PONTIDA SARÀ LA WATERLOO DI SALVINI? NON È DETTO: I “NORDISTI” DELLA LEGA TENTENNANO, IL SEGRETARIO SI BLINDA E FA TRAPELARE AI GIORNALI DI VALUTARE “RAPPRESAGLIE” CONTRO I DISSIDENTI – QUEL CACADUBBI DI ZAIA CONTINUA A “MONITORARE LA SITUAZIONE” MA NON INTERVIENE: PER QUANTO POTRÀ CONTINUARE A FAR FINTA DI NIENTE DOPO LE PAROLE DI ATTILIO FONTANA? ANCHE MASSIMILIANO ROMEO DOPO AVER LANCIATO IL SASSO CON IL LIBRO “FARE LA LEGA, AGENDA PER IL RINNOVAMENTO”, TIRA INDIETRO LA MANO E RIDIMENSIONA L’IPOTESI DI UNA SALVIN-EXIT – L’EX MINISTRO CASTELLI INVECE AGGIUNGE PEPE: “LA LEGA DI SALVINI AL GOVERNO HA DANNEGGIATO IL NORD”
SONDAGGIO,'SALVINI PROMOSSO AL 93% DALLA BASE,MA QUASI UN TERZO PENSA AL DOPO'
(ANSA) - Matteo Salvini fa il pieno tra gli elettori della Lega. Il 93% di chi oggi dichiara di votare per il Carroccio promuove il suo operato da segretario: il 55% lo giudica "molto positivamente" e il 38% "abbastanza positivamente".
I giudizi negativi si fermano invece al 3%. È quanto emerge da un sondaggio di AnalisiPolitica, pubblicato il 2 luglio e rilanciato dalla trasmissione L'Aria che tira, su La7. Il dato segna un netto balzo rispetto al 2024. Due anni fa a promuovere Salvini era complessivamente il 70% degli elettori leghisti, mentre i giudizi negativi arrivavano al 29%.
Maurizio Fugatti Luca Zaia Attilio Fontana Massimiliano Fedriga
Oggi, secondo la rilevazione, quella frattura sembra essersi ricomposta e la base rimasta al Carroccio si stringe attorno al suo segretario. La partita sulla leadership, però, non è del tutto chiusa. Alla domanda se la Lega debba continuare con Salvini o cambiare guida, il 62% degli elettori del partito sceglie ancora l'attuale segretario. Il 21% vorrebbe invece un cambio già in vista delle politiche del 2027 e un altro 10% dopo le elezioni.
Quasi un leghista su tre, dunque, pur in un quadro di forte apprezzamento per Salvini, guarda a una futura successione. Il sondaggio è stato realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, ma il 93% non è calcolato sull'intero campione e si riferisce esclusivamente al sottogruppo degli intervistati che dichiarano oggi di votare Lega. È quindi una fotografia del giudizio dell'attuale elettorato leghista su Salvini, non dell'opinione degli italiani nel loro complesso.
CASTELLI, 'LA LEGA DI SALVINI AL GOVERNO HA DANNEGGIATO IL NORD'
(ANSA) - "La forte critica che il Partito popolare del Nord porta nei confronti di Salvini e del partito Lega-Salvini Premier non è legata a un partito preso né a desiderio di affermazione elettorale, bensì al dato di fatto che adesso sta arrivando agli occhi di tutti: in questi quattro anni di governo di cui la Lega ha fatto parte, essa ha danneggiato il Nord".
Lo afferma Roberto Castelli, ex ministro ed ex esponente del Carroccio, oggi alla guida del Partito popolare del Nord. Castelli parte dall'andamento del Pil, sottolineando che dal 2022 il Mezzogiorno è cresciuto più del Settentrione. Una dinamica che, secondo l'ex ministro, sarebbe stata favorita dalle "fortissime iniezioni di denaro" e dalle politiche finanziarie e infrastrutturali adottate dal governo, a partire dal Pnrr e dalla Zes unica per il Mezzogiorno.
MELONI E SALVINI COME SANDRA E RAIMONDO - ANNETTA BAUSETTI
Nel mirino finisce soprattutto la politica infrastrutturale del ministro Matteo Salvini. Castelli richiama un rapporto della Camera sullo stato di attuazione delle infrastrutture strategiche, sostenendo che per le 15 maggiori opere siano destinati "quasi 62 miliardi per il Sud, poco più di 50 per il Nord", mentre il Centro sarebbe "la Cenerentola della situazione".
L'ex ministro punta il dito anche sulla presenza leghista ai vertici delle strutture che governano le politiche infrastrutturali, citando il viceministro Edoardo Rixi e Alessandro Morelli al Cipess. "Di fatto la Lega occupa manu militari tutto il ministero delle Infrastrutture", sostiene Castelli, che cita anche il Ponte sullo Stretto come "cavallo di battaglia di Salvini".
A pagare questa politica, secondo il leader del Partito Popolare del Nord, sarebbero proprio le regioni settentrionali attraverso il residuo fiscale. "Qui c'è la dimostrazione plastica che la politica che la Lega ha fatto in questo governo non soltanto non ha aiutato il Nord ma l'ha danneggiato pesantemente", conclude.
BORGHI, 'NESSUNA SPACCATURA NELLA LEGA, QUALCUNO FA CASINO E LA STAMPA CI SI BUTTA'
(ANSA) – “Non c'è nessuna spaccatura nella Lega, c'è qualcuno che fa casino e la stampa che ci si butta sperando di danneggiarci". Lo scrive su X il senatore della Lega Claudio Borghi, commentando i numeri di un sondaggio di AnalisiPolitica del 2 luglio, mostrato nel corso della trasmissione L'Aria che tira su La7, secondo cui il 93% degli elettori leghisti promuove Matteo Salvini come segretario del partito, seppur un terzo guardi già alla successione del leader. "Diciamo che vista la fonte non è sospettabile di leghismo ma corrisponde a quello che vedo io", sottolinea Borghi.
SALVINI SI BLINDA E MEDITA RAPPRESAGLIE CONTRO I “RIVOLTOSI”
Estratto dell’articolo di Luca Roberto per www.ilfoglio.it
“Sinceramente, speriamo di risolvere tutto entro Pontida. Altrimenti...”. E’ in questa frase lasciata cadere un po’ così, nel vuoto, da un alto dirigente del partito che si racchiude l’incertezza, il procedere a tentoni, nella Lega.
L’intervista di Attilio Fontana ha scoperchiato malumori ma, al contempo, ha portato i fedelissimi di Salvini a fare quadrato attorno al segretario. Che, da par suo, scansa lo scontro occupandosi, come ha fatto ieri, di “trasporto pubblico per gli studenti”.
Uno scenario plausibile è che a Pontida possa andare in scena una Lega “separata in casa”. Zaia, Fontana e Fedriga potrebbero salire sul palco il 20 settembre e chiedere il congresso. Per questo gli interventi sono ancora in discussione.
[…] Ieri uno degli interventi più “vocali” nell’universo leghista è stato quello del presidente del Veneto Alberto Stefani, che ha sfidato i nordisti (“perché chi polemizza non si è candidato alla segreteria?”, ha detto al Corriere) e che però, raccontano ambienti vicini a Fontana, Zaia, Fugatti e Fedriga, “si sapeva avrebbe preso le difese di Salvini”.
giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse.
Anche in ragione di un dualismo (o quanto meno una discontinuità) oramai sempre più evidente col suo predecessore. Ma una difesa ancor più accorata del segretario è arrivata anche dall’altro Fontana, Lorenzo, presidente della Camera, terza carica dello stato (“ci vuole rispetto per Salvini, ha salvato una Lega data per morta. Si vince uniti”, ha detto al Giornale). Segno che un big è stato mobilitato per cercare di acquietare gli umori. […]
Per quel che riguarda il resto della pattuglia nordista, nulla si muoverà prima di domani, quando Fontana, insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, parteciperà alla Versiliana a un incontro dal titolo “La forza della Lega sono i territori” e in cui dovrebbe rendere più circoscritto il progetto di associazione a cui sta lavorando.
luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana
Ma è proprio sulla natura di questo […] contenitore che potrebbero innescarsi una serie di reazioni nella segreteria. E’ vero che il precedente di Vannacci insegna che la coabitazione all’interno del partito è in linea teorica accettata. Ma esattamente quell’epilogo, la fuoriuscita dal partito, sconsiglia di prenderla troppo alla leggera. Sempre in ambienti leghisti, poi, si fa notare la concordanza tra le parole di Fontana e le posizioni del movimento Patto per il nord, guidato da Paolo Grimoldi, ultimo portavoce di Bossi e in pratica ultimo espulso illustre dal Carroccio.
Della serie: le epurazioni non sono uno scenario così peregrino. Anche se tutto è particolarmente prematuro. Ciò detto, Zaia per ora continua a monitorare la situazione senza alcuna voglia di intervenire direttamente. Cosa che però dovrà fare giocoforza quando la scusa delle ferie estive verrà meno.
Per questo potrebbe, dal palco di Pontida, arrivare a chiedere addirittura un congresso. Ragion per cui ancora si posticipa la decisione su chi prenderà parola dal palco (oltre, ovviamente, al segretario, che chiuderà la kermesse sul pratone).
[…] E gli inviti generalizzati a ritrovare la calma hanno portato pure Romeo, che ha dato alle stampe un libro dal titolo particolarmente tempestivo, “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, a ridimensionare l’ipotesi di sostituire la leadership salviniana: “Mi interessa rilanciare il movimento, non le sfide”.
massimiliano fedriga attilio fontana matteo salvini
Pur non rinunciando a reiterare il senso di fondo del messaggio di Fontana: “C’è la volontà che la Lega torni a riprendere in mano alcuni temi che hanno caratterizzato un po’ la storia della Lega, cercando di attualizzarli. Restiamo una Lega nazionale, nessuno vuole mettere in discussione questo, ma vogliamo rafforzare le identità territoriali, che sono la forza della Lega. In questo libro cerco di portare questo desiderio, questa volontà di rinnovare”. E poi ancora: “Ci siamo imborghesiti. La Lega deve fare la Lega, tornare allo spirito di Bossi”.
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Fatto sta che le apprensioni leghiste emerse in questa seconda metà dell’estate non fanno granché piacere a Giorgia Meloni. E la ragione è presto detta: alla ripresa dei lavori parlamentari molti dossier, a partire dalla legge elettorale, ma anche il pacchetto sicurezza, quello immigrazione, saranno affrontati al Senato. Ovvero il ramo del Parlamento dove risiede la base più nordista e federalista della Lega. […]





