BASTA CIANCIARE DI ALLEANZE E PRIMARIE, LA SINISTRA TORNI A PARLARE DI LAVORO, TASSE E DIRITTI – MASSIMO CACCIARI SUONA LA SVEGLIA A ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: “LA QUESTIONE NON RIGUARDA CAMPI LARGHI O STRETTI, TANTOMENO PROCEDURE DI SELEZIONE PER OCCASIONALI LEADER, MA LA POSSIBILITÀ STESSA DI CONFERIRE CONTENUTI E CONCRETEZZA ALLA DEMOCRAZIA. OGGI STABILITÀ E GOVERNABILITÀ FINISCONO INESORABILMENTE CON L’ESSERE I SOLI ‘VALORI’ DELL’AGIRE POLITICO. I SEDICENTI DEMOCRATICI MUOIONO QUANDO CREDONO DI PARLARE AL POPOLO DISCETTANDO CON DOVIZIA DI TECNICISMI SU CAMPI LARGHI E PRIMARIE, MENTRE BALBETTANO SU CRISI FISCALE DELLO STATO, PACE E GUERRA, FINE DEL DIRITTO...”
Estratto dell’articolo di Massimo Cacciari per “La Stampa”
Se le forze politiche eredi delle antiche tradizioni socialdemocratiche e cristiano-popolari stanno perdendo terreno in tutti i Paesi occidentali, non sarà, temo, spostando mobili da una stanza all’altra o ridipingendo le pareti della casa che usciranno da una crisi di storica portata.
La questione non riguarda campi larghi o stretti, tantomeno procedure di selezione per occasionali leader, ma la possibilità stessa di conferire oggi contenuti e concretezza a quella idea di democrazia che sembrava essersi affermata dopo la seconda Grande Guerra.
O invece la democrazia è destinata a divenire un insieme di nobili aspirazioni, un vago dover essere, buono a coprire prassi di governo del tutto opposte ai fini che qua e là si vanno ancora predicando? La democrazia è destinata a ridursi a un’impotente ideologia?
Se così fosse, l’affermazione delle nuove strategie propagandate dagli ultimi alfieri delle varie Silicon Valley, esplicitamente sostenitrici della fine del ciclo democratico del secondo dopoguerra, sarebbe inevitabile.
[...] La democrazia “funziona” quando si realizza nella produzione di un Diritto davvero uguale per tutti e quando crea le condizioni per cui le disuguaglianze originarie, “naturali” per così dire, contino progressivamente sempre meno nel determinare l’affermazione del merito individuale. Democrazia è Stato di Diritto strettamente connesso a mobilità sociale.
Se norme, ordini, procedure che regolano l’azione globale delle grandi potenze economiche e finanziarie si separano da quelle dei diversi “territori” nazionali, il Diritto sarà diviso e la Legge non più uguale per tutti.
elly schlein alla manifestazione del campo largo a napoli foto lapresse
Se il superamento delle “originarie” condizioni di disuguaglianza non costituisce più alcun problema, poiché ciò che conta è esclusivamente la “performance”, il risultato, il profitto, sia in termini economici che di potenza, un altro pilastro dell’idea concreta, non astratta di democrazia viene distrutto.
Vi è una via democratica a regimi totalitari. Amiamo dimenticarlo. Questa via consiste nel ridurre la democrazia a difesa di diritti individuali, a idee regolative prive di effettualità, a non comprenderne il nesso con le concrete aspettative di benessere, materiale e immateriale, che “il popolo” esprime e nella cui soddisfazione soltanto esso vede l’espressione della propria “sovranità”.
le faccette di giorgia meloni vertice nato ad ankara 1
Popolo significa qui qualcosa di essenzialmente diverso da ciò che i “populismi” intendono. Come ogni “ismo” il populismo astrae dai caratteri specifici che il suo oggetto presenta, per farne un idoletto addomesticabile e manipolabile a ogni fine. Popolo non è lo Stato né la Nazione tutta.
Popolo è quella parte, nient’affatto “liquidabile” nell’intero, capace di esercitare una critica costante nei confronti di tutti i poteri in cui il regime democratico si articola. [...]
Una parte che si costituisce autonomamente in propri organismi, in propri “corpi intermedi”, di cui rivendica la inviolabilità, e su di essi fonda il proprio effettivo potere nelle stesse sedi del Legislativo e dell’Esecutivo.
Come questo Popolo sia l’unico soggetto in grado di garantire le libertà democratiche dovrebbe risultare evidente anche da questa sola considerazione: il Popolo che non è moltitudine, che si esprime come pluralità di partiti e sindacati, è intrinsecamente connesso alla pluralità dei poteri, mentre la moltitudine dei populisti è massa di impotenze individuali e tenderà per propria natura a invocare soluzioni autoritarie e regimi oligarchici.
Disgregare ogni corpo intermedio, vederne la funzione critica come un mero ostacolo alla rapidità ed efficacia delle decisioni, è oggi il perno non di qualche nazionalismo o sovranismo spicciolo, ma della ideologia che regna all’interno delle grandi potenze economico-finanziarie globali. A questa dovrebbero reagire, con questa competere i sedicenti democratici.
A Roma il Popolo competeva con i Padri-Senato. Senatus populusque – una diade, non un’astratta, totalitaria unità. Una contraddizione anche, ma costruttiva, garante di effettiva libertà. Il Popolo non è moltitudine; la moltitudine diviene Popolo soltanto quando decide di farsi parte e procede insieme per affermare, di contro ai Padri-Senato, i propri strategici interessi. I suoi tribuni li conoscono, e nascono dalla sua lotta per farli valere.
[...] Invece di cogliere le nuove disuguaglianze, le nuove forme di dominio e di sfruttamento, l’ideologia della “società liquida” ha fatto inseguire, attraverso compromessi e mediazioni, l’idea di una “rappresentanza generale”.
Del tutto coerente con questa, ecco una strategia che privilegia la leadership carismatica, o pseudo tale, sull’organizzazione e sulla formazione di classe dirigente. Il momento prettamente elettorale, col suo contorno di perenne riforma delle procedure, diviene, in questo quadro, a sua volta, l’interesse pressoché esclusivo.
Ciò che conta, infatti, sarà solo la rappresentanza istituzionale, non il proprio essere protagonisti nella formazione dei corpi intermedi di cui il Popolo è concretamente costituito. Stabilità e governabilità finiscono inesorabilmente con l’essere i soli “valori” dell’agire politico.
massimo cacciari racconta gli ultimi giorni dell'umanita 3
Ma a essi la destra populista non si adegua, poiché sono i suoi. Sono i sedicenti democratici a morire quando vi si adattano, quando credono di parlare al Popolo discettando con dovizia di tecnicismi su campi larghi e primarie, mentre balbettano su crisi fiscale dello Stato, pace e guerra, fine del Diritto.



