giuseppe conte mario draghi

MI SI NOTA DI PIÙ SE RIMANGO AL GOVERNO O SE DO L’APPOGGIO ESTERNO? – GIUSEPPE CONTE, IN DIFFICOLTÀ PER I SONDAGGI CHE DANNO IL MOVIMENTO 5 STELLE AI MINIMI STORICI, È TENTATO DALLO STRAPPO: LA DATA DA SEGNARE IN ROSSO SUL CALENDARIO È IL 21 GIUGNO, GIORNO IN CUI DRAGHI PARLERÀ AL SENATO PRIMA DI ANDARE AL CONSIGLIO EUROPEO – MA PEPPINIELLO È APPESO ALLA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI E SOPRATTUTTO ALL’ESITO DELLE AMMINISTRATIVE, CHE SI PREANNUNCIANO UN FLOP COLOSSALE PER I GRILLINI…

Claudio Bozza per il “Corriere della Sera”

 

GIUSEPPE CONTE

Più che dal «campo largo», dal tam tam che filtra dalle truppe grilline, Giuseppe Conte sembra essere tentato da un appoggio esterno a Draghi.

 

Il capo M5S pare essersi ancora più convinto che la linea della «responsabilità e dell'unità nazionale» non lo stia affatto premiando.

 

L'ultimo segnale è stato il dato sui consensi nel recente sondaggio Ipsos per il Corriere che dà il M5S al minimo dopo il 32,7% del 2018. Urge, quindi, cambiare rotta.

 

E tra i rappresentanti dell'ala governista del Movimento stanno aumentando i timori che il loro leader, dietro le quinte, stia preparando uno strappo che potrebbe consumarsi prima dell'estate. Nonostante i fedelissimi dell'ex premier neghino, con nettezza, di voler aprire una crisi in un momento così delicato, i segnali inversi che l'opposizione interna sta annotando sono molteplici.

draghi conte

 

La linea anti Draghi contro l'invio di nuove armi, per il leader Conte è ormai un mantra. E ieri, su Il Fatto , la vicepresidente Taverna ha avvertito: «Il governo? Non si resta a ogni costo». Il 21 giugno, il premier Draghi arriverà in Senato per fare delle comunicazioni, due giorni prima del Consiglio europeo. È un'occasione che i Cinque stelle a trazione contiana aspettavano da tempo.

Mariolina Castellone

 

Per questo stanno preparando una risoluzione contro gli aiuti all'Ucraina, che, messa ai voti, potrebbe rivelarsi assai insidiosa per la tenuta della maggioranza.

 

Mariolina Castellone, capogruppo a Palazzo Madama che si è assai avvicinata all'ex nemico Conte, starebbe discutendo i contenuti del documento anche con pezzi di Lega che, sulle armi, la pensano come il leader M5S (e sopratutto come Salvini). Potrebbe essere questo «incidente politico» a spingere il presidente M5S a uscire dal governo. Senza contare che, entro fine giugno, si dovrà votare il «dl aiuti» con norme pro inceneritori.

 

luigi di maio mario draghi

Per Conte è però essenziale arrivare forte alla boa del 21. Ma le variabili che lo precedono sono rilevanti. La prima: il 7 giugno, al tribunale di Napoli, è in programma la discussione del nuovo ricorso presentato dal gruppo di ribelli grillini sulla seconda votazione dello Statuto M5S. A febbraio i giudici avevano già azzoppato la leadership di Conte, e un'altra decisione analoga infliggerebbe un colpo durissimo.

 

La seconda variabile: il 12 giugno si vota per le amministrative. La fronda anti Conte si aspetta un'altra serie di risultati deludenti. E se Conte dovesse comunque staccare la spina al governo, il rischio di una scissione dei gruppi parlamentari diventerebbe più che probabile.

 

SERGIO BATTELLI

Intanto, fino al voto nei Comuni, i parlamentari vicini a Di Maio abbiano scelto la consegna del silenzio, per poi far scattare eventualmente il redde rationem . Dall'ala governista, una battuta la concede però Sergio Battelli: «Siamo in una fase delicatissima, tra il superamento della crisi pandemica, la guerra in Ucraina e la necessità di spendere al meglio i fondi del Pnrr. Non è quindi assolutamente il momento di scossoni e turbolenze», dice al Corriere il presidente della commissione Affari europei, vicino al ministro Di Maio.

 

di maio conte

Battelli fa intendere che il suo monito non è rivolto al solo Conte, ma al Movimento tutto: «Non discuto delle battaglie sui temi, che sono sacrosante visto che la dialettica costituisce un arricchimento per il Paese - aggiunge -, ciò che bisogna evitare è di indebolire il governo mettendolo quotidianamente in discussione».

DRAGHI DI MAIO 19

giuseppe conte a otto e mezzo 1

DRAGHI DI MAIO

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI A PALAZZO CHIGI giuseppe conte a piazzapulita 5giuseppe conte a otto e mezzo 2

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?