colombia petro hernandez

PER LA COLOMBIA L’EX GUERRIGLIERO O IL NUOVO TRUMP? – AL BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALE I COLOMBIANI DOVRANNO SCEGLIERE TRA IL PROGRESSISTA GUSTAVO PETRO, EX GUERRIGLIERO RIVOLUZIONARIO, E IL POPULISTA RODOLFO HERNANDEZ, CHE HA UNA FORTUNA DI 100 MILIONI DI DOLLARI, È UN AMMIRATORE DI HITLER E POTREBBE FAR SALTARE L’ACCORDO DI PACE CON LE FARC – IN COLOMBIA IL CONSUMO DI DROGA È IN AUMENTO E I NARCOS CONTROLLANO OLTRE UN TERZO DEL PAESE...  

Emiliano Guanella per “la Stampa”

 

Lo stile dei due sfidanti al ballottaggio presidenziale colombiano del prossimo 19 giugno lo si è visto subito dopo lo spoglio dei risultati del primo turno. Mentre centinaia di giornalisti hanno aspettato per ore il discorso del leader della sinistra Gustavo Petro nel salone rosso dell'Hotel Tequendama di Bogotà, Rodolfo Hernandez appariva fresco e rilassato in televisione con un discorso di due minuti registrato dalla cucina di casa sua, a Bucaramanga.

 

Il voto in Colombia

Maglietta gialla, un foglio con gli appunti, Hernandez ha ripetuto il tormentone della lotta alla corruzione, che gli ha permesso di fare il grande salto per piazzarsi di diritto al secondo turno. «Adesso inizia il secondo tempo di questa sfida e noi siamo pronti. Siamo l'unica opzione utile per porre fine alla "corruttela" dei politicanti, a questi dirigenti che si sono creduti per tanti anni i padroni del Paese». A 77 anni si è cucito addosso la figura del paladino anti-sistema, intercettando il feeling dei colombiani, per i quali il problema principale del Paese è la corruzione, ancora prima della violenza, della povertà o delle diseguaglianze sociali.

 

Rodolfo Hernandez

Poco importa che dei quattro candidati era l'unico con un'inchiesta aperta per un caso di corruzione risalente a quando era sindaco di Bucamaranga. «Non sono ingenuo, so che ci faranno una battaglia senza precedenti, ma noi siamo forti, vinceremo e faremo un grande governo». L'estetica conta e l'ingegnero Hernandez, che ha una fortuna dichiarata di 100 milioni di dollari, non ha nemmeno installato un bunker di campagna in attesa dello spoglio; la festa dei suoi sostenitori è stata una carrellata in moto di giovani e giovanissimi nella sua caldissima città.

 

Nella capitale, invece, Gustavo Petro si è fatto attendere per ore e quando finalmente è apparso sul palco lo ha fatto senza alleati politici, ma con i membri della sua famiglia e quelli della sua candidata a vicepresidente Francia Marquez, attivista afroamericana per i diritti umani e l'ambiente, da molti considerata come la marcia in più della sinistra.

 

Rodolfo Hernandez 2

«Abbiamo vinto - ha detto subito, a scanso di equivoci - questo nessuno lo può negare». In sala, però, tutti si rendevano conto che quel 40% di voti è una vittoria di Pirro, perché rappresenta un tetto di consensi e non una base dalla quale ripartire per crescere. Petro ha fatto il pieno o quasi di voti, Hernandez può contare sul trapasso quasi obbligato dei voti andati al candidato dell'establishment Federico «Fico» Gutierrez, 23% dei consensi, che ha già invitato a votare per lui «senza chiedere nulla in cambio».

 

La matematica elettorale non è mai una scienza esatta, ma con questa dote il «Trump colombiano» parte già con almeno due milioni di voti di differenza rispetto a Petro, che ora deve rincorrere. «Noi siamo l'unico cambio reale - ha detto l'ex guerrigliero ed ex sindaco di Bogotà in un discorso lunghissimo e a tratti eccessivamente cattedratico - non credete ai proclami su Tik Tok e alle soluzioni improvvisate. Con noi il Paese cambia, abbiamo un programma solido e coerente; con il mio avversario si va verso un suicidio».

Gustavo Petro

 

Petro deve portare più gente alle urne, soprattutto giovani e donne e deve aumentare i suoi consensi a Bogotà e sulla costa Atlantica, i suoi due bastioni elettorali, ma è difficile superare la soglia del 55% di affluenza.

 

Nonostante la forte polarizzazione, l'insoddisfazione per le diseguaglianze sociali e la paura per l'insicurezza molti colombiani sono indifferenti alla politica, quasi come se pensassero che nessuna elezione può cambiare davvero le sorti del Paese.

 

Un'apatia che fino ad adesso ha sempre fatto il gioco della destra, espressione politica delle famiglie tradizionali che da un secolo dominano l'economia del Paese. Il Pil colombiano ha segnato una crescita record del 10.5% nel 2021, ma restano 20 milioni di poveri e differenze enormi.

 

Gustavo Petro 2

«Il prossimo governo - spiega l'analista Yan Basset - goderà della bonanza nei prezzi degli idrocarburi ma dovrà alleviare gli effetti dell'inflazione soprattutto tra i più poveri».

 

Petro ha saputo canalizzare il malcontento rispetto al modello economico che si era già visto nelle proteste pre-pandemia, ma è stato Hernandez ad accendere la miccia del voto anti-sistema, molto più di lui.

 

Tra le varie anime della sinistra c'è pure chi grida al complotto, affermando che in realtà «l'operazione Rodolfo» sia stata una giocata sporca dell'ex presidente Alvaro Uribe, il grande factotum della destra e nemico giurato di Petro; cosciente della crisi di consensi dei partiti tradizionali, il governo uscente di Ivan Duque ha una popolarità del 20%, l'uribismo avrebbe creato dal nulla un'opzione capace di sbaragliare le carte e frenare l'altrimenti inarrestabile ascesa della sinistra.

 

Gustavo Petro 3

Ma c'è anche chi teme l'incognita Hernandez, agitando lo spauracchio di Bolsonaro, che in Brasile governa come vuole e non certo rispondendo agli interessi dei vecchi partiti di centrodestra. Il personaggio, del resto, è pieno di polemiche e scheletri nell'armadio. In un'intervista di qualche anno fa si confessò ammiratore di Adolf Hitler («In Germania fece un ottimo lavoro»), salvo poi dire che si era confuso e intendeva citare Albert Einstein.

 

Da sindaco è stato sospeso per aver preso a schiaffi un consigliere dell'opposizione, ha definito le immigrate venezuelane «macchine per partorire indigeni poveri» e ha bollato i vigili del fuoco che chiedevano aumenti salariali come dei «pancioni fannulloni».

 

Rodolfo Hernandez 3

Non ama partecipare a dibattiti, ma insulta volentieri i suoi avversari sui social media. Suo padre fu sequestrato dalle Farc e ha avuto una figlia rapita dai guerriglieri del ELN e mai tornata a casa; per questo una sua vittoria potrebbe dinamitare definitivamente l'accordo di pace firmato nel 2016.

 

La violenza è ancora forte in Colombia e secondo uno studio recente il 36% dei municipi del Paese è sotto l'influenza di gruppi armati, siano essi narcotrafficanti o guerriglieri passati al loro servizio. Quando il governo ha estradato negli Usa il boss Otoniel, il Clan del Golfo ha decretato uno sciopero armato che ha paralizzato centinaia di località in piena campagna elettorale.

 

Con la pandemia è aumentato anche il consumo interno della coca, che prima veniva in gran parte esportata; la guerra tra le bande di spacciatori è arrivata anche a Bogotà, con decine di morti ammazzati ogni mese.

 

Gustavo Petro 4

Mentre Petro parla di dialogo e di politiche di inclusione sociale nei quartieri più carenti, Hernandez chiede di inasprire le pene e promette mano dura contro i delinquenti. L'ingegnere, come ama farsi chiamare, non si definisce di destra, ma se arriverà alla Casa de Nariño è facile immaginare una svolta ancora più conservatrice per la Colombia. Con buona pace di chi sperava in una storica vittoria della sinistra ambientalista e libertaria.

sottomarino carico di cocaina intercettato in colombia 10

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