andrea orcel giuseppe castagna banco bpm banca popolare di milano

CON MPS NELLE FAUCI DI INTESA, PER UNICREDIT RESTA SOLO BPM – ANDREA ORCEL, PER NON RIMANERE AL PALO IN ITALIA, UNA VOLTA CHIUSA L’OPERAZIONE COMMERZBANK POTREBBE TORNARE ALL’ATTACCO DELL’EX POPOLARE DI MILANO – UN EVENTUALE RILANCIO SU SIENA È IMPROBABILE: SERVIREBBERO ALMENO 35 MILIARDI, UNO SFORZO TROPPO IMPORTANTE IN QUESTO MOMENTO – COSA È CAMBIATO RISPETTO A UN ANNO FA, QUANDO IL GOVERNO ERESSE IL MURO DEL GOLDEN POWER? I PALETTI IMPOSTI DALL’ESECUTIVO SONO VENUTI MENO, E CREDIT AGRICOLE HA RAFFORZATO LA PROPRIA POSIZIONE IN BPM ARRIVANDO AL 22% (E PUÒ SALIRE AL 29%)

Estratto dell’articolo di Giuliano Balestreri per “La Stampa”

 

ANDREA ORCEL IN VERSIONE WILLY WONKA

[…] La mossa di Intesa Sanpaolo su Mps […]  ha colto di sorpresa Orcel, ma solo fino a un certo punto. E così mentre "l'amico" Carlo Messina studiava con Carlo Cimbri l'operazione sul Monte con lo spacchettamento degli sportelli, lui consolidava la propria posizione in Generali: secondo quanto ricostruito da La Stampa, Unicredit tra titoli fisici, pari all'8,8%, e derivati avrebbe una quota di poco inferiore al 10 per cento.

 

Una posizione di rilievo che nei prossimi mesi potrebbe essere utilizzata come arma negoziale, ma anche come un paracadute: qualunque cosa accada, sarà difficile - se non impossibile - ignorare un azionista così pesante.

 

carlo messina conferenza stampa di presentazione dell opas di intesa sanpaolo su mps foto lapresse 2

Immaginare una battaglia per il controllo del Leone, però, è difficile. Anche perché gli interessi di Intesa Sanpaolo non si sovrappongono a quelli di Unicredit.

 

Ca' de Sass punta soprattutto a crescere all'estero, mentre piazza Gae Aulenti vorrebbe crescere sul segmento Vita dove Generali potrebbe essere un partner fondamentale. Non per nulla negli ultimi mesi si sono intensificati i contatti tra Orcel e l'ad del Leone Philippe Donnet per mettere a terra un grande accordo industriale.

 

Di certo, Intesa non si metterà di traverso allo sviluppo di progetti che facciano crescere gli utili di Trieste. Anche perché Messina ha più volte ribadito di non credere nello schema della bancassicurazione.

 

CARLO CIMBRI

La vera tentazione - sussuranno in ambienti finanziari - è quella di tornare all'attacco di Banco Bpm. Rispetto a un anno fa, lo scenario è radicalmente cambiato. L'ipotesi di un terzo polo con Siena sta sfumando rapidamente, una controfferta sul Monte tradirebbe il mantra della «disciplina finanziaria» che per Orcel è una vera stella polare: per rilanciare alla proposta di Intesa e Unipol servono almeno 35 miliardi, con una componente in contanti superiore ai tre miliardi che offre Messina.

 

Uno sforzo importante per una banca che sì è stata risanata, ma il cui valore è stato spinto verso l'alto anche dalle scommesse del mercato secondo cui era la preda perfetta per un big.

 

giuseppe castagna - banco bpm

Di più: il piano industriale presentato dall'ad Luigi Lovaglio prevede sinergie da 700 milioni di euro e utili in crescita con l'integrazione tra il Monte e Mediobanca, ma come ha osservato Messina «la governance di Siena è così complessa che le incognite sono molte».

 

Orcel ha studiato anche il dossier Bper, ma il castelletto difensivo approntato da Unipol e l'operazione congiunta con Intesa rendono di fatto la banca intoccabile. A questo punto, Banco Bpm resta la soluzione più interessante. A patto che Orcel sia convinto dell'operazione con un'offerta a premio.

 

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA

Di certo, rispetto alla scorsa estate, i paletti imposti dal governo con Golden power sono venuti a meno. Lo scorso anno, dopo il ritiro dell'Ops di Unicredit su Banco Bpm a fine luglio, la Ue - a novembre - ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia: l'accusa riguardava la violazione dei principi di libera circolazione dei capitali e diritto di stabilimento, oltre all'ingerenza nei meccanismi di vigilanza bancaria unica.

 

Per risolvere le tensioni con Bruxelles ed evitare sanzioni, a gennaio, l'Italia ha modificato la propria normativa: in base alle nuove regole, il Golden power sulle banche può scattare solo dopo il preventivo parere vincolante delle autorità di vigilanza dell'Unione europea, riducendo la discrezionalità unilaterale dello Stato.

 

Luigi Lovaglio

Di più. Mentre la Ue frena sull'utilizzo del Golden power, i francesi di Crédit Agricole hanno rafforzato la propria posizione in Piazza Meda. Insomma, a distanza di dodici mesi, Unicredit potrebbe essere l'opzione migliore per il governo per mettere in sicurezza tutto il risparmio tricolore. A maggior ragione dopo aver blindato la governance di Generali con un nocciolo di azionisti italiani che arrivano intorno al 50 per cento.

 

Per Orcel, però, la sfida italiana è tutt'altro che banale. Se l'Opas su Mps andasse in porto, Unicredit verrebbe scavalcata dalla nuova banca e il suo ruolo lungo la penisola rischierebbe di diventare marginale. Soprattutto al Nord e sul fronte delle imprese

andrea orcel (1)andrea orcel commissione banche foto lapresseANDREA ORCEL ANDREA ORCEL CARLO MESSINA - ANDREA ORCEL

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