzati su scala nazionale o su scala locale) e siccome tali servizi, se non fossero stati riservati allo Stato o a un ente statale da esso preposto, sarebbero caduti naturalmente nella disponibilità di uno o di pochi soggetti (prevedibilmente mossi da interessi particolari), non poteva considerarsi arbitrario neanche il riconoscimento della esistenza di ragioni "di utilità generale" idonee a giustificare, ai sensi dell'art. 43 Cost., l'avocazione, in esclusiva, dei servizi allo Stato, dato che questo, istituzionalmente, era in grado di esercitarli in più favorevoli condizioni di obbiettività, di imparzialità, di completezza e di continuità in tutto il territorio nazionale.

Forse fu proprio questa ultima affermazione che peccò un po' d'ingenuità, accompagnata dall'affermazione dell'esigenza di leggi destinate "ad assicurare adeguate garanzie di imparzialità nel vaglio delle istanze di ammissione all'utilizzazione del servizio non contrastanti con l'ordinamento, con le esigenze tecniche e con altri interessi degni di tutela (varietà e dignità dei programmi, ecc.)".

Sostanzialmente, nel 1960 la Corte Costituzionale, che operava da pochissimi anni (1956), confermava il monopolio RAI, pur esortando lo Stato a garantire un ampio accesso all'utilizzazione del servizio, basandosi sulle caratteristiche tecniche della radiotelevisione, la quale poteva operare solo su ristrette frequenze.

De "Il Tempo TV" sarebbe così rimasto solo il ricordo, in previsione di tempi più consoni sul piano sociale, culturale, politico e tecnico per l'avvento del regime televisivo concorrenziale. Infatti, nel 1974 la stessa Corte Costituzionale legittimava l'esistenza della televisione via cavo e nel 1976 autorizzava anche le trasmissioni private via etere purché di ambito locale. Da allora in poi si sono aperte le porte del pluralismo televisivo. Il resto è storia conosciuta.

Renato Angiolillo, plenipotenziario in Italia degli USA e del Vaticano, gettava così le basi per la TV commerciale made in Italy e Silvio Berlusconi, dopo circa vent'anni, ne diventava il re incontrastato anche grazie ai saggi e preziosi consigli dispensati dal caro amico Gianni Letta, collaboratore fedelissimo di Angiolillo e depositario di tutti i suoi segreti imprenditoriali e oltreoceano. Intanto l'inchiesta penale sui diamanti, promossa con una denuncia-querela sporta da Renato Angiolillo Junior, va avanti senza sosta in attesa di nuovi importanti sviluppi.

 

lar maria angiolillo Gianni Letta e Silvio Berlusconi Foto Antonio Segni e Sen Foto Avv Luigi Iosa difensore di Renato Angiolillo Jr Fernando Tambroni angiolillo img411 maria angiolillo

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