GAGLIARDO 'STO PAPA: LA MORTE DI CRISTO COME MORTE DELLA DEMOCRAZIA - LA PRIMA VIA CRUCIS DI PAPA LEONE XIV, CHE SCEGLIE DI PORTARE LA CROCE PER TUTTE E 14 LE STAZIONI - GIÀ NELLA PRIMA, C'E' UNA BORDATA AI BOMBAROLI TRUMP, PUTIN E NETANYAHU: "OGNI AUTORITÀ DOVRÀ RISPONDERE DAVANTI A DIO DEL PROPRIO MODO DI ESERCITARE IL POTERE RICEVUTO: IL POTERE DI AVVIARE UNA GUERRA O DI TERMINARLA" - L’OTTAVA STAZIONE SI FA “PULPITO” PER DENUNCIARE "I MASSACRI E I GENOCIDI" (VERO ISRAELE?) INSIEME CON IL "CINISMO DEI PREPOTENTI" - VIDEO

 

 

Estratto dell'articolo di Giacomo Gambassi per "Avvenire"

 

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Il passo è sostenuto. La presa salda, con le mani che stringono la croce. Lo sguardo concentrato. Leone XIV si muove fra le pietre del Colosseo per oltre un’ora: la durata complessiva della sua prima Via Crucis, in cui sceglie di portare la croce per tutte e quattordici le stazioni.

 

Troppo semplicistica la lettura secondo cui dietro la decisione del Papa c’è l’età, settant’anni, ma anche la sua forma fisica temprata dallo sport. Bisogna arrivare alla Stazione della prima caduta di Cristo per intuirne le intenzioni.

 

Fra le vestigia romane lo speaker dà del “tu” al Signore per ricordare che sulla Via Dolorosa, «giunto al termine della tua missione, portavi sulle spalle il peso dell’umanità intera». Parole che possono essere prese a prestito per Leone XIV: nel giorno della Passione il Papa si fa carico anche fisicamente dei dolori del mondo e, al tempo stesso, delle attese.

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Attese di pace, anzitutto. Come dice il doppio gesto che apre il suo Venerdì Santo: le telefonate con i presidenti di due Stati in guerra, Ucraina e Israele. L’occasione è rappresentata dagli auguri di Pasqua, spiega la Sala Stampa vaticana. Nei colloqui con Volodymyr Zelensky e Isaac Herzog il Pontefice torna a chiedere di aprire il dialogo, di fermare le ostilità, di proteggere la popolazione, di assicurare aiuti umanitari alle genti sotto le bombe.

 

Proprio le ferite della guerra fanno da comune denominatore alla Via Crucis. Scelta voluta da Leone XIV che ha affidato le meditazioni a padre Francesco Patton, il frate minore francescano che è stato Custode di Terra Santa fino allo scorso anno. Oltre 30mila persone abbracciano in silenzio, con le candele in mano, il Pontefice che torna all’Anfiteatro Flavio nella serata del Venerdì Santo dopo quattro anni di assenza: erano stati quelli in cui papa Francesco aveva rinunciato a essere presente per ragioni di salute.

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E il mondo segue in tv Leone XIV mentre le immagini in diretta si alternano ai dipinti dell’artista contemporaneo toscano Venturino Venturi. Già nella prima Stazione viene chiamato in causa chi ha in mano le sorti del mondo: «Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto:

 

il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla». Scelte fra bene e male. Ma soprattutto necessità di «di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli», si legge nella terza Stazione.

 

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L’ottava Stazione, quella dell’incontro con le donne, si fa “pulpito” per denunciare «i massacri e i genocidi» insieme con il «cinismo dei prepotenti» ma anche per ricordare i «figli portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio». [...]

 

L’eco dei conflitti torna nella tredicesima Stazione, quella di Gesù deposto dalla croce, quando si fa riferimento ai «cadaveri non restituiti e insepolti», alla «sofferenza dei carcerati», ai «prigionieri politici», ai «familiari degli ostaggi», ai «morti sotto le macerie». E l’incontro con la Madonna, nella quarta Stazione, richiama le «madri che ancora oggi vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi», gli «orfani, specie a causa delle guerre», ma anche «i migranti, gli sfollati e i rifugiati».

 

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Nella Via Crucis entrano, poi, le «donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù», i «bambini ai quali è stata rubata l’infanzia», quanti cadono «nella depressione», coloro che sono «risucchiati da una dipendenza».

 

Ma anche i segni di speranza fra i “crocifissi della storia”: dai «volontari che in situazioni estreme rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche», alle donne: perché «dove c’è una sofferenza o un bisogno, le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti». [...]

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