“PER ORA NIENTE ATTACCHI ALL’IRAN” - IL SEGRETARIO DI STATO AMERICANO MARCO RUBIO LANCIA LA NUOVA FASE: LA PRESSIONE SU TEHERAN PER ORA SARÀ ECONOMICA - LE ELEZIONI DI MIDTERM SI AVVICINANO E L’AMERICA NON VUOLE ENTRARE IN UN NUOVO CONFLITTO SU LARGA SCALA – IL REGIME DEGLI AYATOLLAH TEME UNA STRATEGIA DI LOGORAMENTO CON IL CAPPIO DELLE SANZIONI LEGATO AL COLLO DELL’ECONOMIA, TRATTA CON L’OMAN PER UN CORRIDOIO DI NAVIGAZIONE TEMPORANEO NELLO STRETTO DI HORMUZ E SI PREPARA A RESISTERE CON LE CRIPTOVALUTE E L’AIUTO DELLA CINA…
Gabriella Colarusso per repubblica.it - Estratti
La parola chiave è quell’avverbio, «per ora», che il segretario di Stato Marco Rubio va usando da qualche giorno nelle conversazioni con i suoi omologhi all’estero. «Per ora», dice Rubio, non bombarderemo di nuovo l’Iran. La pressione sarà economica.
Le elezioni di Midterm si avvicinano e l’America non vuole entrare in un nuovo conflitto su larga scala. Certo, reagirebbe in caso di attacco iraniano, ma non vuole provocarlo.
I ragionamenti che il segretario di stato condivide con i suoi colleghi, riferiti da Axios, confermano quello che a Teheran hanno iniziato a temere da settimane osservando i movimenti nello stretto di Hormuz, dove gli americani, usando la tecnica dei trasponder spenti e la copertura della marina, stanno consentendo a un discreto numero di navi di passare, mentre i porti iraniani sono ancora bloccati. Gli iraniani temono una strategia di logoramento e una lunga fase di stallo, con il cappio delle sanzioni legato al collo dell’economia iraniana, e poi, forse, un nuovo attacco, dopo le elezioni di Midterm.
«Non ho nessuna fretta di riprendere i negoziati con l’Iran», ha tagliato corto ieri Trump. Nelle ultime settimane i comandi militari della Repubblica islamica si sono mossi in due direzioni. Una, tattica: hanno avvertito che la dottrina è cambiata, l’Iran non aspetterà più di essere attaccato per difendersi ma potrebbe decidere di fare la prima mossa se dovesse percepire una minaccia immediata, che vuole dire anche vedere strangolate le sue esportazioni di petrolio mentre il greggio di altri Paesi fluisce a Hormuz.
L’altra, strategica. Teheran ha ripreso i negoziati con l’Oman per un corridoio di navigazione temporaneo nello Stretto. (...)
Nel frattempo gli iraniani si attrezzano per far fronte alla guerra economica scatenata dal Tesoro, contando soprattutto sugli alleati. La Cina si è già schierata in difesa di Teheran. Il Wall Street Journal racconta che la strategia iraniana per rompere l’assedio passa attraverso due canali: le criptovalute per aggirare le sanzioni e lo Yuan come sistema alternativo per le transazioni finanziarie.
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