NO, LA TOGA NO! – ALLA FINE MICHELE EMILIANO È RIUSCITO A NON TORNARE IN MAGISTRATURA, DOPO 22 ANNI DI ASPETTATIVA “POLITICA”: IL CSM SI È SPACCATO MA HA DATO IL VIA LIBERA ALL’EX GOVERNATORE PUGLIESE PER ASSUMERE IL RUOLO DI CONSULENTE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA AL SENATO PER LA SICUREZZA SUL LAVORO. SI OCCUPERÀ NELLO SPECIFICO DI CAPORALATO, IN ATTESA DI OTTENERE DAL PD UN SEGGIO IN PARLAMENTO NEL 2027 – L’INCARICO A TITOLO GRATUITO (LO STIPENDIO SARÀ QUELLO DA MAGISTRATO) È SPUNTATO COME EXIT STRATEGY DOPO I RIPETUTI NO DEL CSM AD ANTONIO DECARO, SUCCESSORE DI EMILIANO ALLA GUIDA DELLA REGIONE, CHE AVEVA CHIESTO DI NOMINARLO CONSIGLIERE GIURIDICO O PER IL “DOSSIER ILVA”, CON UNO STIPENDIO DA 155 MILA EURO LORDI L’ANNO...
Estratto dell’articolo di P. Fros. per “il Fatto Quotidiano”
Michele Emiliano e Antonio Decaro
Michele Emiliano potrà fare il consulente al Senato in attesa di un seggio in Parlamento col Pd.
Lo ha deciso il Consiglio superiore della magistratura, approvando a maggioranza la richiesta della Commissione d’inchiesta sul lavoro di palazzo Madama – presieduta da Tino Magni di Avs – di nominare l’ex presidente pugliese come consulente in tema di caporalato agricolo.
Il voto chiude una telenovela durata oltre sei mesi, in cui la politica le ha provate tutte per evitare un clamoroso ritorno in toga di Emiliano dopo 22 anni: l’ex governatore infatti è tuttora un magistrato – in aspettativa elettorale dal lontano 2004 – e la legge contro le porte girevoli non si applica al suo caso, essendo entrata in vigore dopo l’ultima elezione.
L’incarico al Senato, a titolo gratuito (lo stipendio sarà quello da magistrato) è spuntato come exit strategy dopo i ripetuti no del Csm ad Antonio Decaro, successore di Emiliano alla guida della Regione, che aveva chiesto di nominarlo consigliere giuridico e poi consulente per il “dossier Ilva”, con uno stipendio da 155mila euro lordi l’anno.
A favore della consulenza in Senato si sono espressi 15 consiglieri, approvando la proposta di maggioranza arrivata dalla Terza Commissione, mentre in sette hanno votato la delibera alternativa – firmata dalle “laiche” in quota FdI Isabella Bertolini e Daniela Bianchini – che chiedeva di ricollocare Emiliano in magistratura come giudice del Tribunale di Benevento (sede indicata da lui stesso, in subordine alla Direzione nazionale antimafia). In sei si sono astenuti.
Il dibattito, durato oltre un’ora, si è incentrato sulla ricerca del “male minore”: tutti gli intervenuti hanno espresso “disagio” di fronte all’ipotesi di un ritorno dell’ex governatore nelle aule di giustizia, ma i consiglieri eletti dalla maggioranza di governo hanno sostenuto che il nuovo incarico non fosse autorizzabile senza forzare le norme. [...]
michele emiliano antonio decaro
sergio mattarella michele emiliano
antonio decaro - michele emiliano - foto lapresse

