“NETANYAHU SAPEVA DEL 7 OTTOBRE, VENNE AVVISATO DAGLI EMIRATI” – LA RIVELAZIONE DEL QUOTIDIANO ISRAELIANO "HAARETZ" (“IL LEADER DEGLI EMIRATI MOHAMMED BIN ZAYED AVVERTI' IN UNA TELEFONATA 'BIBI' DEL FATTO CHE YAHYA SINWAR STAVA PREPARANDO UNA GRANDE OPERAZIONE CONTRO ISRAELE A GAZA MA LUI NON ALLERTO’ NE’ I SERVIZI NE’ LE SUE FORZE ARMATE”) PROVOCA UN TERREMOTO POLITICO ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI DEL 27 OTTOBRE – L’UFFICIO DI NETANYAHU PARLA DI “BUGIA ASSOLUTA” (MA GLI EMIRATI NON SMENTISCONO) E L’OPPOSIZIONE CON GAIDI EISENKOT, FAVORITO NEI SONDAGGI, ATTACCA: “NETANYAHU NON È DEGNO DI RICOPRIRE QUEL RUOLO. LA PRIMA COSA CHE FARÀ IL NUOVO GOVERNO SARÀ STABILIRE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SUI FATTI DEL 7 OTTOBRE” - DA GIORNI NETANYAHU È NEL MIRINO: NON SOLO DEI SUOI RIVALI, MA ANCHE DEI COMPAGNI DI PARTITO E DEI SUOI ALLEATI DI GOVERNO, QUEI MOVIMENTI DI ULTRADESTRA CHE PER SETTIMANE HA CERCATO DI SPINGERE INVANO VERSO UNA FUSIONE CHE AVREBBE POTUTO GARANTIRE ALLA COALIZIONE QUALCHE SEGGIO IN PIÙ…
FRANCESCA CAFERRI per la Repubblica - Estratti
A quasi tre anni dal 7 ottobre 2023, l'incubo di quel giorno continua a condizionare il presente di Israele e il suo futuro: non solo il suo passato. L'ultimo pezzo del castello di rivelazioni e polemiche lo ha messo Haaretz pubblicando una lunga inchiesta che svela come a fine settembre 2023 il leader degli Emirati arabi uniti Mohammed bin Zayed avvisò in una telefonata Benjiamin Netanyahu del fatto che Yahya Sinwar stava preparando una grande operazione contro Israele a Gaza con lo scopo di far deragliare l'Accordo di Abramo (il patto di riconoscimento fra Israele e alcuni Paesi arabi firmato nel 2020) e far saltare gli equilibri regionali.
Di fronte a queste parole, scrive Haaretz, il primo ministro non solo non fece nulla, ma non avvisò né i servizi segreti né le sue Forze armate.
«L'emiro disse a Netanyahu che Israele doveva farsi trovare pronto. Raccomandò di cercare una soluzione economica per la Striscia e di placare la situazione in Cisgiordania per evitare un'escalation», spiega ad Haaretz una fonte che a quella telefonata assistette. «Con sua sorpresa il primo ministro reagì con relativa calma. Netanyahu disse che, a suo giudizio, Hamas intendeva colpire nell'area della Cisgiordania e rassicurò che Israele era preparato».
Dettaglio non da poco: Haaretz non lo dice esplicitamente, ma molto fa pensare che la terza persona che partecipò alla chiamata altri non era se non Mohammed Dahlan, ex uomo forte di Gaza. «Uno stretto consigliere di bin Zayed, un palestinese emigrato anni prima da Gaza ad Abu Dhabi e con forti legami nella Striscia», viene descritto il misterioso personaggio, che dell'articolo è una delle fonti principali.
L'inchiesta ha avuto l'effetto di una bomba nell'ultimo giorno per la presentazione delle liste per le elezioni israeliane del 27 ottobre: rafforzata dal fatto che in serata gli Emirati arabi uniti non l'hanno smentita, diffondendo una nota che suona invece quasi come una conferma. «I canali di comunicazione sono sempre aperti e sono diretti», recita il comunicato. L'ufficio di Netanyahu, da parte sua, ha parlato di una «bugia assoluta» e l'opposizione ha ribadito l'accusa che è stata finora il cuore della campagna elettorale: ovvero che il primo ministro è responsabile della devastazione del 7 ottobre 2023.
«Non è degno di ricoprire quel ruolo. La prima cosa che farà il nuovo governo sarà stabilire una commissione di inchiesta sui fatti del 7 ottobre», ha scritto su X Gadi Eisenkot, in testa in tutti i sondaggi.
«Un'altra macchia sulla coscienza di Netanyahu», gli ha fatto eco in un'intervista Naftali Bennett, che guida la seconda lista dell'opposizione.
VIGNETTA ELLEKAPPA NETANYAHU 7 OTTOBRE
Della responsabilità di Netanyahu negli eventi del 7 ottobre in Israele si parla da quasi tre anni.
(…) La tesi di fondo è che per mesi, prima dell'ottobre 2023, c'erano state trattative fra Israele e Hamas per spezzare l'isolamento di Gaza: e che il mancato via libera dell'ufficio di Netanyahu all'accordo avrebbe provocato la reazione di Sinwar. «Dì agli israeliani di aspettarsi un zilzal, un terremoto», avrebbe detto Sinwar a un intermediario dopo il fallimento della trattativa. Vere o false che siano quelle parole, il terremoto è arrivato: così potente da far sentire i suoi effetti anche tre anni dopo.
SI COMPLICA LA CORSA DI BIBI LE SUE RESPONSABILITÀ PIOMBANO SULLE ELEZIONI
FRANCESCA CAFERRI per la Repubblica - Estratti
Nella sua campagna elettorale Benjamin Netanyahu era finora riuscito in un'impresa che pareva impossibile: far dimenticare agli elettori – o almeno, ai suoi elettori – il 7 ottobre 2023.
Complici i successi economici – qualche giorno fa il ministero dell'Economia ha annunciato una crescita del Pil del 3.2 per cento nella prima metà del 2026 e un aumento del 78 per cento degli investimenti stranieri nel 2025 rispetto all'anno prima – il congelamento della situazione a Gaza, i continui attacchi in Libano, il primo ministro da settimane andava ripetendo il mantra di un Paese forte, in grado di tenere sotto controllo i nemici esterni e di prosperare, anche grazie alla strettissima alleanza con gli Stati Uniti. Alleanza, ben inteso, di cui lui stesso era l'unico garante.
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L'inchiesta di Haaretz è una crepa in questa costruzione. (...)
A tutto questo c'è da aggiungere che anche per uno abituato a combattere come lui, il colpo non poteva arrivare in un momento peggiore. Da giorni Netanyahu è nel mirino: non solo dei suoi rivali, ma per una volta anche dei compagni di partito.
E dei suoi alleati di governo, quei movimenti di ultradestra che per settimane ha cercato di spingere verso una fusione che avrebbe potuto garantire alla coalizione qualche seggio in più, evitando la dispersione dei voti: ma avrebbe fatto perdere ai suoi riottosi protagonisti quel peso specifico che in questi anni gli ha garantito un potere mai visto prima.
E che per questo né Itamar Ben Gvir né Bezalel Smotrich hanno accettato.
Ieri sera Netanyahu ha presentato gli ultimi nomi dei candidati del Likud – quelli che ha scelto lui personalmente - due ore prima della chiusura delle liste, sfidando l'apparato del partito che da giorni gli intimava di condividere le sue scelte: avvocati, giornalisti, la madre dell'ultimo ostaggio a tornare (cadavere) da Gaza.
Tutte persone che negli ultimi tre anni non hanno messo in discussione le sue scelte – come hanno fatto invece alcuni parlamentari e ministri, ora rimasti fuori dalle liste – e che dovrebbero nelle sue intenzioni nutrire quella voglia di "volti nuovi" che uno dei principali commentato israeliani, Nahum Barnea qualche giorno fa su Yedioth Ahronoth vedeva come uno dei fili rossi delle elezioni: «Ogni pezzo di elettorato ha i suoi motivi di essere stufo: che sia il fallimento del 7 ottobre, la guerra che si trascina senza soluzione, l'assenza di governance e sicurezza personale o l'alto costo della vita».
Anas al Sharif CON YAHYA SINWAR
L'inchiesta pubblicata ieri da Haaretz rischia di offuscare il tentativo di Netanyahu di dare nuova linfa alla sua lista e di riportare lo sguardo su ciò che più di tutto il primo ministro vorrebbe eludere: il tema delle responsabilità della strage peggiore della Storia del Paese. La domanda da farsi è cosa potrà fare ora per farla passare in secondo piano.
Benjamin Netanyahu 2
Gadi Eisenkot 3
Benny Gantz e Gadi Eisenkot
Benjamin Netanyahu





