SALVATE IL PD, MANDATE A CASA ELLY SCHLEIN! - SE MELONI DI SPINA NEL FIANCO NE HA PIÙ DI UNA (DA MARINA BERLUSCONI A SALVINI FINO A VANNACCI), LA SEGRETARIA IN ESKIMO DEL PD NE HA UNA PER OGNI REGIONE: LO "SCERIFFO" DE LUCA A SALERNO, IL "BARONE ROSSO" CRISAFULLI A ENNA, IL "RIFORMISTA RADICALE" BIFFONI A PRATO HANNO FATTO VINCERE LE ELEZIONI (MA NON IL PD) - E QUANDO NON SI METTONO DI MEZZO I "CACICCHI" E SCEGLIE ELLY IL CANDIDATO, SI DA' IL MARTELLA SUI DENTI - E PENSARE CHE QUANDO L'EX ASSESSORA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA (MANCO ISCRITTA AL PD!) FU ISSATA AL NAZARENO DA QUEL GENIO SOTTO VUOTO SPINTO DI FRANCESCHINI, LA PUPA DISSE: “ANCHE DENTRO DI NOI ABBIAMO DEI MALI DA ESTIRPARE. NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI” - QUAL È ORA IL MODELLO DEL PRIMO PARTITO DELL'OPPOSIZIONE? QUELLO DI DE LUCA (CHE HA VINTO SENZA IL SIMBOLO DEL PD!) O QUELLO DELLA GRUPPETTARA "PIPPE & MART-ELLY"?
Marco Demarco per il “Corriere della Sera” - Estratti
Lo Sceriffo, il Barone rosso, il Riformista radicale. Soprannomi che sono tutto un programma e che ora fanno a fette l’imbarazzo dalle parti del Nazareno. Basta interrogare YouTube e digitare due sole parole: Schlein e cacicchi.
A rivelare tutto è il video della segretaria neoeletta: è in un teatro, incoraggiata da una platea plaudente, e declama solenne il suo programma.
«Anche dentro di noi abbiamo dei mali da estirpare. Non vogliamo più capibastone e cacicchi. E sarà la più grande sfida da affrontare insieme, perché ne va della credibilità del Partito democratico, su cui — sia chiaro — non sono disposta a cedere di un centimetro». Già, un centimetro.
VINCENZO DE LUCA CONTROLLA UN CANTIERE STRADALE A SALERNO
E invece eccoli, più presenti che mai e ringalluzziti dal voto, lo sceriffo De Luca a Salerno, il barone rosso Crisafulli a Enna e il riformista radicale Biffoni a Prato (appellato così dal riformista «consociato» Bonaccini).
Sindaci con il Pd nel sangue, tornati al loro posto addirittura per la quinta volta, come De Luca; o richiamati dalla Regione in extremis, come Biffoni; o ripresentatisi senza invito vista la mala parata elettorale, come Crisafulli.
Uno diverso dall’altro, ma accomunati da più di una caratteristica. L’ultima è decisiva: hanno fatto vincere le elezioni, ma non il partito. O, come a Prato, non l’ala alla Mélenchon della segretaria, che avrebbe preferito un altro candidato.
Così se Meloni di spina nel fianco ne ha più di una — ma una bella grossa: Vannacci —, Schlein ne ha una per ogni area geografica: al Centro, al Sud e nell’isola che le è più distante politicamente. Senza contare quest’altra differenza.
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Qual è ora il modello di buon governo? Quello di De Luca evocato anche da Biffoni, dei riformisti populisti e radicali e sempre trasversali? O quello «da armocromista» (direbbe lo Sceriffo) di Schlein? De Luca ha un’idea tutta sua della presenza nei territori. Ai giovani della movida e ai parcheggiatori abusivi dice che l’ora di ricreazione è finita.
E non si fa scrupolo delle colate di cemento, se l’obiettivo è fare di Salerno la Montecarlo del Sud. A vederlo e a sentirlo assomiglia sempre più al Mottola di Le mani sulla città . È lontano anni luce dai suoi censori campolarghisti, ma quando parla, parla chiaro e si fa capire.
Più di quelli che prima gli danno del feudatario, poi scendono a patti per eleggere il figlio Piero segretario regionale del Pd, quindi polemizzano contro le liste civiche definendole «cancerogene» e infine, come a Salerno, si presentano al voto senza il simbolo del partito, per vestire i panni dei civici.
ELLY SCHLEIN CON ANDREA MARTELLA
elly schlein
VINCENZO DE LUCA CONTROLLA I LAVORI A SALERNO
Ilaria Bugetti e matteo biffoni
igor taruffi elly schlein
francesco boccia elly schlein
andrea martella e elly schlein

