papa leone xiv donald trump jd vance marco rubio

CHE PAPOCCHIO ALLA CASA BIANCA! – LA DECISIONE DI TRUMP DI FAR DEFLAGRARE LO SCONTRO CON IL PAPA HA MESSO I CATTOLICI AMERICANI NELLA SCOMODA POSIZIONE DI DOVER SCEGLIERE SE STARE CON L’UOMO VESTITO DI BIANCO O CON QUELLO CON IL CAPPELLO ROSSO. E VACILLANO SOPRATTUTTO I CATTOLICI AL POTERE, DAL CONVERTITO VANCE A RUBIO – NON CASUALMENTE TRUMP HA MANDATO IL SUO VICEPRESIDENTE A REDARGUIRE IL PAPA IN TV PER LE SUE “INGERENZE” SU FATTI CHE NON GLI COMPETONO, PER POI ARRIVARE A DIRE CHE PREVOST DEVE FARE MOLTA ATTENZIONE QUANDO PARLA DI TEOLOGIA, SUGGERENDO UN RIPASSO DELLA TEORIA DELLA “GUERRA GIUSTA” – IL DAGOREPORT: SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE. IL RUOLO DI RUBIO

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

 

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-e-finita-presidenza-trump-e-iniziato-pontificato-leone-si-470906

 

Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”

 

DONALD TRUMP - PAPA LEONE XIV

L’aspra disputa politico-teologica innescata dalle intemerate di Donald Trump contro Leone XIV pesca in un pozzo molto profondo.

 

Il bisticcio non ha soltanto a che fare con il dibattito sulla guerra in Iran, con il comportamento dell’elettorato cattolico nel prossimo futuro o con il destino di due potenziali contendenti alla presidenza, ma con la concezione che l’America ha di sé stessa, della sua missione morale e del suo ruolo nel mondo. E con la questione romana nella sua versione americana, che evidentemente è ancora irrisolta.

 

marco rubio e jd vance ricevuti da papa leone xiv

Il primo papa che proviene dagli Stati Uniti conosce meglio di qualunque altro pontefice prima di lui quel groviglio di diffidenze, incomprensioni e maldestri tentativi di abbraccio che hanno caratterizzato la presenza dei cattolici nell’America nata come progetto insieme secolarizzato e protestante, gnostico e biblico, laico e messianico.

 

L’esperimento americano inizia per mano dei puritani sotto l’auspicio di rifondare nel Nuovo mondo l’alleanza spezzata fra Dio e il popolo d’Israele e la moderazione laica del suo progetto di autogoverno era una risposta alle guerre europee fra cattolici e protestanti.

 

PAPA LEONE XIV RISPONDE A DONALD TRUMP

I Padri fondatori degli Stati Uniti mettono al centro della struttura di governo la tolleranza religiosa, ma inevitabilmente riprendono questo concetto da John Locke, il più influente fra i filosofi che hanno informato la costruzione americana, il quale si premurava di specificare che la tolleranza religiosa si estende a tutti, tranne ai papisti. I cattolici, nella sua visione, erano cittadini infidi e sleali, non potevano essere accolti come gli altri nella nascente società liberale.

 

Così il controverso rapporto con Roma pesa dall’inizio sul progetto di una nazione “under God” che dalle sue origini ambisce a compiere una qualche promessa evangelica nella storia, ma vuole farlo in competizione, non in collaborazione, con Roma.

 

PAPA LEONE XIV - JD VANCE

Robert Prevost da Chicago conosce perfettamente tutte queste cose e quando nel tribolato nord-ovest del Camerun proclama che «Bamenda, sei tu la città sulla collina» dice una cosa enorme per un paese, il suo, che ha fatto dell’immagine evangelica della città sul monte che splende, così che tutte le nazioni la possano ammirare, un pezzo centrale della sua autocoscienza, tanto che da sempre i presidenti la citano a mani basse.

 

[…]

 

Si tratta di un’enormità simbolica con cui Leone sfida l’idea civilizzatrice ed evangelica che l’America ha di sé stessa, e che nella curva storica del presente si manifesta anche nell’ennesima guerra in Medio Oriente, avversata con quantità di decibel crescenti da un papa che inizialmente sembrava quieto, invece no.

 

PAPA LEONE XIV - DONALD TRUMP

Ieri, sul volo che dal Camerun lo stava portando in Angola, Leone XIV ci ha però tenuto a sottolineare che quel discorso, che conteneva anche un riferimento ai «signori della guerra» e al mondo «devastato da una manciata di tiranni», era stato scritto prima dell’attacco postato da Trump su Truth.

 

«Si è diffusa una certa narrazione, non del tutto accurata, a causa della situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato alcune dichiarazioni su di me», ha detto il papa ai giornalisti al seguito.

 

«Gran parte di ciò che è stato scritto da allora non è altro che un commento su commento, nel tentativo di interpretare quanto è stato detto», ha aggiunto, ma il discorso a Bamenda «era stato preparato ben prima che il presidente commentasse su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente, cosa che non è affatto nel mio interesse».

 

MARCO RUBIO PIETRO PAROLIN

Nel corso dei 250 di storia americana i rapporti si sono evidentemente evoluti, i pregiudizi anticattolici che si erano manifestati in violenze ed esclusioni sistematiche di immigrati irlandesi e italiani si sono nel tempo placati, i papisti sono stati integrati sempre di più nella vita politica, la disputa sulle eresie “americaniste”, condannate da un altro papa Leone, si è sgonfiata […]

 

Il putiferio dialettico e psicologico generato dalle prese di posizione di Leone XIV mostra che il nervo è ancora scoperto.

E ancora una volta è una guerra l’occasione scatenante, cosa a cui il papa si oppone non solo per prassi magisteriale ma anche per realismo politico, visto che i disastri procurati dalle iniziative militari americane di questo secolo dovrebbero essere sotto gli occhi di tutti.

 

Il fatto particolare in questa disputa è che i cattolici, nel frattempo, sono diventati la più importante forza cristiana nel panorama americano, erodendo quel potere wasp che non molti decenni fa lavorava alacremente per marginalizzare i papisti.

 

MEME donald trump PRESO A PUGNI DA papa leone xIV

I cattolici sono numericamente la prima denominazione cristiana negli Stati Uniti e sono emersi come formidabile potenza politica ed elettorale. Il cattolico Joe Biden ha portato molti della sua confessione alla Casa Bianca e Trump nel suo secondo mandato lo ha perfino superato.

 

Oltre il trenta per cento dei membri del governo sono cattolici, e fra questi ci sono due figure decisive come il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato con delega a qualunque cosa, Marco Rubio.

 

Nel discusso incontro al Pentagono del gennaio scorso, il cardinale Christophe Pierre, allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, si è trovato davanti il sottosegretario Elbridge Colby, cattolico e nipote del direttore dell’intelligence americana che collaborò in modo strettissimo con Giovanni Paolo II nella lotta all’Unione Sovietica.

 

cardinale christophe pierre

Evidentemente questo protagonismo cattolico nella vita pubblica non piace a tutti nell’amministrazione. Ora la guerra in Iran è la questione infiammata dei rapporti, ma uno dei punti di scontro più feroci fra il governo e la Chiesa è l’immigrazione, faccenda in cui si intrecciano le ragioni dell’accoglienza ma anche le tendenze demografiche.

 

L’immigrazione negli Stati Uniti è prevalentemente fatta di latinos, in larga maggioranza cattolici, e i raid dell’Ice e la sigillatura del confine hanno l’effetto di rallentare un cambiamento demografico e religioso che appare inevitabilmente destinato a ingrossare le file dei cattolici.

 

La decisione di Trump di far esplodere le tensioni che da mesi si accumulano ha messo i cattolici americani nella scomoda posizione di dover scegliere con più chiarezza, senza appellarsi a impossibili conciliazioni o terze vie, se stare con l’uomo vestito di bianco o con l’uomo con il cappello rosso. Votando per due volte Trump, la maggioranza degli elettori cattolici ha mostrato fiducia nella possibilità di una vita tutta Maga e chiesa, ma ora tutte le certezze vacillano. E vacillano innanzitutto i cattolici al potere.

 

elbridge a. colby

Trump, cresciuto presbiteriano e rimasto senza denominazione, ha mandato non casualmente Vance – che tormenta da mesi – a redarguire il papa in tv per le sue ingerenze su fatti che non gli competono per poi arrivare a dire che deve fare molta attenzione quando parla di teologia, suggerendo un ripasso della teoria della guerra giusta.

 

A Rubio è stato risparmiato, per il momento, lo scontro frontale con il capo della Chiesa, ma i due sono due tipi culturali di cattolici diversi fra loro.

 

Rubio è un figlio di cubani cresciuto esattamente in quel tipo di fede conservatrice che era stata addestrata per tenere insieme le ragioni del trono e quelle dell’altare, scegliendo il trono nei pochi casi in cui le cose andavano in attrito. Vedi, ancora una volta, la guerra in Iraq.

 

Vance è un convertito postliberale che coltiva(va) l’idea di un cambio di paradigma nel rapporto fra fede e politica, aprendo a una più ampia influenza dei giudizi della fede sulla legge e il potere. In un certo senso, Vance aveva promesso ai cattolici conservatori una profonda riforma delle relazioni, non un piccolo riposizionamento. Trump lo sta costringendo a rimangiarsi tutto.

MARCO RUBIO PIETRO PAROLIN jd e usha vance salutano papa leone xiv dopo l intronizzazione 55Christophe Pierre

 

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