1. POLVERONE COPRE SCANDALO! DUE BERTONIANI SULLA VIA DEL PENSIONAMENTO, MONSIGNOR ANGELO BECCIU, SOSTITUTO DELLA SEGRETERIA DI STATO, E IL CARDINAL GIUSEPPE VERSALDI, PRESIDENTE DELLA PREFETTURA, INDAGATO PER LA TANGENTOPOLI DELL’EXPO, SI ATTACCANO ALLA “TERRAZZATA” PER LA CANONIZZAZIONE DI RONCALLI E WOJTYLA 2. ‘L’ESPRESSO’ DENUNCIA CHE IL PAPA FURIOSO HA CHIESTO “DI CAPIRE CHI AVESSE AUTORIZZATO L’EVENTO PER VIP ORGANIZZATO SULLA TERRAZZA DELLA PREFETTURA DEGLI AFFARI ECONOMICI” MA PROVE DOCUMENTALI NISBA, SE NON LE PAROLE DEI DUE BERTONIANI 3. IL COSTO DEL BUFFET (20MILA EURO) PER I VIP TERRAZZATI È STATO COPERTO DAGLI SPONSOR ASSIDAI (15MILA EURO) E MEDOIL (5MILA). SE C’E’ UNO SCANDALO È CHE UN CARDINALE INDAGATO VENGA INTERVISTATO DA “LE IENE” ANZICHÉ SULL’EXPO SUL “CASO TERRAZZA”. DIETRO AL POLVERONE C’È SOLO IL CANTO DEL CIGNO DELLA CRICCA BERTONIANA 4. PS. MA I VATICANISTI COSÌ ABILI AD INDAGARE SUL BUFFET DA 20 MILA EURO PAGATO DAGLI SPONSOR SU QUALE TERRAZZA ERANO FINITI NEGLI ANNI PASSATI QUANDO BERTONE “REGALAVA” 15 MILIONI DELLO IOR A ETTORE OPUS DEI BERNABEI? AH SAPERLO…

1. DAGOREPORT
Polverone copre scandalo! Due eminenze bertoniane sulla via dei giardinetti, monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e il cardinal Giuseppe Versaldi, presidente della prefettura, indagato per la tangentopoli dell'expo meneghina, si attaccano alla "terrazzata" in occasione della canonizzazione di Roncalli e Wojtyla. L'Espresso (vedi articolo a seguire) denuncia che Papa Francesco ha chiesto "di capire chi avesse autorizzato l'evento per vip organizzato sulla terrazza della prefettura degli Affari Economici" ma senza nessuna pezza di appoggio se non la tesi dei due bertoniani.

Secondo: il costo del buffet (20mila euro) per gli illustri ospiti terrazzati è stato coperto dagli sponsor Assidai (15mila euro) e Medoli (5mila). Lo scandalo è che un cardinale indagato venga intervistato dalle Iene anziché sull'Expo sul "caso terrazza". Dietro al polverone c'è solo il canto del cigno della cricca bertoniana.


PS. Ma i vaticanisti così abili a indagare sul buffet da 20 mila euro pagato dagli sponsor su quale terrazza erano finiti negli anni passati quando Bertone "regalava" 15 milioni dalle casse dello Ior a Ettore Opus Dei Bernabei? Ah saperlo...


2. FRANCESCO CONTRO IL BUFFET DEI VIP, COSTATO 18MILA EURO
Da ‘La Repubblica'

Papa Francesco ha chiesto al sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, di capire chi avesse autorizzato l'evento per vip organizzato sulla terrazza della prefettura degli Affari Economici in occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. È quanto scrive l'Espresso in un articolo pubblicato sul sito e sul giornale in edicola da venerdì.

Secondo il settimanale, Bergoglio avrebbe voluto sapere come fosse stato pagato il buffet, quali fossero gli sponsor, chi avesse mandato gli inviti. Sul banco degli imputati è salito inizialmente il cardinal Giuseppe Versaldi, presidente della prefettura, che ha negato ogni addebito. Versaldi ha allora chiesto ai dirigenti di alcune aziende se fossero state contattate per contribuire economicamente all'evento.

Una delle imprese che ha risposto alla lettera - scrive l ' Espresso - ha detto che è stata Francesca Immacolata Chaouqui a contattarla. «Non ho chiamato nessuna azienda, non ho gestito né parterre né inviti. Ha organizzato tutto la Prefettura», ha risposto invece la Chaouqui.

2. GUERRA SANTA CONTRO IL BUFFET DEI VIP: 18MILA EURO PER SEDIE E PANINI
Emiliano Fittipaldi per ‘espresso.repubblica.it'

Se il papa ripete spesso che «gli ultimi saranno i primi, e i primi ultimi», un mese fa Francesco si è accorto che a Roma più che la parola del Vangelo resta imperante la massima di Giuseppe Gioacchino Belli: «Io so io, e vvoi nun zete un cazzo».
L'amara constatazione l'ha fatta guardando le immagini del sito ‘Dagospia' pubblicate lo scorso 27 aprile.

Nella rubrica "Cafonal", sorta di saggio sociologico sulla classe dirigente dei tempi nostri, il sito immortalava un gruppo di selezionatissimi vip che assistevano alla canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Mentre un milione di fedeli bivaccavano in strada ammassati tra sacchi a pelo, tappetini e bagni chimici, Bruno Vespa e il braccio destro di Renzi Marco Carrai, il presidente dello Ior Ernst von Freyberg e altri 150 fortunati guardavano tutti dall'alto in basso, godendosi lo spettacolo dallo splendido terrazzo del palazzo della Prefettura degli Affari Economici.

Seduti su comode sedie piazzate su palchetti di legno costruiti per l'uopo, manager d'affari, industriali e politici pregavano i papi santi mangiando tartine, bevendo vino e sgranocchiando finger food.

Faceva da anfitrione - hanno raccontato le cronache - Francesca Chaouqui, la giovane lobbista nominata un anno fa da Bergoglio membro della Cosea, la Commissione per il riordino degli uffici economico-amministrativi del Vaticano. Pare che Francesco, però, non abbia giudicato l'iniziativa di buon gusto.

L'assalto dei vip al sacro buffet non sembra troppo coerente con il suo mantra di «una Chiesa povera per i poveri», né ha apprezzato che monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario sia della Cosea sia della Prefettura, abbia distribuito ostie a Vespa e soci da un bicchiere di vetro preso dal catering.

Così ha chiesto al sostituto della Segretaria di Stato Angelo Becciu di capire chi avesse autorizzato la festicciola, come fosse stato pagato il buffet, quali fossero gli sponsor, chi avesse mandato gli inviti. Quando si è scoperto che la cartolina con lo stemma vaticano non era stata spedita dal presidente del dicastero, e che l'happening è costato agli sponsor privati circa 20 mila euro, in Vaticano è scoppiata una gazzarra. La "guerra della terrazza", la chiamano, e - ironie a parte - per i perdenti potrebbe avere conseguenze spiacevoli.

Sul banco degli imputati è salito inizialmente il cardinal Giuseppe Versaldi. Bertoniano di ferro, finito di recente nelle intercettazioni della cricca dell'Expo, è il colpevole perfetto: come presidente della Prefettura degli Affari economici è lui, inoltre, responsabile di chi entra ed esce dal palazzo in Largo del Colonnato. Sentito da Becciu, però, Versaldi ha negato qualsiasi addebito, spiegando di aver detto al suo numero due Vallejo Balda «di non poter autorizzare una Commissione pontificia su cui non ho alcuna giurisdizione», né l'uso della terrazza di cui è competente l'Apsa», cioè l'autorità che amministra il patrimonio della Santa Sede.

L'Apsa non sembra aver rilasciato permessi scritti, ma solo un'autorizzazione verbale da parte del segretario Luigi Mistò. Il suo superiore, il presidente Domenico Calcagno, terrorizzato di finire coinvolto, ha dichiarato di essere completamente all'oscuro dell'intera faccenda. «Non parlo della terrazza, grazie a Dio abbiamo altri problemi», spiega dalla Spagna monsignor Balda, membro del ramo sacerdotale dell'Opus Dei ed economo di fiducia di Francesco, che però lo ha di recente escluso dalla nuova Segreteria per l'Economia, ente che di fatto chiuderà l'esperienza della Commissione referente e ridimensionerà il potere della Prefettura.

Se Balda tace, Versaldi (che con la nuova guardia ha pessimi rapporti) ha invece preso carta e penna, e chiesto formalmente ad alcune aziende se fossero state contattate per contribuire economicamente all'evento: «Egregio», si legge nelle missive che "l'Espresso" ha visionato, «Le sarei grato se potesse darmi qualche riscontro sia circa le persone eventualmente presentatesi a lei sia circa l'importo richiesto e a quale scopo specifico. Come Lei può intendere, si tratta di un fatto grave in cui la Prefettura da me presieduta è stata coinvolta a sua insaputa ed in cui l'immagine della Santa Sede risulta compromessa».

Di sicuro sull'invito "strettamente personale" spedito a nome della Prefettura si leggono i nomi di due sponsor: il fondo sanitario dedicato ai dirigenti Assidai, che ha pagato 13 mila euro per le strutture di legno, e i petrolieri di Medoilgas Italia, che hanno sborsato 5 mila euro per il buffet.

Una delle imprese che ha risposto alla lettera di Versaldi ha detto che è stata proprio Francesca Immacolata Chaouqui a contattarla. E un'altra, a "l'Espresso", ha fatto lo stesso nome. La "Camerlenga" e l'amico Vallejo Balda forse volevano fare bella figura con il parterre d'eccezione?

Oltre Vespa e il potente Carrai, c'erano infatti anche Roberto Arditti dell'Expo, il numero uno delle relazione esterne dell'Eni Leonardo Bellodi, l'amministratore delegato di Price-Waterhouse-Coopers Oliver Galea, quasi tutti i membri laici della Cosea, l'ex direttore del Gr1 Antonio Preziosi, il capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico, Vito Cozzoli. Presente anche Donato Iacovone, ad di Ernst&Young Italia, agenzia per cui è consulente la stessa Chaouqui: la multinazionale americana ha da poco ottenuto l'incarico per effettuare i controlli finanziari allo Ior.

«Questa storia è un'idiozia, il fatto è che ci sono nemici che vogliono screditarmi davanti al Santo Padre. Ero lì solo come membro della commissione. Non ho chiamato nessuna azienda, non ho gestito né parterre né inviti. Ha organizzato tutto la Prefettura», si giustifica la Chaouqui, che ci informa di essere appena uscita dalla residenza del papa a Santa Marta.

«Versaldi dice che non sa niente? Può dire quello che vuole. Io non ho bisogno di fare lobby in Vaticano: quel giorno ho solo pregato, ho preso un drink e me ne sono andata. Io sono concentrata nell'aiutare i più bisognosi, basta vedere le foto sul mio Facebook».

Sarà. Peccato che "l'Espresso" abbia visto, oltre a post Facebook con cui un'ospite (tal Maria Sole De Blasi) ringrazia «la Chaouqui per avermi dato modo oggi di riscoprire forti emozioni», anche alcuni messaggi inviati da Francesca in persona a una delle aziende contattate. Dove si chiedevano un po' di soldi non per gli ultimi, ma per far mangiare i primi.

 

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