mark rutte giorgia meloni soldi euro nato militari carri armati

FARE A MENO DEGLI STATI UNITI SI PUÒ, MA BISOGNA PAGARE! L’EUROPA DEVE TROVARE ALMENO MILLE MILIARDI DI DOLLARI PER COMPENSARE UN’EVENTUALE DISIMPEGNO TOTALE DEGLI AMERICANI – UN ALTRO FATTORE CRUCIALE È IL TEMPO: PER FRONTEGGIARE LA MINACCIA RUSSA NON BISOGNA TENTENNARE. COSTRUIRE UNA DIFESA AEREA DEGNA E COMPETERE SU INTELLIGENCE E INFRASTRUTTURE SPAZIALI RICHIEDE ANNI, FORSE DECENNI, DOPO MEZZO SECOLO PASSATI A SBOCCIARE SOTTO L’OMBRELLONE DELLO ZIO SAM…

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

donald trump e la nato - vignetta by vukic

Gli europei possono fare a meno della difesa americana? In teoria sì: a condizione che i 31 Paesi della Nato, (tutti tranne gli Stati Uniti) siano pronti a spendere altri 1.000 miliardi di dollari, oltre ai 750 promessi lo scorso anno, nel vertice dell’Aja, in Olanda.

 

Allora i soci dell’Alleanza si impegnarono ad aumentare la spesa della difesa fino al 3,5% del Pil entro il 2035, destinando un altro 1,5% a investimenti collaterali. Quelle cifre, che pure hanno già suscitato aspre polemiche nei vari Paesi, non basterebbero a colmare il vuoto lasciato dalla «Trump-exit».

 

ESERCITO EUROPEO 33

Nell’ultimo anno, analisi e previsioni sono fiorite a decine. Una delle più citate è ancora quella presentata lo scorso anno dall’Iiss (International Institute for Strategic Studies), centro studi specializzato nella sicurezza internazionale, con sede a Londra.

 

Il rapporto si intitola «Difendere l’Europa senza gli Stati Uniti, costi e conseguenze».

Il lavoro immagina lo scenario più estremo: il ritiro completo delle forze armate Usa di stanza in Europa e la disattivazione dei sistemi di sorveglianza, di intelligence, fino allo smantellamento dello scudo nucleare.

 

mark rutte giorgia meloni foto lapresse

[…] Per rimpiazzare le forze americane di terra (dai carri armati all’artiglieria) servono 51 miliardi di dollari; per quelle navali, 86 miliardi; per quelle aeree (dai caccia ai droni), 88 miliardi. Totale: 225 miliardi di dollari che possono arrivare fino a 344 miliardi.

 

Alla lista vanno aggiunti gli stanziamenti per mettere in campo una forza di 128 mila tra soldati e personale di supporto: il minimo per costituire una deterrenza credibile nei confronti della minaccia russa.

 

Si arriva a mille miliardi calcolando gli investimenti necessari nei settori in cui la distanza tra le capacità americane e quelle europee è più vistosa: sorveglianza del territorio, intelligence, infrastrutture spaziali.

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

Da ultimo, l’Unione europea ha mostrato segnali di risveglio. Bruxelles, per esempio, sta finanziando il sistema di comunicazione orbitale Iris. L’obiettivo è affrancarsi progressivamente da Elon Musk e dalla sua rete Starlink. Il problema è che i satelliti europei per uso militare dovrebbero entrare in servizio fra quattro anni: un’eternità per lo spazio.

 

Oltre ai soldi, quindi, l’altro fattore cruciale è il tempo. Entrambi ci conducono alla dimensione decisiva: la politica.

 

Quanti sono i governi pronti ad aumentare e ad accelerare le spese per il riarmo? […] Londra, Parigi e Berlino si stanno muovendo in modo concreto. […] Il primo passaggio […] L’idea è formare un gruppo coeso, lasciando, almeno per il momento, ai margini i governi titubanti o semplicemente contrari alla prospettiva di un’Europa senza la tutela Usa.

 

vertice dei volenterosi a parigi - friedrich merz emmanuel macron keir starmer Giorgia meloni

La squadra di partenza è formata da un nocciolo duro di Stati: Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia. Un secondo girone, decisamente più largo, segue con interesse, ma vuole mantenere stretti legami militari, anche bilaterali, con gli Usa. Ne fanno parte, tra gli altri: la Polonia, la Grecia, i Paesi Baltici. Naturalmente anche il governo italiano sarà chiamato a scegliere.

ESERCITO EUROPEO 1donald trump - natoesercitazione militare europea in lettonia

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)