LA PROPAGANDA RUSSA PROSPERA NEL CAOS – A NARVA, CITTÀ ESTONE AL CONFINE CON LA RUSSIA, È STATO CREATO UN PRESUNTO MOVIMENTO PER CREARE UNA REPUBBLICA POPOLARE SEPARATISTA, SULLA FALSARIGA DI QUANTO ACCADUTO NEL DONBASS. L’OPERAZIONE È PARTITA DAI SOCIAL: GRUPPI SU FACEBOOK, CANALI TELEGRAM, MEME. NON È REALE, SI TRATTA DI UN BLITZ IBRIDO DI MOSCA PER VEDERE L’EFFETTO CHE FA. L’IDEA È CREARE CONFUSIONE E TENTARE DI INDEBOLIRE LA COESIONE SOCIALE, IN UNA CITTÀ SPAESATA DALLA GUERRA IN UCRAINA (LA POPOLAZIONE È RUSSOFONA E, FINO AL 2022, GLI SCAMBI CON LA RUSSIA ERANO CONTINUI) E CHE RAPPRESENTA IL POSSIBILE TEST PER UN'INVASIONE IN EUROPA
IL CASO DELLA REPUBBLICA POPOLARE DI NARVA, OPERAZIONE IBRIDA RUSSA
narva, estonia la bandiera russa dall altra parte del fiume ph alessandro berrettoni
(ANSA) - Un gruppo su Facebook, un canale Telegram, qualche meme virale. È stupefacente come sia semplice, per Mosca, creare a volte un polverone dal niente, soprattutto se poi i media - in buona e in cattiva fede - amplificano il caso. Ma insomma.
A Narva, terza città estone per abitanti, situata al confine con la Russia e dove il 90% della popolazione è russofono, sarebbe attivo un movimento per creare una Repubblica Popolare, sulla falsariga di quanto accaduto nel Donbass, e riunirsi alla madrepatria. Peccato che non è vero.
Gli account, creati nel 2025, si attivano all'improvviso a febbraio.
La disinformazione si attiva e circolano persino notizie di disordini a Narva, che è divisa dalla Russia da un fiume e ancora oggi circa 200 persone al giorno attraversano a piedi la frontiera. I servizi d'intelligence estoni indagano immediatamente.
Secondo l'agenzia, l'obiettivo è quello di seminare confusione e indebolire la coesione sociale: "È un modo semplice ed economico per provocare e intimidire". Stando a quanto risulta all'ANSA, l'intelligence estone alla fine non ha individuato legami diretti con gli 007 russi, cosa che viene giudicata positiva. Allo stesso tempo, però, è chiaro che si tratta di un'operazione ibrida "a livelli bassi", forse per attirare l'attenzione dei livelli superiori.
POST DELLA PROPAGANDA RUSSA SULLA REPUBBLICA POPOLARE DI NARVA
Comunque sia, il Cremlino ne ha beneficiato in modo sproporzionato, come prevedono i manuali di psicotronica sovietica.
Se la Repubblica Popolare di Narva non sarà più oggetto di discussione, ne deriveranno due conseguenze entrambe vantaggiose per Mosca: da un lato, coloro che hanno considerato la Repubblica Popolare di Narva come il presagio di una minaccia russa ne usciranno screditati; dall'altro, il loro screditamento getterà dubbi nella mente di molti riguardo all'idea stessa di una minaccia russa.
C'è un dettaglio però alquanto inquietante. Nel libro uscito di recente 'If Russia wins', l'analista tedesco Carlo Masala ipotizza uno scenario in cui Mosca decide di testare l'articolo 5 della Nato proprio a Narva, inscenando prima il classico pretesto di minoranza russa oppressa per poi occupare la città: se la Nato reagisce, può ritirarsi in tutta fretta, se invece decide di non rischiare la guerra con la Russia per una cittadina di 50mila abitanti (comunque russofona) il gioco è fatto.
tre militari russi sconfinano in estonia 2
Insomma, dietro la quasi 'ragazzata' di qualche agente intraprendente potrebbe celarsi molto di più. I servizi estoni sono certi che la Russia non abbia le risorse, ora, per aprire un secondo fronte oltre all'Ucraina. Ciononostante, proprio secondo Masala il caso di Narva "non va preso alla leggera".
ALL’OMBRA DI TALLINN
Estratto dal libro “La Cortina di Vetro”, di Micol Flammini (ed. Mondadori – Strade Blu)
narva, estonia ph alessandro berrettoni
L’idea che la cortina di ferro non sia mai caduta, che si sia soltanto spostata e indietreggiando abbia prodotto un senso di imponderabile instabilità, diventa concreta a Narva, città estone affacciata sulla sponda occidentale del fiume da cui prende il nome, che sfocia nel mar Baltico dopo aver attraversato sia la Russia sia l’Estonia.
È il punto più a oriente della NATO, dove si parla russo, abitano russi e campeggia una statua di Lenin. Narva è un’accozzaglia di simboli, un groviglio di citazioni, un’inquieta stratificazione di dominazioni.
Sembra cercare incessantemente la propria identità, che fatica a manifestarsi tra le sue anime russa, estone, europea e atlantista.
Dall’altra parte del fiume sorge invece Ivangorod, una città che è stata parte della Repubblica socialista estone prima che i sovietici ridisegnassero i confini della loro unione e ora è Russia.
ESTONIA - BUNKER AL CONFINE CON LA RUSSIA
A Narva si trova il castello di Hermann, costruito dagli invasori danesi alla fine del XIII secolo, che, sulla sponda opposta, ha di fronte la sua nemesi: la fortezza voluta dal principe moscovita Ivan III nel 1492.
A unirli c’è un ponte che attraversa il fiume, è fiancheggiato da una recinzione e alle sue estremità ha i due posti di blocco: da qui si entra e si esce dall’Europa, e dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, a questo confine si sono presentati russi e ucraini in fuga.
I russi andavano verso una città in cui avrebbero potuto trovare molti connazionali e si sarebbero sentiti al riparo dal regime del Cremlino, gli ucraini si ritrovavano invece in un mondo abitato dalle stesse persone da cui stavano fuggendo, ma che erano pronte ad accoglierli.
la fila per passare il confine a narva, estonia ph alessandro berrettoni
Fino a quattrocento ucraini al giorno hanno varcato questo confine, dopo aver sostenuto interrogatori interminabili da parte della polizia di frontiera russa, che cercava prove della loro collaborazione con l’esercito di Kiev: un tatuaggio, una chat sul telefono, un post su qualche social o un livido sulla spalla che testimoniasse l’utilizzo di un fucile.
Se non ce n’erano, potevano passare. Chi è riuscito a entrare a Narva ha portato con sé racconti pieni di orrore, un precario senso di salvezza e sentimenti contrastanti nei confronti dei russi.
La città estone di frontiera si è mobilitata, ha organizzato una rete di volontari pronti ad accogliere gli ucraini in fuga formata quasi esclusivamente da russi.
Il giorno in cui l’Ucraina è stata attaccata dall’esercito di Putin, Narva è piombata nel silenzio e nelle settimane successive i suoi abitanti hanno stravolto le proprie abitudini.
Prima erano abituati a recarsi regolarmente a Ivangorod o a San Pietroburgo, che sono molto più vicine di Tallinn, ma ora attraversare il confine non è più così semplice, soprattutto per chi non ha la cittadinanza estone e, con il sistema di visti che si è fatto più rigido, rischia di non poter più tornare a casa.
POST DELLA PROPAGANDA RUSSA SULLA REPUBBLICA POPOLARE DI NARVA
A Narva soltanto il 47 per cento della popolazione è estone, il 36 è russo e gli altri sono apolidi.
Prima dell’invasione, nella città di frontiera si guardavano i programmi di propaganda russi, ora sono stati banditi dal governo di Tallinn e chi non sa l’estone ha un solo canale a disposizione, ETV+, un progetto finanziato dall’Estonia.
A Narva la guerra è però diventata una questione gene- razionale, che si inserisce in un contesto più ampio e in un dibattito che va avanti da quando l’Unione Sovietica ha smesso di esistere. I giovani russi vedono la loro vita accanto agli estoni come qualcosa di complementare e pensano che la guerra di Putin contro l’Ucraina sia una mostruosità.
jet russo sfonda il confine con l estonia
Si sentono russi senza però vivere la loro identità in antitesi con il resto del paese, capovolgendo il senso di rivalsa che invece appartiene ai più anziani, che si rifiutano di imparare l’estone, prerequisito essenziale per ottenere la cittadinanza, continuano a vivere la fine dell’URSS come un’ingiustizia e riguardo alla guerra credono sia stata la NATO a non lasciare altra scelta al Cremlino se non attaccare l’Ucraina.
Ma alla domanda se vorrebbero andare a vivere in Russia o se invece desidererebbero che Narva finisse dentro i confini di Mosca, la risposta è sempre la stessa: no, si sta meglio qui.
E non è difficile capire perché: Narva e Ivangorod si guardano negli occhi, come uno specchio deformante, sono, l’una per l’altra, il simbolo di quello che sarebbe potuto succedere se i confini fossero stati disegnati in modo diverso.
L’Estonia, per marcare la differenza con la Russia, si è impegnata molto e sul lungofiume sotto al castello di Hermann è stata costruita una bella e ben curata strada pedonale, con panchine, alberi e tavoli attrezzati con scacchiere. È stata finanziata dall’Unione europea ed è stata denominata «passeggiata Europa».
Dall’altra parte, sotto la fortezza di Ivangorod, il lungofiume che costeggia il Narva è sciatto e manti di cemento sconnesso interrompono saltuariamente la vegetazione lasciata crescere senza la minima cura.
Le due sponde sono talmente vicine che per comunicare da una parte all’altra basterebbe alzare un po’ la voce e per osservare meglio come appare diversa la vita sulla riva russa del fiume, l’amministrazione comunale di Narva ha anche messo dei cannocchiali, stimolando una sorta di voyeurismo nazionalistico che porti gli abitanti a pensare che mai e poi mai varcherebbero il confine per restarci, né mai e poi mai vorrebbero che l’esercito russo invadesse l’Estonia.
il confine tra estonia e russia a narva, estonia ph alessandro berrettoni
Al di là della passeggiata Europa, però, Narva appare più povera e dimessa rispetto alle altre città estoni, è la terza in ordine di grandezza, eppure sembra intrappolata in un’aura postsovietica della quale non riesce a liberarsi, proprio come la lettone Daugavpils.
Ma Narva sembra ancora più ferita e stanca. Per riscattarla dai nazisti, i sovietici la distrussero con bombardamenti a tappeto e non finirono mai di ricostruirla per davvero: la trasformarono in un importante centro industriale, in cui convinsero i russi a trasferir- si dietro alla promessa, mantenuta, di stipendi più alti.
La sua tradizione produttiva era iniziata già a fine Ottocento, erano stati i tedeschi del Baltico a renderla un centro dell’industria tessile e l’Unione Sovietica ne mantenne la tradizione.
Dopo essere stata per secoli un polo economicamente vivace, negli ultimi anni ha visto le sue fabbriche chiudere una dietro l’altra, e oggi molti di questi edifici sono rude- ri abbandonati, casermoni in attesa di una nuova vita che non arriva, e in questo vuoto i russi di Narva sentono tutta la contraddizione di essere l’avamposto della NATO e la periferia dell’Estonia.
Nostalgia e paranoia hanno spesso modellato le relazioni tra gli estoni e i russi, che hanno combattuto le loro battaglie interne al paese sfidandosi sulla conservazione o l’abbattimento dei monumenti.
Narva è stata un campo di battaglia importante, in cui i sovietici avevano rimosso tutti i memoriali che gli estoni avevano eretto dopo la prima guerra mondiale per rimpiazzarli con le immagini di Lenin, di Marx e degli eroi della Rivoluzione d’ottobre.
Caduta l’URSS, la statua di Lenin che si trovava in centro venne rimossa, ma i cittadini di Narva protestarono a tal punto che venne ricollocata vicino al castello.
Nella città di confine rimaneva anche un carro armato dell’Armata Rossa, dove i russi an- davano a deporre i loro fiori il 9 maggio. Era un luogo del ricordo che per molti aveva a che fare più con le loro sto- rie di famiglia che con il rapporto con Mosca e, sebbene ne fosse stata chiesta la rimozione da molto tempo, erano proprio le autorità locali estoni a opporsi: ritenevano che togliere il carro armato sarebbe stato un inutile sgarbo verso i cittadini russi di Narva.
caccia russo su 35 inseguito da un mig polacco
Dopo l’attacco contro l’Ucraina, l’ordine per la rimozione è venuto direttamente dal governo e nessuno si è più potuto opporre all’arrivo del camion militare che lo ha trasportato fino al museo della guerra di Viimsi.
A Narva, dove non c’era stata nessuna manifestazione a favore del Cremlino, la rimozione è stata accolta come un’offesa e un sintomo della diffidenza che avvelena i rapporti tra il governo e la sua città più a oriente.
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