MARIONE NON NE IMBROCCA PIU’ MEZZA: DOPO IL CASO SCOMMESSE, GLI SCAZZI CON "LE IENE" E L’IDEA DI UN PARTITO CON "FURBIZIO" CORONA E IL GENERALE VANNACCI, MARIO ADINOLFI VIENE ESCLUSO PER IRREGOLARITA' DALLA CORSA A SINDACO DI PRATO (NON JE RESTA CHE ANNA’ PE’ PRATI) – FIRME FANTASMA, SENZA DOCUMENTI, O DI PERSONE DECEDUTE: INVALIDATA LA RACCOLTA FIRME PER LA PRESENTAZIONE DELLE LISTE DEL LEADER DEL POPOLO DELLA FAMIGLIA - LA RISPOSTA DI ADINOLFI CHE PRESENTA RICORSO AL TAR: “UNA PORCATA. ALCUNI AMBITI MEDIATICI SI SONO PRESTATI ALL’OPERAZIONE E ALCUNI IMPRUDENTI HANNO RIPETUTO CHE 'COSÌ CI SBARAZZIAMO PER SEMPRE DI ADINOLFI'. NON ACCADRÀ MAI, POTETE PROVARE SOLO CON UNA PALLOTTOLA IN TESTA”
Dal profilo Facebook di Mario Adinolfi
Un grazie ai fiorentini, ero arrivato al Tribunale amministrativo di via Ricasoli con l’umore che virava verso la rabbia ma sono stato travolto dal vostro affetto, persino dentro il TAR mi sono stati chiesti selfie e rivolti pensieri di incoraggiamento.
Voglio fidarmi della magistratura toscana a cui ho prodotto gli atti che dimostrano senza possibile smentita non solo che tra le firme depositate alla commissione elettorale non c’era nessun morto (il verbale di consegna evidenzia incontrovertibilmente che sono state depositate 370 firme con i relativi certificati elettorali e nessun morto è in possesso del certificato elettorale)
ma che noi siamo stati fatti oggetto di una campagna atta a “toglierci di mezzo” in un contesto dove si vuole andare a una restaurazione senza scossoni dei poteri che da dodici anni guidano Prato e che, come si è dimostrato con l’inchiesta della direzione distrettuale antimafia che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale, sono collusi e corrotti da industriali, massoneria deviata, cricche e mafie.
Sempre dalla stessa area è stato più volte detto fin dal nostro affacciarci a Prato che saremmo stati colpiti e l’agguato alla conferenza stampa di presentazione era dentro questa logica. Un partito come il Popolo della Famiglia che era appena arrivato a superare il 5% alle politiche in Veneto e che a Prato era visto da molti cittadini come “liberatore” perché estraneo agli interessi locali dei corrotti che la governano indegnamente da dodici anni, in più conversazioni è stato indicato come “da eliminare”.
Alcuni ambiti mediatici si sono prestati all’operazione e alcuni imprudenti hanno ripetuto che “così ci sbarazziamo per sempre di Adinolfi”. Non accadrà mai, potete provare solo con una pallottola in testa. Gli atti, lo ripeto, assolutamente chiari e incontestabili della porcata che è stata compiuta ai danni del PdF sono a disposizione della seconda sezione del TAR presieduta dal dott. Alessandro Cacciari. Attendo la convocazione entro lunedì per andare a discutere il ricorso del Popolo della Famiglia. Tutti noi vogliamo confidare nella serietà della magistratura e io ringrazio i fiorentini per il calore. Oggi ne avevo bisogno.
ADINOLFI E LE FIRME FANTASMA
Giorgio Bernardini per corriere.it - Estratti
Firme fantasma e leggerezze reali. L’appuntamento di Prato con la misurazione elettorale del consenso per un «papa straniero» è quantomeno rimandata: la commissione elettorale ha escluso la lista del candidato sindaco del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi. A leggere il verbale pubblicato sull’albo pretorio, la decisione è il risultato di una gestione quantomeno disinvolta di un passaggio cruciale della democrazia: la raccolta e la validazione delle firme.
I numeri, più delle dichiarazioni, raccontano la vicenda. Su 463 firme presentate, ben 449 risultano autenticate da un unico consigliere comunale, Mirko De Carli, in un altro territorio (in provincia di Ravenna). Fin qui, formalmente possibile. Ma è il resto a far saltare il banco: 69 firme accompagnate da documenti scaduti, 12 sottoscrittori già «impegnati» con altre liste, due firme attribuite a persone decedute — un dettaglio che, giuridicamente, non è affatto secondario — e altri due cittadini che negano di aver firmato.
MARIO ADINOLFI PRENDE PER I CAPELLI FILIPPO ROMA
Il risultato è una drastica scrematura: 293 firme potenzialmente valide, insufficienti per restare in corsa. Non si tratta di cavilli. Le norme sulle firme non sono infatti un orpello burocratico, ma una garanzia minima: certificano che una candidatura abbia un radicamento reale, non simulato. Inserire firme irregolari — per negligenza o peggio — mina la credibilità dell’intero processo.
La Commissione elettorale circondariale ha fatto ciò che era tenuta a fare: verificare e, di fronte a irregolarità così diffuse, escludere. Ventiquattro ore dopo l’esclusione il candidato - che si era reso anche protagonista di un fuori programma violento molto discusso durante la presentazione della sua candidatura - non ha però commentato l’atto. Nessuna accusa di «accanimento» o «ostacoli politici» che suonerebbero forse fuori fuoco al cospetto della raccolta di firme di persone defunte o dichiarazioni di cittadini che disconoscono la propria sottoscrizione.
mario adinolfi e i soldi delle scommesse le iene
Qui non siamo nel campo dell’interpretazione, ma in quello dei fatti. Per Mario Adinolfi e il suo movimento restano comunque tre giorni per il ricorso al Tar. È un passaggio legittimo, ma difficilmente il politico romano potrà ribaltare un quadro così compromesso.
MARIO ADINOLFI PRENDE PER I CAPELLI FILIPPO ROMA
mario adinolfi
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