maurizio de giovanni giorgia meloni grasso cortellesi

“PERCHE' LA MELONI NON E’ STATA CITATA NELLO SPETTACOLO PER GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA? NON SI PARLAVA DI ATTUALITÀ” – LO SCRITTORE PREZZEMOLONE MAURIZIO DE GIOVANNI, CHE HA COLLABORATO CON GIOVANNI GRASSO, PORTAVOCE DI MATTARELLA, AI TESTI E ALLA REGIA DELLA SERATA, RISPONDE ALLE CRITICHE DI FRATELLI D’ITALIA: “NESSUNO DEGLI ARTISTI CHE HA PARTECIPATO ALLA SERATA È STATO INDIRIZZATO O SOTTOPOSTO A CENSURA. OGNUNO HA DATO UN CONTRIBUTO SENZA ESPRIMERE UNA POSIZIONE POLITICA” – LA REPLICA A BOCCHINO (CHE AVEVA DETTO: “PERCHE’ IL QUIRINALE DÀ UN INCARICO A UN DIRIGENTE DEM? DE GIOVANNI È ENTRATO NEL PD”): “NON SONO ISCRITTO A NESSUN PARTITO E NON INTENDO CANDIDARMI NEMMENO COME AMMINISTRATORE DEL MIO CONDOMINIO” (QUESTA CE LA SEGNIAMO)

 

Articolo di Flavia Amabile per “la Stampa” - Estratti

 

MAURIZIO DE GIOVANNI

A contattare lo scrittore Maurizio De Giovanni è stato Giovanni Grasso, consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica. Gli ha chiesto se avesse voglia di lavorare a un testo quadro, una sorta di filo conduttore degli interventi previsti durante la cerimonia trasmessa in diretta sulla Rai martedì scorso per concludere i festeggiamenti degli ottant'anni anni della repubblica italiana.

 

(...)

 

De Giovanni appare disorientato, quasi smarrito, invece, quando gli si spiega che, i vertici di Fratelli d'Italia - ovvero innanzitutto Giorgia e Arianna Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa, - non solo non hanno condiviso l'entusiasmo suo e degli italiani ma hanno considerato quello del 2 giugno uno spettacolo fazioso, un racconto poco obiettivo. 

 

Mancava la rappresentazione della destra che governa l'Italia, una destra moderna, molto cambiata rispetto a quella di ottant'anni fa, è il malcontento che serpeggia tra i vertici di Fratelli d'Italia. Come mai non c'era questo pezzo di storia della Repubblica durante la serata in piazza del Quirinale? 

giovanni grasso

«A me sembra che la serata sia stata tutta caratterizzata da una riflessione sul valore delle donne, sulla considerazione del loro cammino dal 1946 in poi. Non si è parlato di attualità. L‘evento più recente raccontato è stato il Covid, dunque qualcosa che risale a sei anni fa». 

 

Proprio a proposito del Covid, per esempio, secondo Fratelli d'Italia non era necessario attaccare i no-vax. Sarebbe stato sufficiente sottolineare la grande risposta degli italiani. 

«Ma dove? Quando? Ero lì, non ho avuto colpi di sonno. Io ho sentito Massimo Popolizio che ha raccontato della coscienza civile degli italiani, del grande impegno di medici e infermieri, gli eroi che lavoravano 24 ore al giorno e curavano le persone, che producevano fatti, non chiacchiere». 

 

Nella storia della Repubblica e della battaglia delle donne secondo Fratelli d'Italia c'è Giorgia Meloni, la prima a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio. Invece nessuno durante la serata ne ha parlato. Come mai? C'erano delle linee a cui dovevate attenervi? 

GIORGIA MELONI

«Non mi risulta che nessuno degli artisti che hanno partecipato alla serata sia stato indirizzato o sottoposto a censura o a un'analisi di quello che ha scritto. Se fosse accaduto non avrei partecipato. Io, oltretutto, rievocavo il 1946, non parlavo di attualità». 

 

Poche ore prima della serata in piazza del Quirinale Fratelli d'Italia ha diffuso sui suoi social un video che racconta il primo voto delle donne del 1946. In quel caso, però, attraverso un sogno, si ricorda il traguardo raggiunto da Giorgia Meloni, trasformandolo in una sorta di incentivo per le donne di ottant'anni fa ad andare a votare. Insomma, volendo, un modo si trova sempre per legare passato e presente. 

«Porgo i miei complimenti per la creatività. Io non ho avuto questa visione, ho solo scritto un testo ambientato del 1946 e mi scuso per non aver immaginato qualcosa che potesse creare un collegamento tra il voto delle donne e l'arrivo a palazzo Chigi della prima donna presidente del Consiglio.

 

maurizio de giovanni claudia conte

Scherzi a parte, ripeto che non mi sembra che durante la serata ci siano stati riferimenti all'attualità. Io, mentre immaginavo il testo, ho pensato soltanto alla festa comune della Repubblica. L'ho detto in più parti del dialogo che la Repubblica siamo tutti noi, non avrebbe avuto senso essere divisivi in quel contesto.

 

Dal mio punto di vista è stato uno spettacolo bellissimo e penso che sia piaciuto agli italiani che lo hanno visto. Se ho avuto un sentimento durante la serata è stato di inadeguatezza di fronte alla testimonianza visiva di questa enorme lotta, di questo bellissimo cammino che è stato fatto in ottant'anni». 

 

Secondo i vertici di Fratelli d'Italia il racconto della serata del 2 giugno ha rappresentato la destra degli anni di piombo soltanto come una forza stragista. 

paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

«Sinceramente cado dalle nuvole. Io invece ricordo un bellissimo intervento di Luca Zingaretti che ha letto la lettera di Aldo Moro alla moglie. Moro è stato ucciso dalle Brigate Rosse. Se ci fosse stata una interpretazione scorretta di quel periodo della storia della Repubblica si sarebbe dovuto parlare della strage di Bologna, per esempio». 

 

(…) La verità è che ognuno di noi ha dato un contributo artistico senza minimamente sognarsi di esprimere una posizione politica». 

 

Non eravate i soliti intellettuali di sinistra ostili al governo? 

«Credo che noi artisti siamo stati invitati dalla Siae che era il principale organizzatore dello spettacolo e che la scelta sia avvenuta sulla base di quello che ognuno di noi ha fatto non per riferimenti ideologici. Non sono iscritto a nessun partito e non intendo candidarmi nemmeno come amministratore del mio condominio». 

 

 

MAURIZIO DE GIOVANNI

MELONI E IL RIMPALLO DEL 2 GIUGNO, FUORI DELLE CLIP PERCHÉ LA SUA ELEZIONE È CRONACA E NON STORIA 

Carmelo Caruso per “il Foglio” - Estratti

 

(…) Italo Bocchino attacca lo scrittore e drammaturgo Maurizio De Giovanni (che ha scritto i dialoghi teatrali di Cesare Bocci con Marta Gastini) ma attacca anche Grasso che gli ha dato l’incarico.

Dice Bocchino: “Perché il Quirinale dà un incarico a un dirigente del Pd? Non si è accorto che De Giovanni è entrato nel Pd? La festa sembrava il concertone del Primo maggio e si sono dimenticati che c’era la prima donna presidente del Consiglio”. Per Fdi Meloni è il lieto fine di “C’è ancora domani” tanto da reinterpretarlo.

 

italo bocchino

Il 2 giugno, sugli account social di partito, viene inserito un video con un’attrice, che è la copia della Cortellesi. Stesse scene. La protagonista va a votare e scopre che Meloni è stata eletta presidente del Consiglio. Ma qui finisce la cronaca e inizia la storia. Dimenticavamo… nelle clip della festa mancava anche Conte che ha lottato contro il Covid. Se la sarà presa? La storia non la fa chi vince ma chi monta i video. E nessuno si senta offeso. 

MAURIZIO DE GIOVANNIpaola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946maurizio de giovanni paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946paola cortellesi - serata per gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946

 

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...