A MATTARELLA SONO GIRATI I CABASISI PER L’ASSENZA DI UNA DELEGAZIONE DEL PD ALLA PARATA DEL 2 GIUGNO - E’ VERO CHE IL PROTOCOLLO NON PREVEDE L’INVITO AI LEADER DEI PARTITI CHE NON RICOPRONO CARICHE ISTITUZIONALI O DI GOVERNO MA ELLY, CHE FREQUENTA LE PIAZZE DEL GAY PRIDE, AVREBBE POTUTO SFILARE CON I CITTADINI O MANDARE ALLA PARATA I DUE CAPIGRUPPO DI CAMERA E SENATO DEL PD, CHIARA BRAGA E FRANCESCO BOCCIA. I DUE ERANO STATI INVITATI, VISTO IL RUOLO ISTITUZIONALE – E DIRE CHE IL PD AVEVA GIA’ FATTO INCAZZARE IL COLLE, SPACCANDOSI AL PARLAMENTO EUROPEO DURANTE IL VOTO SUL “REARM UE” PROPOSTO DA VON DER LEYEN: MENTRE I SOCIALISTI EUROPEI, CUI IL PD APPARTIENE (I DEM HANNO ANCHE LA DELEGAZIONE PIU’ NUMEROSA) SOSTENNERO IL PROVVEDIMENTO, I DEM SI SFANCULAVANO CON 10 SI E 11 ASTENSIONI - CHISSA' SE MATTARELLA, COME PROFETIZZO' NANNI MORETTI NEL 2002, AVRA' PENSATO: "CON QUESTI DIRIGENTI NON VINCEREMO MAI..."
DAGOREPORT
Nelle stanze damascate del Quirinale l’assenza del vicepremier, nonché ministro, Matteo Salvini alla parata del 2 Giugno ha colpito ma non troppo. A suscitare commenti irriferibili, invece, è stata la mancata partecipazione della segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein.
E’ vero che il protocollo non prevede l’invito ai leader dei partiti che non ricoprono cariche istituzionali o di governo ma Elly, a cui piace frequentare le piazze per il Gay pride, avrebbe potuto sfilare in piazza con i cittadini e, soprattutto, avrebbe potuto mandare alla parata i due capigruppo del Pd, Chiara Braga che guida la delegazione alla Camera, e Francesco Boccia in De Giromano, che sovrintende al gruppo al Senato. I due, infatti, erano stati espressamente invitati visto il ruolo istituzionale.
sergio mattarella - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946
Quando l’invito è legato alla carica che si ricopre, il bon ton istituzionale consiglia di onorare la “chiamata”. Non si trattava del taglio di un nastro, ma dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica. E per un tale tondo evento, la rappresentanza del Pd è stata affidata nientemeno che a Stefano Graziano, capogruppo in commissione Difesa
L’assenza di un frescone come Salvini, che già nel 2013 alla vigilia della Festa della Repubblica twittava “Non c’è un cazzo da festeggiare”, non è una sorpresa per il Colle. Le recenti sparate dell’ex Truce del Papeete hanno ribadito la sua contrarietà alle spese per armamenti e per la difesa. Inoltre il ministro dei Trasporti non perde occasione di mostrare l’abito da pacifista anti-militarista, invocando la fine della guerra in Ucraina (“La pace si fa con Mosca”). Peccato che finga di non sapere che il conflitto l’ha scatenato proprio il suo amico Putin.
Al contrario di Salvini, il cui forfait fa scopa con Ilaria Salis (AVS), che ha proposto l'abolizione della parata militare, la scelta del vertice del Partito Democratico di disertare la parata del 2 giugno ha sorpreso (eufemismo) il Quirinale: perché è un ulteriore, e pessimo, segnale dello stato di crisi, a un passo dall'aborto, di quel “Campo largo” che sogna di mandare a casa l’Armata Branca-Meloni (ciao core!).
Un'alleanza che si taglia con un grissino: già il 12 marzo 2025 il M5s di Conte e AVS di Fratoianni & Bonelli hanno dato prova di essere un'opposione tafazziana, votando no, in compagnia alla Lega, al piano “ReArm Europe" sul futuro della difesa europea proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, mentre il Pd si è spaccato come una mela marcia.
Undici eurodeputati che fanno il tifo per Elly si sono astenuti: Lucia Annunziata, Brando Benifei, Annalisa Corrado, Camilla Laureti, Dario Nardella, Matteo Ricci, Sandro Ruotolo, Cecilia Strada, Marco Tarquinio, Alessandro Zan e il capo delegazione Nicola Zingaretti.
Mentre si sono espressi a favore gli altri dieci eurodeputati: Stefano Bonaccini, Pina Picierno, Antonio Decaro, Giorgio Gori, Elisabetta Gualmini, Giuseppe Lupo, Pierfrancesco Maran, Alessandra Moretti, Irene Tinagli e Raffaele Topo.
Per Bonaccini, presidente del Partito Democratico, si è trattato infatti del primo voto "in dissenso" rispetto alla linea portata avanti dalla segretaria con l’eskimo, ma soprattutto di un fatto politico gravissimo, essendo la delegazione nazionale del Pd la più numerosa all'interno del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo.
ELLY SCHLEIN E STEFANO BONACCINI
Ecco perché la mancata partecipazione alla parata militare dei Fori Imperiali dei dem, a partire dal leader nazionale per finire a una delegazione ufficiale del Partito Democratico, ha visto Mattarella uscir fuori dalla grazia di dio.
Chissà se il Capo dello Stato avrà pensato al cupo l’anatema scagliato nel 2002 dal palco di piazza Navona di Nanni Moretti rivolto a Rutelli e Fassino: "Con questi dirigenti non vinceremo mai". All’epoca, l'evento segnò la nascita del movimento di protesta civile dei Girotondi, oggi con Elly e Conte e Fratoianni non si vede all’orizzonte nemmeno una corsa nei sacchi…





