zelensky fedorov

PUTIN E' UN FARABUTTO MA PURE ‘STO ZELENSKY FA FUORI TUTTI QUELLI CHE POSSONO FARGLI OMBRA - OGNI VOLTA CHE VIENE SUPERATO NEI SONDAGGI, IL LEADER UCRAINO LICENZIA MINISTRI E GENERALI – DOPO QUELLA DI ZALUZHNY, ZELENSKY FA ROTOLARE LA TESTA DEL MINISTRO DELLA DIFESA FEDOROV (CHE HA RESO L’ESERCITO DI KIEV UN'AVANGUARDIA HI-TECH) SCATENANDO LE PROTESTE INTERNE - SULLA SPINTA DELLA PIAZZA E DEI SONDAGGI, IL PRESIDENTE UCRAINO HA DOVUTO PIEGARSI E HA NOMINATO COME CAPO DELLE FORZE ARMATE IL GIOVANE MYKHAILO DRAPATYI, VICINO A FEDOROV (CHE SU DI LUI PUNTAVA PER SOSTITUIRE LE CARIATIDI MILITARI…)

1 - SONDAGGI, FEDOROV SUPERA ZELENSKY IL PRESIDENTE: «RESTIAMO UNITI» 

F. Bat. per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Volodymyr Zelensky Mykhailo Fedorov

Buonanotte, Mister Lenin. A 35 anni dall’indipendenza, dopo tre rivoluzioni, due secessioni e 12 anni di guerre, derussificate le strade e la lingua, Volodymyr Zelensky manda al macero anche l’ultima cosa che agli ucraini rimaneva della vecchia Urss: la dottrina militare. Col dimissionamento del 60enne Oleksandr Syrsky cresciuto nelle accademie di guerra moscovite, con le forze armate affidate al giovane Mykhailo Drapatyi, il generale che nelle guerre preferisce il software dei droni all’hardware dei carri armati, non si cambia solo di generazione.

 

È tutta la strategia che ha salvato l’Ucraina nei primi quattro anni di conflitto — «il macellaio» Syrsky, incline alle trincee e alla carne da cannone in puro stile sovietico, era pur sempre il difensore di Kiev e di Kharkiv —, a finire al macero: gli ultimi sei mesi di controffensiva ucraina a suon di robot e di joystick, che hanno messo in seria difficoltà Putin, dimostrano a Zelensky che bisogna voltare pagina.

SYRSKY zelensky

 

La guerra asimmetrica è una cosa troppo seria, per lasciarla fare ai (vecchi) generali: avanti con Drapaty e con Ihor Skybiuk, nuovo capo di stato maggiore che sostituisce il contestatissimo Andrii Hnatov, avanti con le idee dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che ha voluto quel «cuscinetto di droni» di 10-15 chilometri al di là del confine, capace di proteggere meglio le città ucraine e contemporaneamente di colpire i russi anche in profondità.

 

L’ultimo esempio dell’efficacia di questa tattica? Dopo le devastazioni alle raffinerie, ai depositi e alle reti di trasporto, bersagliati dagli stormi di droni ucraini, in questi giorni Putin ha dovuto cominciare a «sottrarre» carburante in Siberia, negli Urali e perfino in Bielorussia, pur di rifornire Mosca rimasta a secco. 

Mykhailo Drapatyi

 

Resta appesa una domanda, però: perché cambiare proprio adesso una squadra che — se non vince — almeno sta pareggiando? Proprio ieri un F-16 ucraino ha abbattuto un aereo russo: è la prima volta che Kiev ottiene un risultato del genere con il caccia made in Usa . Sul più bello, sempre che ci sia qualcosa di bello in questa storia, Zelensky ha interrotto la festa che l’Ucraina stava facendo ai russi. Ha cacciato Fedorov, scatenando le proteste interne. 

 

Ha nominato alla Difesa un sostituto ad interim, che Fedorov vuole sia silurato. Ha finito per affidarsi a un uomo, Drapaty, che traduce in grigioverde i comandamenti del medesimo Fedorov. C’entrano naturalmente i sondaggi, che in un’ipotesi (lontanissima) d’elezioni preoccupano «Ze»: il presidente è al 59 per cento, mentre la fiducia popolare nell’ex ministro, che voleva rivedere tutte le opache procedure di chiamata alle armi, è schizzata dal 35 al 65 ed è battuta solo dal 70 di Valeri Zaluzhny, altro generale messo a riposo dal geloso Zelensky.

Volodymyr Zelensky Mykhailo Fedorov

 

Le discussioni sulle strategie militari mettono in secondo piano quelle sulla pace ed è anche in questo senso che va letto il colloquio,di «Ze», ieri, coi due inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. 

 

«Dobbiamo rilanciare la diplomazia», riconosce il presidente, e «mantenere l’unità in un momento così delicato». 

 

Attenti a dividersi e a credere che la Russia stia perdendo, ammonisce Zaluzhny, perché «economicamente, militarmente e psicologicamente» rimane fortissima. I raid sui russi richiedono rifornimenti costanti, i missili tirati da Mosca continuano a mietere vittime e in questi sette mesi di successi militari di Kiev, certifica l’Onu, il numero di civili ucraini uccisi o feriti è aumentato d’oltre un terzo in confronto al 2025 e quasi del doppio rispetto al 2024.

ZELENSKY MYKHAILO DRAPATYI

(…)

 

2 - DA EROE POPOLARE A COMANDANTE DRAPATY, UN MITO NATO A MARIUPOL CON IL TANK LANCIATO SULLE BARRICATE 

Francesco Battistini per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«Compagno maggiore!», gridò il carrista alla guida del blindato: «Compagno maggiore, guardi, ci sono delle barricate più avanti…! Che cosa diavolo facciamo?». Era il maggio del 2014. L’inizio del Donbass e d’una guerra mai più finita. 

SYRSKY zelensky

 

Quando Maidan s’era già rivoltata ai filorussi, la Crimea era già stata annessa dai russi e laggiù, a Mariupol, già si combatteva casa per casa coi separatisti russofili. Giorni concitati. Quel giorno, il giovane maggiore Mykhailo Drapaty aveva la responsabilità della 72sima Brigata e l’incarico d’andare a salvare un gruppo di poliziotti ucraini, finiti sotto assedio in una caserma.

 

La strada però era bloccata, decine di civili sui marciapiedi: troppo rischioso aggirare le barricate. Il maggiore Drapaty scrutò attraverso la feritoia del blindato: proprio all’incrocio della Platinum Bank, dove si vedevano le pile degli pneumatici, tra i cavalli di frisia e il filo spinato, ecco, forse là si poteva passare. 

volodymyr zelensky stacca il tappo a una bottiglia durante la parata militare a parigi 5

Il maggiore non ci pensò più di mezzo secondo. L’ordine gli venne immediato: «Accelera, Dima! Accelera, per la miseria! 

 

Vai, schiaccia fino in fondo…!». E il blindato volò sulle più grandi barricate e sulle peggiori paure, travolse gomme e bidoni, aprendo un varco e trascinandosi dietro l’intera brigata. 

Poi ci avrebbero fatto i meme e le spille, le magliette e i francobolli. E messo la musica, nel video patriottico di quegli arditi che buttavano il carro oltre l’ostacolo, sventolando la bandiera gialloblù. E diffuso ovunque l’audio di quel comandante coraggioso che con sprezzo del pericolo si lanciava nell’inferno di Mariupol.

 

Da quel giorno, Drapaty sarebbe stato dipinto sulle icone della resistenza: un santino militare, un’immaginetta sacra agli ucraini quanto i selfie di Volodymyr Zelensky nei cortili della presidenza, le colonne dei tank putiniani incendiati sulla via di Kiev, i marò che da un’isoletta del Mar Nero avevano alzato il dito medio ai cannoni puntati d’una nave russa.

Volodymyr Zelensky Mykhailo Fedorov

 

(...)

 

«La voce d’un cambiamento che non poteva più essere ignorata», lo saluta Mykhailo Fedorov, l’ancor più giovane ministro della Difesa che Zelensky ha cacciato la scorsa settimana e che proprio su Drapaty puntava, per sostituire le cariatidi militari: «Questa è una boccata d’aria fresca». 

MYKHAILO DRAPATYIVALERY ZALUZHNY E VOLODYMYR ZELENSKYVALERY ZALUZHNY E VOLODYMYR ZELENSKYVOLODYMYR ZELENSKY VALERY ZALUZHNY

 

Ultimi Dagoreport

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…