1- OBAMA CAMBIA PUSHER E ALLA FINE SI IMPONE SU QUELLA MEZZACALZETTA DI ROMNEY 2- PER 96 MINUTI ALL’ATTACCO, INCAPACE DI STARE SEDUTO SULLO SGABELLO, IMPEGNATO A SMENTIRE IL RIVALE SU OGNI AFFERMAZIONE FINO A FARLO SCIVOLARE SULLA LIBIA 3- BOTTE E RISPOSTE: "DA QUANDO OBAMA È ALLA CASA BIANCA 3,5 MILIONI DI DONNE IN PIÙ SONO DIVENTATE POVERE". E QUI OBAMA HA LA PALLA DEL SET: "RICORDATE CHE ROMNEY PAGA IL 14 PER CENTO DI TASSE, MENO DI TUTTI VOI. ELENCA SEMPRE I SUOI CINQUE PUNTI DEL PROGRAMMA MA IN REALTÀ NE HA UNO SOLO, FAR PAGARE MENO TASSE AI RICCHI"

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Maurizio Molinari per La Stampa

Per 96 minuti all'attacco, incapace di stare seduto sullo sgabello, impegnato a smentire il rivale su ogni affermazione fino a farlo scivolare sulla Libia: Barack Obama si impone su Mitt Romney nel dibattito alla Hofstra University anche se non in maniera netta come era riuscito al rivale a Denver.

La moderatrice Candy Crowley, della Cnn, non fa neanche in tempo a dare il benvenuto agli sfidanti nel town hall meeting di Hempstead che Obama parte all'attacco, accusando Romney di aver voluto la "bancarotta dell'auto mentre noi abbiamo creato posti di lavoro". Romney risponde che "la procedura della bancarotta l'avete fatta anche voi per Gm e Chrysler" ma Obama apre un altro fronte: "Il governatore elenca sempre i suoi cinque punti del programma ma in realtà ne ha uno solo, far pagare meno tasse ai ricchi".

Non sono passati neanche dieci minuti dall'inizio ma Obama e Romney duellano nelle parole e nei gesti. Entrambi in mezzo al town hall meeting, circondati dal pubblico, si parlano sopra l'un l'altro, smentendosi con scambi di battute spesso vivaci. Obama punta a smentire qualsiasi affermazione di Romney. Quando il governatore si dice "a favore del carbone", gli lancia un siluro: "A favore del carbone? Ma come? Quando eri governatore del Massachusetts hai chiuso una fabbrica dicendo che faceva male alla salute".

Romney incassa il colpo, non ribatte, ma pochi attimi dopo è efficace nel rimproverare a Obama che "il prezzo della benzina era meno caro quando sei stato eletto". "Certo che lo era - ribatte il presidente - e il motivo era la recessione, causata dalle politiche dell'amministrazione repubblicana che mi ha preceduto".

Il ritmo è incalzante, la moderatrice fa fatica a far rispettare i tempi e in un paio di occasioni lascia gli sfidanti duellare per lunghi minuti, senza neanche intervenire. "Da quando Obama è alla Casa Bianca 3,5 milioni di donne in più sono diventate povere" dice il governatore. "Ricordate che Romney paga il 14 per cento di tasse, meno di tutti voi" ribatte il presidente rivolto al pubblico.

Entrambi sono efficaci, quando si arriva alla boa dei primi 60 minuti il dibattito è in equilibrio fra due stili differenti. Obama, con indosso la cravatta rossa da combattimento, attacca senza sosta mentre Romney, che ne ha una regimental blu dimostra più calma, vuole essere presidenziale, punta a rovesciare le parti per far risaltare gli eccessi di foga del rivale.

A infrangere il precario equilibrio arriva la domanda di un'elettrice incerta che chiede a Romney: "In cosa lei sarà diverso da George W. Bush, che era anch'egli repubblicano?". Romney risponde citando l'impegno per dimezzare il deficit e per far rispettare alla Cina "le regole della concorrenza nel commercio". Ma Obama lo infilza: "Romney non è la persona migliore per fare la voce dura con i cinesi, visto che la sua compagnia privata ha investito proprio in Cina".

Passano lunghi minuti, e si parla d'altro, prima che Romney replichi: "Da otto anni i miei averi sono in un blind trust, è vero che ha investito in Cina ma non ho controllo su queste scelte". E poi aggiunge: "D'altra parte presidente anche lei ha un fondo pensione che investe in Cina". Obama è veloce nella controbattuta: "La mia pensione è inferiore al suo stipendio".

In sala stampa c'è ilarità, nell'aula del dibattito anche, Obama percepisce di avere il momento favorevole. E Romney tenta di spezzarlo riportando il confronto sui dati negativi dell'occupazione negli ultimi quattro anni. Va anche oltre, dimostrandosi efficace nel sorprendere il presidente sul tema dell'immigrazione, che è un suo cavallo di battaglia, quando gli rimprovera "perché non ha mantenuto la promessa di fare la riforma nel primo anno di governo?". Obama è in evidente contropiede, abbozza una replica sulle "difficoltà di lavorare con il Congresso" ma non è convincente.

E' in questo momento, a circa 15 minuti dalla fine, che l'equilibrio si rompe. Tutto nasce da una domanda apparentemente insidiosa per il presidente perché chiede a Obama di giustificare il fallimento nel garantire la sicurezza all'ambasciatore Usa Christ Stevens, assassinato a Bengasi lo scorso 11 settembre. Romney all'inizio è abile nel rimproverare a Obama di "essere andato a fare comizi a Las Vegas dopo la morte di Stevens" evidenziando la carenza di attenzione per la tragedia ma poi il botta e risposta con Obama va sul terreno della definizione di "atto terroristico" per il blitz di Bengasi.

E Romney commette l'errore di affermare: "Nel discorso pronunciato alla Casa Bianca il 12 settembre lei non lo definì tale". Per Obama la schiacciata è quasi un gioco da ragazzi: "Ma davvero? Andiamo a vedere la trascrizione del testo...". Crowley conferma all'istante: "Nel discorso alla Casa Bianca Obama disse "atto di terrorismo"". La smentita è netta, Romney subisce il colpo, tenta di risollevarsi ricordando che "l'ambasciatrice all'Onu Susan Rice parlò di manifestazione spontanea" ma lo smacco risulta evidente a chi sta guardando la tv.

Obama è veloce a far capire che non è un episodio casuale perché spesso Romney si contraddice. Negli ultimi 7-8 minuti il presidente consolida il vantaggio. Quando arriva la domanda sulle armi da fuoco, ricorda "Romney era favorevole al bando delle armi d'assalto prima di essere a favore, ha cambiato opinione per avere i voti della Nra" la lobby dei portatori di armi da fuoco. Come dire: l'ennesima giravolta.

Romney, seduto sullo sgabello, neanche si alza per rispondere. La rottura dell'equilibrio è evidenziata dalle dichiarazione finali. Romney sfrutta i propri 120 secondi per ribadire l'impegno a creare posti di lavoro mentre Obama, che parla per ultimo, mette a segno un colpo basso. "Romney ha detto che il 47 per cento degli americani si sente vittima, non gli si può credere". E' il riferimento al video girato a Boca Raton, in Florida, tallone d'Achille del candidato repubblicano.

Quando i riflettori si spengono sono volti e gesti delle mogli, entrambe vestite di rosa, a svelare gli opposti stati d'animo: Michelle abbraccia Obama sfoggiando un grande sorriso mentre Ann accoglie Romney con evidente freddezza. Se a Denver Romney aveva riaperto la sfida presidenziale, alla Hofstra University Obama è tornato in sella, facendo capire che si batterà senza risparmi per essere rieletto alla Casa Bianca.

 

 

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